Libertà possibile

By margherita, January 26, 2009 12:39 am

Troppo spesso, a dispetto delle migliori intenzioni, quanto noi stessi abbiamo costruito ci impedisce di tornare davvero indietro.

Siete entrati in possesso di un terreno vicino Roma. Il contadino che ve l’ha venduto sta sbaraccando il pollaio. Assieme alle galline, che porta via con sé, tiene un grande, stupendo piccione bianco. “E lui?” domandate. L’uomo vi spiega che si tratta del superstite di una coppia destinata a riprodursi, con destinazione ultima di carattere alimentare. Ma la femmina è morta, e lui, per una ragione o per l’altra, non è stato mangiato. Forse proprio perché è così bello.

Chiedete allora al contadino cosa intenda farne ed egli si persuade, ora che la gabbia è smontata, a liberarlo. L’istante in cui l’uccello, per la prima volta da quando è nato, apre le ali e vola, non può essere sciupato nemmeno da quello successivo, in cui l’echeggiare di spari vi ricorda che la stagione di caccia è ancora aperta. Immacolato e visibile, il piccione guarda rapito il mondo da un albero che sovrasta i resti del pollaio dove ha consumato le sue uniche esperienze di vita.

Da quel momento non fate che pensare a lui e al possibile errore commesso, lasciando mangime nei paraggi e sperando che non si allontani. Per una settimana si comporta con prudente entusiasmo, poi lo stesso contadino lo ritrova confuso e insanguinato.

Per fortuna la ferita non è grave, per fortuna a Roma esiste il Centro di recupero fauna selvatica della Lipu in Via Aldrovandi 2, dove sarà curato e poi accolto in modo permanente, assieme ai suoi simili, in una spaziosa voliera. Per lui, allevato dall’uomo e scampato al piatto, è la massima aspirazione di libertà.

Lo scrittore Giuseppe Lentini ci fa omaggio di questo suo bel racconto

By margherita, January 25, 2009 9:36 pm

- S e s t o S e n s o -

racconto di Giuseppe Lentini

In principio la sua era una piccola casa e un laghetto. Poi venne il giorno in cui decise di piantare anche un alberello in giardino. Si trattò d’un ginepro, alto appena trenta centimetri o poco meno. Cominciò così questa storia; lui era Renato.
Quello che diceva essere un giardino era una fettuccia di terra che per lui era “il giardino”. La sua casa s’affacciava sul laghetto “Margherita”, fino a quando non posero fra di essa e la riva un serpentone di mattoni e cemento. Una cosa lunga lunga e bassa, che veniva chiamata “palazzo” solo perché dentro vi erano ricavate delle minuscole abitazioni. Prima del serpentone si vedeva la campagna e, appunto, il laghetto dove Renato faceva solitarie passeggiate e altrettanto solitari e inutili tentativi di pescarvi pesce.
Quell’indebita edificazione sembrava proprio un grosso rettile strisciante lungo il margine dell’acqua. Una costruzione finita in men che non si dica, con la rapidità di quando si ha il timore d’un ribaltamento del consiglio comunale che l’ha autorizzata e la conseguente nomina di un altro sindaco forse meno accondiscendente.
Una volta privata del panorama lacustre che vi era sempre stato, la casa di Renato si
svilì come un vestito smesso. Ma egli si intestardì a indossarlo ugualmente e, per mostrare a sé stesso la propria potestà, piantò quel piccolo ginepro proprio di fronte al rettile invasore. Una volta cresciuto, pensò, gli avrebbe almeno in parte coperto la vista di quel dirimpettaio indesiderato.

Passarono sei mesi o poco meno, ma il ginepro non era cresciuto affatto. Il rammarico di Renato era grande: ne aveva avuto ogni cura, l’aveva annaffiato ogni sera, aveva comprato il concime e glielo aveva dosato a settimane alterne. A lui era parso di far bene, come le mamme che cibano di pappe e vitamine i loro bimbi, talvolta esagerando, per farli crescere più alla svelta. Perché non avrebbe dovuto funzionare anche col ginepro? Se l’era dunque aspettato due o tre centimetri più alto, invece niente. Gli suonava come un tradimento.
” Che sia un ginepro nano?” – si domandò un giorno. E perché non ci fossero
equivoci glielo domandò chiaramente: come Dio comanda? >. Ma quello rimase muto, come era giusto che fosse.
Poi venne la mattina in cui accadde il fatto: gli parve di vedere che il ginepro
lo stesse osservando con aria un po’ seccata e sguardo arcigno. Gli si avvicinò
e, non si seppe come, si sentì invitare a piegarsi per arrivargli accanto con
l’orecchio. Non ci crederà nessuno: Renato sentì il ginepro parlare. < Non sono
nano > disse. Dopo più niente.
Aveva parlato con una vocina come un ticchettìo sillabato, non una voce vera.
Sbalordito e incredulo Renato provò a stimolarlo: < Sei un albero o l'anima di
qualcheduno? … come mai parli se sei soltanto un vegetale? >. Ma l’alberello
tacque indifferente e alla fine l’altro si diede del babbeo: < Un albero che parla?
Dove si è mai sentito? Nelle favole, forse, ma nella vita reale? A dirlo in giro mi
darebbero del matto >. E bofonchiando, bofonchiando se ne andò per le sue.

