Fumo negli occhi

By margherita, May 5, 2008 7:22 pm

Il rilievo, l’accento che i media attribuiscono a questa o quella notizia, ha un ruolo tutt’altro che secondario riguardo la divulgazione della medesima. Il clamore, la reiterazione, la prima pagina, non mancano di attrarre la nostra attenzione. Non sempre, tuttavia, quanto ci viene ripetuto con insistenza è il nocciolo della questione, o l’unico punto. A guardar bene, notiamo quanto spesso certe informazioni importanti vengano riportate sottovoce, mentre altre sono addirittura taciute.

Vi faccio un esempio che non vuole certo stabilire una graduatoria di gravità e orrore. Però: abbiamo tutti letto o ascoltato la terribile disavventura della ragazza africana stuprata e accoltellata a Roma, in zona La Storta, la notte fra il 17 e il 18 aprile. In tempi di ballottaggio politico fra i due candidati sindaco della Capitale, la sinistra aggressione ha rilanciato a tinte forti il dibattito sull’insicurezza e l’immigrazione clandestina. Una questione grave e pressante, che tuttavia, com’è ovvio, va affrontata con calma e fermezza alle radici, con un sostanziale lavoro sul territorio, sull’applicazione delle leggi, su cultura e coscienza (molto interessanti, a tale proposito, le riflessioni proposte dall’Archivio Disarmo). Non certo alzando i toni a volume pubblicitario.

A scorrere i giornali di qualche settimana addietro, per dirne una, troviamo riportato in sordina un episodio, sempre romano, che non ha nulla da invidiare a quello de La Storta. Solo, si è verificato in un momento in cui non era particolarmente utile a nessuno sottolinearlo. Non tutti, infatti, avrete presente che il pomeriggio di Pasqua due ragazzi indiani si sono persi in zona Portuense e hanno avuto la sfortuna di incontrare un gruppetto di romeni armati di coltelli, che li hanno costretti a seguirli in una baracca. Qui, dopo averli percossi a sangue con spranghe di ferro e derubati di denaro e telefoni cellulari, per tutta la notte li hanno violentati e costretti a compiere atti sessuali, divertendosi nel frattempo a seviziarli con scosse elettriche, grazie a un allaccio della corrente ottenuto manomettendo una cabina dell’Acea. Al mattino, rilasciandoli pesti e sanguinanti, li hanno minacciati di morte se avessero riferito l’accaduto a qualcuno. Gli indiani, coraggiosi, si sono invece recati al comando dei Carabinieri di Ostia, che hanno catturato i torturatori, sul momento rinchiusi nel carcere di Regina Coeli. Poi chissà.

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