Pipistrelli

By margherita, January 15, 2009 10:45 pm

Estate 2000: Andrea Brutti, oggi consulente per la fauna selvatica dell’Enpa, è responsabile del centro Lipu a Villa Borghese e si trova ad accogliere due signore eleganti. La prima gli porge una scatola, l’amica rimane distante. Andrea non fa in tempo a sollevare il coperchio che una fa un balzo indietro, l’altra s’inginocchia a terra gridando “no!” e coprendosi il capo con la giacca. Sul cartone, il pericoloso ospite non fa una piega. Si tratta di un cucciolo di pipistrello, probabilmente orfano. Grazie alle esperienze maturate dal 1996, anno di apertura del centro, le sue probabilità di sopravvivere si sono triplicate.

Oggi la mortalità dei piccoli è davvero bassa, ma la gente continua a credere che questi mammiferi volanti capaci di percepire un capello a cento metri di distanza grazie al proprio ecoradar, attenti a evitare l’uomo – avvertito come possibile predatore – cadano sulla testa delle persone e vi rimangano impigliati. Pochi sanno invece che queste creature notturne, associate a streghe e demoni da obsoleta iconologia, si nutrono principalmente di zanzare. Un solo pipistrello può mangiarne fino a duemila e sera: infinitamente più efficace, ecologico, economico della disinfestazione chimica. Un tempo Roma, ricca di alberi, rovine e anfratti, era luogo ideale per questi animali.

Adesso, ci ricorda Brutti, fra la distruzione del verde, l’inquinamento, la cementificazione e qualche caso di scortesia umana, i nostri preziosi pipistrelli sono in difficoltà. Da dicembre a marzo molti di loro sono in letargo, nelle cavità degli alberi e dei palazzi. Murarli, ma anche – tagliando alberi o ristrutturando senza cura – svegliarli con il freddo e senza sufficienti riserve di grasso, significa ucciderli. Per aiutarli pensando all’anno prossimo potete costruire delle bat-box. Esaurienti istruzioni in rete sotto la voce “un pipistrello per amico”.

3 Responses to “Pipistrelli”

  1. Carlo Grande says:

    I pipistrelli, come i lupi, dalla parte del torto. Invece sono utilissimi. Brava Margherita che ti occupi anche di loro.
    Si parva licet: avevo fatto un reportage per La Stampa, tempo fa, su una “nursery” molto grande in un’antica abbazia (Staffarda) piemontese), che ospita una delle comunità più grandi in Italia. Mi permetto di allegarlo

