Jurka e i suoi figli

By margherita, April 30, 2008 9:50 am

Da un orso bruno, comunque, partiamo. Anzi, da una famiglia di orsi. E’ una brutta storia triste, ma significativa. Come saprete la sera del 14 aprile, mentre in Italia si votava, in barba alla Convenzione di Berna che protegge numerose specie fra cui questa, lo svizzero Cantone dei Grigioni ha abbattuto a fucilate il plantigrade JJ3, tacciato di essere animale problematico e pericoloso. Era nato nel Parco dell’Adamello Brenta grazie al progetto di ripopolamento Life Ursus, sconfinando in territorio elvetico l’estate scorsa. Per rivelarsi, a detta delle autorità locali, poco timoroso dell’uomo e artefice di danni a pollai e arnie. Proprio come suo fratello JJ1, ucciso in Baviera nel giugno 2006. Entrambi figli di Jurka (come pure JJ2, sparito nel 2005 a probabile opera dei bracconieri: la doppia J sta a indicare l’iniziale della madre e quella del padre Joze, di carattere più schivo) importata dalla Slovenia e rea di aver insegnato ai cuccioli che l’onnipresenza dell’uomo comporta cibo. Catturata, sterilizzata, imprigionata per due anni in un vergognoso recinto di 1.500 metri quadrati e di recente trasferita in un alloggio un po’ migliore, ma che non raggiunge l’ettaro di estensione, Jurka è stata punita per aver fatto ciò che in teoria ci si aspettava da lei: comportarsi da orso. Per la sua prole, accusata di aver guastato alveari ma di fatto invisa ai cacciatori, si è stabilita la morte. Nell’inerzia assoluta delle nostre autorità e nel colpevole silenzio del Trentino e dell’Adamello Brenta, responsabili di reintroduzioni finanziate dall’Europa e assai mal gestite.

Di Jurka e dei suoi figli, bandiera degli animali senza più patria a causa dell’inettitudine e della superficialità umana, si racconta diffusamente nel documentatissimo Blog dell’Orso Bruno.

In ricordo di JJ3 invece, martedì 6 maggio si manifesterà a Roma, alle 11 del mattino, davanti all’Ambasciata Svizzera. Il raduno è organizzato da Animalisti Italiani, Enpa-Ente Nazionale Protezione Animali e No alla Caccia. I partecipanti saranno vestiti di nero e terranno in mano ceri accesi, come segno di memoria e di protesta.

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