Dead horses walking
Roma ha un nuovo sindaco, Gianni Alemanno, che dovrà affrontare emergenze complesse e prestare ascolto a innumerevoli segnalazioni. Nel desiderio di dar voce a chi non ne ha affatto, ovvero gli animali, non sono pochi i punti da ricordare, dallo scandaloso Bioparco, ai canili, alla scomparsa di una quantità stupefacente di cani e gatti: avremo modo di parlarne. Ma c’è una questione, trascurata persino dalle migliori associazioni animaliste, che una volta per tutte dovrebbe essere risolta. Riguarda i cavalli condannati a morte che lungo le vie del centro cittadino trascinano le cosiddette botticelle, ovvero le carrozze utilizzate da qualche turista per un giro panoramico. Ebbene, tale simbolo dell’accoglienza capitolina è nella sostanza assai sinistro. Difatti gli equini in questione sono perlopiù trottatori dismessi, acquistati dai vetturini sulla via del macello, sfruttati poi per tutti gli anni disponibili, infine rivenduti al mattatoio per poter comprare un nuovo esemplare con il ricavato della loro carne. Le vetture cui vengono attaccati sono obsolete e pesantissime, concepite in origine per cavalli da tiro, ben più robusti degli odierni trotter, i quali si ritrovano inoltre a faticare in mezzo a traffico, inquinamento e confusione che una volta non esistevano. Alloggiati dal Comune nell’ex-Mattatoio, godono di ricoveri bui, umidi, adiacenti al fracasso del Villaggio Globale, circondati dagli accampamenti dei senzatetto in una landa di siringhe e sporcizia, privi della possibilità di trascorrere un singolo minuto della vita liberi in un recinto all’aria aperta. I vetturini hanno il divieto di trottare e l’obbligo di concedere agli animali pause di quiete e ombra, ma se ne infischiano. E i vigili rimangono inerti, sostenendo di non poter multare le botticelle poiché dotate di targhe anomale.
Negli anni 90, in seguito all’uscita del film “Nestore, l’ultima corsa” girato in toni commossi sull’argomento da Alberto Sordi, l’allora sindaco Francesco Rutelli promise ufficialmente che avrebbe perlomeno provveduto a realizzare un pensionato per i quadrupedi capitolini, a conclusione della loro grama attività. Sordi morì, Rutelli dimenticò. Qualche stagione dopo, fu il Sindaco di Valmontone a recuperare il progetto, raccogliendo lodi. Ma trovò più economico ospitare i cavalli anziani in un’area incustodita, cosicché i primi arrivati furono portati via dai mercanti clandestini di carne e l’iniziativa naufragò.
La verità è che da parte di una città civile, di una grande capitale, di un sindaco illuminato, ci si aspetterebbe di veder dismettere un servizio anacronistico, che non offre buona pubblicità a nessuno. Quale immagine di Roma può riflettersi in quei cavalli stanchi, sudati, magri, malandati e sofferenti, che ansimano fra i fumi delle automobili? I vetturini di ruolo oggi sono circa 43, alcuni così anziani che non potrebbero nemmeno esercitare il mestiere di autisti. Le loro licenze si tramandano di padre in figlio e con ogni probabilità verrebbe accolta con favore l’ipotesi di vederle trasformate in autorizzazioni professionali differenti e più moderne. I cavalli in servizio sono più o meno 80. Con l’aiuto delle istituzioni, del Dipartimento per la Tutela del Cavallo della Federazione Italiana Sport Equestri e delle associazioni animaliste, non sarebbe difficile trovare per loro un luogo protetto dove trascorrere in pace la vecchiaia. E poi, basta.
Con una semplice delibera, il nuovo sindaco potrebbe ottenere che non circolino più condannati a morte attaccati ai carri, per le vie della nostra Capitale.