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    Carlo Grande
    STAFFARDA (Cuneo)
    Escono al crepuscolo, intorno alle dieci di sera, dal «laboratorio dei monaci», una stanza che dà sul chiostro dell’abbazia di Staffarda. Sciamano a centinaia nel buio, a caccia di insetti. I pipistrelli di Staffarda formano la colonia più grande del Piemonte e una delle più grandi d’Italia, una delle ultime che un tempo popolavano chiese, campanili, torri e castelli. Ce ne sono oltre 1.500 e sono protetti (oltre che da una legge eropea, come tutti i «chirotteri») da un accordo dei volontari del Wwf con l’Ordine Mauriziano: in cambio della non-ristrutturazione della stanza, i ragazzi si sono impegnati a pulire il vano (un metro di «secolari» escrementi, più la raccolta mensile) e a isolarlo dai visitatori.
    Quando fuori c’è ancora luce, i pipistrelli restano ammassati sulla volta, a centinaia, in pochi centimetri; formano due macchie scure di un metro circa, che vibrano e stridono. Spettacolo naturale non per stomaci deboli. Sono esemplari abbastanza grossi per l’Italia («Vespertino maggiore» e «Vespertino minore»), con un’apertura alare di una ventina di centimetri. Ma ad ali chiuse gli animali stanno nella metà del palmo di una mano. Nella chiesa dell’abbazia c’è un’altra colonia, di una trentina di individui: i pipistrelli più piccoli possono entrare anche in fessure di un centimetro. Il custode avrebbe preferito che trovassero un’altra dimora, ma tant’è, non vogliono andarsene, a volte di notte fanno scattare l’allarme e volano durante i matrimoni e le funzioni. C’è chi si spaventa, ma c’è anche chi sarebbe disposto a pagare per lo spettacolo extra.
    Nella penombra, qualche animale si stacca dal gruppo e compie brevi voli sopra la nostra testa, poi torna ad appendersi al muro. I pipistrelli, spiega Paolo Maurino del Wwf, hanno un «pollice» una specie di puntale uncinato, che funziona come un chiodo da roccia. L’odore del guano è molto forte, abituandosi al buio si distingue qualche esemplare che si arrampica lungo la parete di mattoni come un «climber» o – per chi ama l’horror – come Nosferatu. I pipistrelli ((gli unici mammiferi ad aver conquistato l’ambiente aereo) non sono affatto ciechi, come molti pensano, ma usano un «biosonar» più sofisticato della vista, che permette loro di volare (a zig-zag, più veloci delle rondini e di alcuni tipi di falco) anche in condizioni di buio assoluto. Gli ultrasuoni escono dalle narici e dalla bocca, le onde riflesse dagli ostacoli sono captate dai padiglioni auricolari e trasmesse al sistema nervoso centrale, dove si traducono in una mappa nitidissima, che disegna grandi ostacoli e mosche in volo.
    In Piemonte e valle d’Aosta si conoscono solo cinque colonie produttive: ad Aglié, ad esempio, e nella Reggia di Venaria, dove rischiano di scomparire a causa dei lavori di restauro. Per salvare gli abitanti delle tenebre non è certo necessario lasciar cadere in rovina i monumenti, bastano piccoli accorgimenti. I pipistrelli sono animali puliti, socievoli, inoffensivi per l’uomo ed esclusivamente insettivori: in una sola notte un esemplare può catturare fino a 3500 insetti, in un anno ne può mangiare un quintale. Sono anche un formidabile «bio-indicatore» ambientale, sterminati, dal dopoguerra, dall’uso massiccio di pesticidi e fitofarmaci in agricoltura.
    La cattiva fama dell’animale è dovuta ai vampiri «veri» del centro e Sud America, che hanno una dieta a base di sangue, principalmente ricavato dai grossi mammiferi attaccati durante il sonno. Le 30 specie europee non hanno nulla a che vedere con costoro: sono più piccole (i più grandi si trovano soprattutto ai tropici, dove, da buongustai, divorano i frutti più maturi) tra maggio e luglio fanno nascere i piccoli e più o meno a ottobre iniziano a migrare verso i rifugi invernali, in luoghi spesso sconosciuti. Di solito sono grotte o rifugi naturali a 50-60 chilometri di distanza, ambienti umidi, bui e riparati dal freddo; qui rimangono in letargo, immobili e appesi per le zampe, per alcuni mesi.
    In questa stagione l’attività dei pipistrelli è intensa: prima della caccia notturna «scaldano» il motore fino a 37-40 gradi, poi la poderosa macchina per volare (sterno carenato, gabbia toracica incurvata e muscoli pettorali robustissimi) è pronta, compresa la bocca è «a scatto», per prendere gli insetti al volo. Alcuni, però, finiscono dentro le case, anche cittadine, dove tendono a rintanarsi nei punti più bui, magari nel cassonetto dell’avvolgibile. Intervengono allora esperti della provincia di Torino (Dipartimento Ambiente – Tutela della Fauna e della flora, Numero verde 800 292720), studiosi come Elena Patriarca e Paolo Debernardi, o volontari del WWF, che al numero 011/43.71.852, in grado di memorizzare le chiamate 24 ore su 24, risponde alle emergenze ambientali, pipistrelli compresi.
    Quanto ai «bat-siti», si possono consultare quello del Guppo Italiano Ricerca Chirotteri (http://fauna.dipbsf.uninsubria.it/chiroptera/) oppure quello dell’Associazione Teriologica Italiana http://assb.biol.unipr.it/atit/.
    L’anno scorso ci sono state una cinquantina di chiamate, per lo più cittadini spaventati. Chi ci ha fatto l’abitudine è il custode dell’abbazia, Sergio Griot: «D’estate, nelle notti più calde non se ne vanno per la campagna, restano qui. Il cortile è pieno dei loro voli».

  2. margherita says:

    Grazie Carlo, è un documento utilissimo! E un abbraccio!

  3. pinuccia says:

    ALBERI : cosa possiamo fare per i nostri alberi della città, per difenderli da chi li ritiene dei fastidi dai quali liberarsi in qualche modo ed allora? ecco potatura drastiche che riducono alberi secolari da un tronco senza foglie! un esempio? la magnoli di piazza caprera andate a vedere per credere!!

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