Tradizioni
Troppo spesso, per giustificare usanze barbariche, si invoca la tradizione. Le botticelle trascinate da macilenti cavalli condannati a sofferenze e morte per le vie di Roma, sono tradizionali. I palii di provincia in cui altri equini si spezzano i garretti sull’asfalto sono tradizionali. La palombella che viene sparata dentro un cilindro contro il Duomo di Orvieto, la corrida nei paesi ispanici, la medicina orientale fatta di genitali di cane o tigre, l’usanza cinese di scuoiare vivi cani e gatti prima di mangiarli, il secolare abete tagliato, offerto al Papa e lasciato morire ogni Natale in Piazza san Pietro, sono tradizionali. Anche la schiavitù era tradizionale, e lo era castrare bambini (fino all’inizio del secolo scorso) affinché pure da adulti potessero elevare a Dio cori immacolati. Gli uomini hanno saputo ribellarsi. Gli animali non possono: forse, almeno quelli chiusi negli allevamenti intensivi, non riusciranno a salvarsi ma ci faranno ammalare.
Il fatto che un’abitudine sia tradizionale, non significa che sia buona, o perseguibile attraverso il tempo. Cambiano le condizioni, cambia la mentalità , cambia il mondo. E anche noi e la nostra coscienza dovremmo cambiare. Comprendendo che dietro la parola “tradizione” abitano spesso interessi economici molto discutibili, pigrizia, sciatteria, crudele superficialità . Non basta dire “è vero”, “che orrore”, “non posso pensarci”. Pensiamoci assolutamente, comportiamoci di conseguenza, esprimiamo il nostro dissenso, per piacere.