- 1 -
Ma il fatto tornò a ripetersi dopo alcuni giorni, senza che se l’aspettasse. Accadde di sera. Tornato dai suoi giri, Renato aveva parcheggiato l’auto in giardino, come soleva fare. Stava giusto raccattando i suoi giornali e le cose che si portava appresso nelle girovagate sue usuali, quando l’attenzione gli cadde verso l’alberello mentre questo gli faceva segno di avvicinarsi muovendo un rametto dei suoi, proprio come facciamo noi agitando il braccio per chiamare qualcuno. Gli si avvicinò, quindi, e gli si chinò accanto porgendogli l’orecchio. < Renatino … > gli disse l’alberello.
A sentirsi chiamare per nome, financo col vezzeggiativo, Renato si sentì inebetire. Stordito e incredulo, gli si accostò più dappresso per assicurarsi di non aver sognato, ma sperando d’averlo fatto, quando il ginepro ripeté a dire: < Renatino >, con un fil di voce, anzi con un tenue scoppiettìo simile al tremulo scintillìo che talvolta si avverte nel telefono a filo.
Renato stentava a credere quello che gli stava capitando e si sforzò di supporre che si stesse trovando nel suo letto in preda a un sogno inconsueto. Sotto questa suggestione si sdraiò per terra, stese le gambe, tese l’orecchio e proprio in questa posizione udì meglio il seguito del discorso del ginepro: < Non è colpa mia se non cresco come vorresti tu. Devi avere pazienza, mi sto ambientando, ci vuole tempo. Per noi ginepri il tempo è diverso, fai conto che un mese dei tuoi per gli alberi equivale a un giorno e anche meno >.
< Di questo passo morirò assai prima di vederti coprire la vista del serpentone > gli
rispose Renato. < Ma io non potrò mai nasconderti il serpentone - rispose l'alberello -
non crescerò mai tanto: mi hanno fatto bonsai e non so farci niente >.
A quella confessione Renato si sentì vittima di un sopruso: vide stuprata quella che riteneva la legittima aspirazione a vendicarsi del vituperato serpentone. < Bonsai, bonsai - ripeté a sé stesso - mi hanno dato un bonsai, che ci potrò mai fare con un albero nano? >.

Trascorsero settimane senza che il piccolo ginepro potesse più parlare con Renato; questi, infatti, aveva accuratamente evitato ogni contatto col giardino. In quanto all’albero, non l’innaffiava più,
Qualcosa tuttavia andava agitandoglisi dentro, qualcosa che prima era stata rabbia, livore, astio mordace senza sapere bene verso chi, né verso dove. Poi cominciò lentamente a fargli capolino nella testa la ragione e presto lo rapì una malinconia a cui aveva fatto da battistrada la conclamata sua solitudine, della cui desolazione aveva sempre riso, ma che ora gli veniva a maturare malamente. E venne una sera piena di suggestione in cui stava al balcone con la mente adagiata fra le stelle e gli occhi che affogavano in un pianto incontinente.
Decise infine di scendere in giardino a parlare con “lui”, cosciente ormai che questi era divenuto incontestabilmente suo amico, l’unico che avesse.
< Ginepro > gli disse < posso chiamarti Ginepro? >
< E' questo il nome che mi avete dato voi umani.> gli rispose l’altro.
L’albero aveva pronunciato “umani” come se avesse detto “nani”, osservò Renato. Ma forse era stato solo un difetto di pronuncia, osservò ancora. < Ginepro, scusami per quel che ho detto, sono stato un somaro; ma cerca di capirmi: ero contrariato dal saperti così piccolo senza alcun rimedio; mi sono sentito vinto. >
< Si é piccoli se ci si raffronta alle apparenze. Pensi che io sia piccolo? Ma, io sono la foresta, questa rosa accanto a me è tutti i fiori, tu sei tutti gli uomini e insieme siamo la terra. Capisci? Noi siamo la terra! E la terra è l'universo intero, il mistero, ciò che chiamate Dio. Che sarà mai quel serpentone fatto di pietre, inerte? >
< Se nasco un'altra volta …. > disse allora Renato.

