La distruzione del patrimonio verde di Roma
Un elemento che senz’altro distingue le persone normali dagli individui meno dotati è la capacità di non misurare quanto esiste al di fuori di sé secondo i piccoli parametri del nostro stare al mondo. Aver chiaro il concetto che fra una manciata di decenni al massimo ciascuno di noi non sarà più, mentre vi sono forme di vita e bellezza capaci di perdurare e accompagnare le generazioni future, ed è nostro compito accompagnarle e proteggerle.
La Valle dei Platani di Villa Borghese, e anche il Bosco Ombroso, sono lì da alcuni secoli, e le radici degli alberi si stendono sotto la terra assai più lungamente e misteriosamente di quanto l’Acea, le soprintendenze e le giunte passate e presenti non sappiano, o abbiano il diritto di valutare. Protetti da tre leggi e convenzioni internazionali che agli occhi dei nostri amministratori sembrano non contare nulla, platani, lecci, pini, querce, olmi, sono creature vive e assai più longeve di noi. Dimorano al centro della nostra città, donano ombra, verde e aria al nostro giardino più prezioso, oltre a difenderci dalle polveri sottili. Costituiscono un inestimabile bene di cui il Campidoglio è custode responsabile, e non, come sembrerebbe, distratto proprietario.
Da troppo tempo si attende la convocazione di un tavolo sul verde urbano e la costituzione di un indispensabile regolamento. Finora, nella completa indifferenza del sentire espresso dalla gente, in azione si vedono solo macchinari pesanti e motoseghe.
Se Villa Borghese a breve aspetta l’impatto con il mostruoso villaggio sponsor del concorso ippico di Piazza di Siena, che distrugge le radici affioranti dei pini e viali interi, vacilla l’ultimo corridoio verde del Fosso della Cecchignola e Colle della Strega di fronte all’avanzata del cemento, trema la preziosa Pineta Sacchetti per un colossale ampliamento della Trionfale, scricchiolano i tronchi di Castelfusano e Castel di Guido, ma anche i platani del Lungotevere hanno poco da gioire, pensando ai parcheggi interrati, alle potature fuori stagione, agli abbattimenti impropri.
E’ questa la distruzione di un patrimonio di Roma e dei suoi cittadini.