Il 19 aprile, con sgomento dei cittadini, i lavori di pedonalizzazione di Piazza Anco Marzio e strade limitrofe di Ostia realizzati dall’Atac cambiano volto. In una sola giornata infatti, senza permessi né preavvisi, in via dei Misenati una squadra di operai abbatte dieci fra platani e pioppi. Alberi piantati subito dopo la Guerra. La gente, salvo alcuni negozianti, protesta e si dispera. C’è qualche tafferuglio. La spiegazione è che gli esemplari verranno sostituiti con palme nane.

Ignorando le proteste di singoli, dei Verdi, del Comitato Paranzella, il Consiglio Municipale si riunisce e ribadisce la propria approvazione. Una settimana dopo, cadono altri sei alberi. Poiché qualcuno insinua che le piante siano malate, dalla Regione si ottiene una sospensione dei tagli finché l’assessore all’agricoltura del XIII Municipio non si esprima riguardo al loro stato di salute. Da circolare ministeriale, infatti, gli abbattimenti riguardano solo i soggetti affetti da cancro colorato. Sia l’assessore che il servizio fitosanitario della Regione dichiarano gli alberi perlopiù sani, e nessuno colpito da cancro colorato. Il giorno dopo, tutti i platani rimanenti vengono eliminati. Al loro posto, nei mesi a seguire, non compare alcuna palma nana, piuttosto fioriere di cemento.

Nei giorni scorsi, la Commissioni Ambiente del XIII Municipio comunica ufficialmente e all’unanimità l’intenzione di ripiantare platani in via dei Misenati. Comitato Paranzella e cittadini avrebbero alcune domande: perché? Chi pagherà? Avverrà una regolare gara d’appalto fra i vivai? Quanti anni occorreranno perché gli alberi nuovi portino a via dei Misenati l’ombra di quelli inspiegabilmente tolti?

Il 23 marzo, quando la grande quercia del Quadraro viene giù di colpo, tutti notano il pianto di Valeria. Le lacrime non sono rivolte alla sua automobile, appena sbriciolata dal più antico albero di Roma Sud – una farnia di oltre 400 anni – ma al gigante stramazzato. Non censita, la quercia è regolarmente sottoposta al taglio dei rami da parte dei vigili del fuoco, ma senza assistenza botanica, come si dovrebbe a una pianta antica viva. Subito infatti si vede che parte delle radici è rimasta nella terra. All’origine del disastro, lavori sotterranei.

Sopraggiunge Antimo Palumbo, storico degli alberi. Nasce il Comitato per la difesa della Quercia del Quadraro. Sergione, autorità del quartiere, fa stampare un manifesto che viene attaccato persino sopra il ponte. L’agronomo Raffaele Fabozzi redige una perizia: le foglie sono “verdi e turgide”, vale la pena raddrizzare la farnia. Segue conferma di Saverio Allegretti, agronomo della Regione. Vengono raccolte 3.000 firme. L’albero risiede su un terreno privato, è caduto su un secondo e bisogna passare attraverso un terzo, sia per annaffiarlo che per rialzarlo con la gru. Reperibilità e disponibilità non sono le parole d’ordine dei proprietari, ma due avvocati e Fabio Piattoni, delegato all’Ambiente del VI Municipio, ottengono le liberatorie. Dalla Regione, sembra che l’assessore Zaratti abbia reperito i fondi –quasi 10.000 euro – necessari a pagare i mezzi.

Spetta tuttavia al Servizio Giardini capitolino, che tace, passare all’azione.

Intanto i ragazzi del Centro Sperimentale di Cinematografia, corso di Daniele Segre, girano un appassionato documentario in attesa di finale.

Esiste un precedente: la Quercia delle Cento Pecore, patriarca di 800 anni caduto nel gennaio 2008 vicino Lecce e sopravvissuto così tre mesi, salvo infine grazie a tale Oreste Caroppo.

Il tempo ci aiuta a tirare le somme, ed è chiaro ormai che il Quadraro, come un sol uomo, rivuole la sua quercia in piedi. Ma il tempo è fatto anche di momenti, ed è giunto quello del caldo, dei funghi che hanno attaccato la corteccia, della morte che si avvicina rapida. Perché tutto quanto di bello è accaduto non vada perso, la quercia dev’essere tirata su dal Servizio Giardini ora.

Se tre metri non erano una distanza di sicurezza, dato che per non uccidere gli alberi antichi di Villa Borghese le ruspe Acea avrebbero dovuto tenersi 16 volte più lontane, guardando le ferite che già lacerano il Bosco Ombroso e la Valle dei Platani si appura che nemmeno quel limite è stato rispettato. Baratri attaccati ai tronchi grazie a soprintendenze e Comune.

Ora le macchine puntano contro il primo platano monumentale, oltre 400 anni, tre leggi internazionali che lo rendono intoccabile in aggiunta al al comune buon senso: elementi insufficienti ai nostri amministratori. L’unico fruscio che giunge da quelle parti è una convocazione dell’assessore De Lillo ai soli Amici di Villa Borghese e Legambiente, fra tutte le associazioni, per l’8 giugno, a lavori conclusi. Un atteggiamento in linea con quanto accade nell’intera città. Potature fuori stagione con stragi di nidiate, continui abbattimenti.

Perciò, mercoledì mattina alle 11, alla Valle dei Platani si raduneranno in protesta non solo gli Amici di Villa Borghese, Legambiente (che al riguardo ha presentato tre esposti) il Comitato in difesa di Villa Borghese, ma anche il Comitato per il Verde Urbano di Annamaria Procacci, l’Associazione Colle della Strega, i cittadini del II Municipio che nei giorni scorsi, votando all’unanimità, ha chiesto al Comune la sospensione dei lavori. E ancora, l’Associazione Adea Amici degli Alberi di Antimo Palumbo, dall’Abruzzo il Giardino dei Ligustri, il comitato in lotta per scongiurare la distruzione dei platani di Viale del Vignola, e da Ostia il Comitato Parazella, furioso per l’abbattimento ingiustificato di 30 fra platani e pioppi dichiarati malati, ma in verità sani.