- 2 -

Non potei sentire il resto della frase, perché la disse in un linguaggio che potevano capire soltanto lui e Ginepro. Lo lasciai in quella posa, non potevo più udirlo, parlava con i suoni del suo sesto senso, potevano capirlo soltanto le piante e le persone eccezionali. Cosa che io non sono.

Da quella sera Renato rimase a dormire sempre lì in giardino. Ne parlarono i giornali e le televisioni, vennero da altrove gli scienziati che studiavano le piante e che avevano già scoperto che esse provano emozioni. Ma senza sapere quali.
Alcuni, venuti dall’Irlanda, studiavano di convertire i segnali chimici dei fiori, come gli odori, in segnali digitali capaci di comunicare con noi uomini. Osservarono a lungo il gineprino e Renato, ma senza capirci niente.
Se vi fosse andato un poeta avrebbe capito che Renato ha un sesto senso nel cuore, racchiuso nelle parole di Ginepro: “Io sono la foresta, questa rosa accanto a me è tutti i fiori ……..”
Non sarebbe stato il solo, l’aveva già capito Neruda quando scrisse:

“questa foglia sono tutte le foglie, / questo fiore sono tutti i petali
e una menzogna è l’abbondanza. / Perché ogni frutto é lo stesso,
gli alberi sono uno solo / ed é un solo fiore la terra”.

Poi venne Natale e il giardino si coprì di neve. Il ginepro era tutto illuminato di candeline bianche, rosse e celesti. Accanto era sorta una capannina che prima non c’era stata, fatta di paglia e sterpi; sembrava la stalla di Gesù bambino.
Dentro vi giaceva Renato, tutto imbacuccato in un montone. Dormiva beato nonostante il freddo acuto. Sembrava un bambino. Forse lo era. Gli rimasi accanto non so per quanto tempo ed egli era sempre lì, senza essersi mai spostato.

Conobbi Renato, e fu per caso, proprio in quei giorni in cui si seppe la sua cosa. Voi mi conoscete adesso ed è per caso. Ma il caso non esiste: tutto è collocato a bella posta con uno scopo preciso. Per aiutarci l’un l’altro, per aiutarmi a capire se è vero quel che dico. Se sì, cerchiamo insieme di stimolare il senso per il creato, a parlare con le piante e con tutte le creature che non capiscono il nostro linguaggio banale.
Forse mentre tento di farlo già lo faccio, forse anche voi già lo fate.
E non crediate che sia soltanto una favola di Natale: si può fare.

——————————————————— fine

” nella prossima vita, che io possa non rinascere umano ma albero,
un pino che canta fra il cielo e la terra ” (Nguyen Cong Tru)

BOTTICELLE: Alemanno manterrà le promesse?

By margherita, January 21, 2009 12:36 pm

Più o meno dovremmo esserci. Il sindaco Alemanno manterrà quanto promesso al tavolo convocato più di un mese fa in merito alla questione botticelle?

Incaricò allora il sottosegretario alla Salute Francesca Martini di creare un gruppo di lavoro per mettere insieme una serie di valutazioni tecniche in grado di aiutarlo a produrre un giudizio finale, ma disse anche che, prima di esprimersi, avrebbe senz’altro incontrato di nuovo le associazioni animaliste, sostenitrici del punto centrale dell’intera questione.

Una valutazione che infatti non compete ad alcun veterinario o urbanista, ma rappresenta il cuore del problema, e riguarda il benessere, in questo caso il malessere, dei cavalli considerato da un punto di vista etologico, empatico e morale.

Di certo, se il Sindaco è uomo di parola, prima di trarre le proprie conclusioni ascolterà come annunciato anche questa fondamentale elaborazione.

Pipistrelli

By margherita, January 15, 2009 10:45 pm

Estate 2000: Andrea Brutti, oggi consulente per la fauna selvatica dell’Enpa, è responsabile del centro Lipu a Villa Borghese e si trova ad accogliere due signore eleganti. La prima gli porge una scatola, l’amica rimane distante. Andrea non fa in tempo a sollevare il coperchio che una fa un balzo indietro, l’altra s’inginocchia a terra gridando “no!” e coprendosi il capo con la giacca. Sul cartone, il pericoloso ospite non fa una piega. Si tratta di un cucciolo di pipistrello, probabilmente orfano. Grazie alle esperienze maturate dal 1996, anno di apertura del centro, le sue probabilità di sopravvivere si sono triplicate.

Oggi la mortalità dei piccoli è davvero bassa, ma la gente continua a credere che questi mammiferi volanti capaci di percepire un capello a cento metri di distanza grazie al proprio ecoradar, attenti a evitare l’uomo – avvertito come possibile predatore – cadano sulla testa delle persone e vi rimangano impigliati. Pochi sanno invece che queste creature notturne, associate a streghe e demoni da obsoleta iconologia, si nutrono principalmente di zanzare. Un solo pipistrello può mangiarne fino a duemila e sera: infinitamente più efficace, ecologico, economico della disinfestazione chimica. Un tempo Roma, ricca di alberi, rovine e anfratti, era luogo ideale per questi animali.

Adesso, ci ricorda Brutti, fra la distruzione del verde, l’inquinamento, la cementificazione e qualche caso di scortesia umana, i nostri preziosi pipistrelli sono in difficoltà. Da dicembre a marzo molti di loro sono in letargo, nelle cavità degli alberi e dei palazzi. Murarli, ma anche – tagliando alberi o ristrutturando senza cura – svegliarli con il freddo e senza sufficienti riserve di grasso, significa ucciderli. Per aiutarli pensando all’anno prossimo potete costruire delle bat-box. Esaurienti istruzioni in rete sotto la voce “un pipistrello per amico”.

Devil

By margherita, January 10, 2009 9:25 pm

Devil è un rottweiler molto anziano, ha undici anni, ed è accusato di aver ucciso un uomo, il 10 novembre scorso. Le terribili emozioni del momento avrebbero condotto alla sua soppressione immediata, se non fosse stato per l’intervento di Paolo Migliaccio, coordinatore della Lega antivivisezione in Abruzzo, e di una catena di attivisti capaci di raccogliere per lui oltre 4mila firme.

Ieri Devil è stato consegnato dalla Asl di Chieti a Carla Rocchi, presidente dell’Ente nazionale protezione animali, che lo ha preso in adozione permanente. Per la sua salvezza si è espressa persino il sottosegretario alla Salute Francesca Martini, sostenitrice dell’abolizione delle liste nere delle razze pericolose in favore della responsabilità dei proprietari.
“Ho letto di Devil e dopo aver parlato con gli amici della Lav ho subito contattato il canile che lo ha in custodia, offrendo la nostra disponibilità ad accoglierlo presso un centro di recupero,” spiega la Rocchi. “E’ assurdo applicare agli animali i nostri criteri morali, non esistono cani cattivi. Ringrazio i proprietari e l’Asl per avercelo ceduto, Devil avrà con noi una seconda occasione.”

Di fatto, cosa sia esattamente successo quella mattina fuori dalla villa di Sambuceto, frazione di San Giovanni Teatino in provincia di Chieti, dove Rinaldo Di Donato, proprietario di un colorificio, abita con la famiglia, nessuno lo sa. Lì Gabriele Ferri, 61 anni, dipendente della ditta, svolge qualche lavoretto di giardinaggio; Devil lo conosce. Quando Ferri viene trovato morto con ferite alla testa e al volto, il vecchio cane è accanto a lui. Lo portano al canile e i padroni, sotto choc, ne autorizzano l’abbattimento.

“Abbiamo ricordato appena in tempo al veterinario Asl che una procedura sommaria non avrebbe aiutato nessuno,” racconta Migliaccio. “Per sopprimere un cane, tra l’altro, la pericolosità va riscontrata durante un periodo di osservazione”. Chiesto alla magistratura di porre Devil sotto sequestro, la Lav invita a ragionare e a non cadere nei cliché col rischio di suscitare psicosi: “Credo che la ricerca della verità sia anzitutto un segno di rispetto verso la vittima. Sul corpo è stata eseguita un’autopsia, i cui risultati fanno parte di un’inchiesta penale,” prosegue Migliaccio. Fra le ipotesi, alcuni suggeriscono che Ferri abbia avuto un malore e il cane abbia tentato di smuoverlo: “Possibile, ma non compete a noi trarre simili conclusioni.”

Per Devil, in due mesi sul sindaco di San Giovanni Teatino, su quello di Chieti e sulla Asl piovono lettere; il web s’infiamma. Una settimana fa le autorità ne firmano il dissequestro, e i proprietari la rinuncia al possesso. Oltre all’Enpa si offre di adottarlo anche la piccola e validissima associazione Vita da Cani. Ma è stata Carla Rocchi a portarlo via, senza flash e con destinazione riservata, verso la sua nuova possibilità.

Ricordi a Villa Strohl-fern

By margherita, January 6, 2009 4:11 pm

Entrando a Villa Borghese da via Pinciana, due cartelli marmorei intitolano rispettivamente un tratto di viale e uno slargo a Antonello e Francesco Trombadori. Al figlio giornalista, politico, estroverso, l’ingresso. Più nascosta la lapide paterna, nello stile di un pittore che con identica passione vendette quadri al Re e ai bidelli delle scuole dove seguitò a insegnare disegno ai ragazzini, rifiutando titoli accademici. La stessa moglie apprese di un cavalierato riordinando i cassetti.

Ma attraversiamo il Parco e arriviamo a Villa Strohl-fern. Fra quelle mura, vincolato dal Ministero dei Beni Culturali con quadri e arredi, è rimasto intatto lo studio in cui dal 1920 fino alla scomparsa nel 1961, l’importante artista siracusano visse e dipinse. Non solo. Qui, su appuntamento (339.2036276) e a titolo gratuito, Donatella Trombadori, secondogenita di Francesco e custode di opere e memorie, nonché presidente dell’Associazione Amici di Villa Strohl-fern, accoglie fino venti visitatori alla volta per raccontare della straordinaria compagine che abitò nel grande giardino romantico e un po’ esoterico di un mecenate alsaziano innamorato della natura, della cultura, del bello.

Lavandaie friulane immersero nel fontanone i panni di Carlo Levi e Ludovico Bragaglia; d’estate l’uomo del ghiaccio passava a refrigerare chi poteva pagare. Qui, Arturo Martini scolpì la Donna al Sole e Ercole Drei la stele Il Lavoro dei Campi oggi all’Eur. Ascoltare simile testimonianza è un incomparabile lusso. Bambina, Donatella Trombadori vide il pittore dalmata Giuseppe Lallich curare fiori di mille consistenze e colori, e ad occhi chiusi ci fa ancora immaginare i lucernai rivolti a nord.

Petizione di Animal Liberation dopo il sequestro dell’allevamento lager di Osteria Ravenna

By margherita, January 4, 2009 12:39 am

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Allevamento lager ad Osteria (Ra) di Giorgio Guberti
per firmare e/o commentare questa petizione clicca qui

Al Sindaco di Ravenna
Fabrizio Matteucci

Alla ASL di Ravenna

Ai Volontari Animalisti

Presso la località di Osteria, comune di Ravenna, è situato l’allevamento del veterinario Giorgio Guberti, che alleva pointer da vari decenni.

Il metodo che utilizza questo personaggio è quello della “selezione naturale”, ovvero non garantire agli animali alcun tipo di sostentamento (nè cibo nè acqua) in modo che sopravvivano solo gli animali più forti.

Sono presenti oltre 200 cani, tutti scheletrici e terrorizzati. Sono tutti infestati di parassiti, molti sono malati, presentano tumori, tumefazioni, cecità e altre patologie.
Buona parte dei cani è chiusa in piccoli box dove la pavimentazione è costituita dalle deiezioni dei cani che si sono solidificate e stratificate durante gli anni, tutto l’allevamento è coperto di melma e fango, e non c’è traccia di cibo, ciotole o acqua.

Ci sono anche numerosi cuccioli, molti sono stati rinvenuti in un box completamente privo di luce. Disseminate a terra ci sono carcasse di pollame e conigli che si presume vengano lanciati agli animali. Sono stati trovati anche resti di cani.

Giorgio Guberti è stato già processato e assolto nel 2003 per le accuse di maltrattamento. Forte anche della perizia del preside della facoltà di Veterinaria dell’Università di Bologna, tale processo non ha avuto conseguenze, ma gli ha al contrario creato un precedente che gli ha permesso di continuare a fare il suo “lavoro”.

Tra l’altro, gli allevamenti in suo possesso sono due, l’altro è a ridosso di casa sua e non c’è stata possibilità di visionarlo, ma ci è stato garantito che i cani sono nelle stesse condizioni. In questo secondo allevamento sono presenti anche dei cani levrieri.

Martelliamo le autorità competenti (sindaco, Asl e tutti quelli che potrebbero fare qualcosa) per chiedere con urgenza che i cani possano essere quantomeno curati e nutriti e che Giorgio Guberti non possa più accedere all’allevamento.

C’è un’ordinanza che gli impone di chiudere l’allevamento entro tre mesi, ma conosciamo bene i tempi della burocrazia e della legge. In più, una volta chiuso l’allevamento, chi si prenderà in carico questi cani, malati e spaventati? Il comune ha già detto che non intende spendere centinaia di migliaia di euro per un allevamento privato.

I volontari di Animal Liberation, per il secondo giorno consecutivo, hanno sfamato e abbeverato i cani dell’allevamento E.N.C.I. di Giorgio Guberti e censito presenti nella struttura, tra cuccioli e adulti, 250 individui.

L’associazione Animal Liberation chiede al Sindaco Fabrizio Matteucci, in base agli obblighi incombenti del D.P.R. 31/3/79 e all’ASL per le sue specifiche competenze:

a) l’immediato intervento per effettuare le cure necessarie ai cani che mostrano evidenti patologie;

b) di consentire ai volontari delle associazioni animaliste l’accesso, al fine di poter continuare a somministrare agli animali cibo e acqua, di cui sono completamente privi, nella struttura fuori legge sia penalmente che amministrativamente;

c) di inviare proprio personale per rimuovere le stratificazioni di deiezioni e feci e di bonificare il terreno paludoso, nonché dotare gli animali dei ripari adeguati previsti dalla legge, cosa della quale sono del tutto privi;

d) di programmare immediatamente in collaborazione con le associazioni animaliste un piano di adozioni delle decine di cuccioli segregati in umide celle di cemento al buio, pavimentate di deiezioni degli stessi.

Firma e fai girare questa petizione, grazie!

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AGGIORNAMENTO 29 Dicembre
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Questa mattina l’Allevamento è stato posto sotto sequestro.

Le indagini del Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (NIRDA) hanno fatto seguito alle numerose denunce e segnalazioni giunte alla Forestale.

Grazie a tutti!!!

Possiamo quindi iniziare i trasferimenti dei cani presso rifugi e associazioni disponibili ad accoglierli.

Vi preghiamo di segnalarci al più presto le disponibilità, è molto URGENTE, piu’ ne portiamo fuori SUBITO, piu’ ne salviamo! Sono quasi tutti cani adulti.

Chi potesse ospitarli, contatti subito il numero 380.2936901o info@animalliberation.it.

C’è ancora URGENTEMENTE bisogno di far conoscere a TUTTI questa situazione!
Animal Liberation ha bisogno di:

- ASSOCIAZIONI e/o VOLONTARI per affidamenti e adozioni per far uscire al più presto tutti i cani dalla struttura prima di un eventuale dissequestro,

- VOLONTARI per andare sul posto a prendersi cura dei cani finchè non siano tutti sistemati,

- GABBIE, trasportini, auto e furgoni per il trasporto dei cani nelle strutture che li ospiteranno momentaneamente,

- tanto tanto CIBO

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AGGIORNAMENTO 31 Dicembre
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ANIMAL LIBERATION e CENTRO SOCCORSO ANIMALI hanno preso in affido tutti i cani dell’Allevamento Guberti e li stanno trasferendo nel rifugio del Centro Soccorso Animali di Modena e in alloggi provvisori di Animal Liberation.

In questo momento si stanno completando le operazioni di microchippatura e schedatura, anche fotografica, dei pointer e dei levrieri, detenuti presso l’abitazione del Guberti a Campiano (RA) e si sta completando il trasferimento dei 135 cani ancora presenti nell’ allevamento di Osteria.

Animal Liberation e Centro Soccorso Animali lanciano un DRAMMATICO e urgente APPELLO a tutte le persone e associazioni disponibili per la ricerca di affidi-adozioni perche’ i 250 cani che entro oggi lasceranno l’ incubo in cui erano imprigionati, trovino una casa confortevole dove poter vivere, negli alloggi provvisori trovati infatti, non possono e non devono restare a lungo.

Chi non può offrire ALLOGGI, può offrire CIBO o un AIUTO ECONOMICO
contattando i numeri di telefono: 393.4186697 oppure 348.1437840

ANIMAL LIBERATION
la presidente
Lilia Casali 393.4186697

CENTRO SOCCORSO ANIMALI
il presidente
Saverio Ciancio 348.1437840

AIUTACI!!!!
CONTINUA a FIRMARE e a far girare questo APPELLO, grazie!

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