Donatori di Roma

By margherita, August 31, 2009 3:52 pm

Donatori di Roma: così hanno deciso di chiamarsi, costituendosi in un coordinamento, alcuni rappresentanti di quell’ampia e generosa categoria che sostiene canili, gattili, randagi e colonie. Quanto ampia e quanto generosa, gli associati intendono scoprirlo. Non solo i tesserati delle piccole e grandi associazioni animaliste infatti, o le celebrate gattare, donano a getto continuo denaro, cibo, accessori, coperte e medicinali alle strutture, ma un’infinità di cittadini mai rappresentati.

La scintilla scocca quando i nuovi gestori del gattile di Villa Flora (da poco assegnato dall’Ufficio Diritti Animali senza regolare gara, dopo una gestione transitoria a seguito di sequestro giudiziario in cui i mici godevano di ottima salute) buttano cucce e lettini regalate dai sostenitori del ricovero, trasferendo i gatti a terra. Quindi cambiano l’alimentazione e chiudono la porta alle associazioni. Uno dei gatti già schedati da Enpa e Lav muore. I cittadini valutano che l’acquisto del materiale eliminato e il sostentamento dei gatti, oggi inaccessibili, siano costati negli ultimi due anni una cifra congrua.

Presto emerge che lo scontento è vasto. Mancati interventi, colonie feline decimate, aree verdi allo sfascio. Né piace sentire che alla Muratella (sovvenzionata dal Comune, ma aiutata dalle donazioni: gli stessi lavoratori contribuiscono ai farmaci) si vive in affanno e proprio l’altro giorno è stato sbranato un cane.

Per avere voce in capitolo e chiedere trasparenza e risposte, i Donatori di Roma intendono attribuirsi un valore. Invitano chiunque abbia devoluto, nel 2009, denaro e aiuti agli animali capitolini, a quantificarlo presso l’indirizzo: donatoridiroma@gmail.com.

Litorale Lazio: allarme lanciato da Goletta Verde

By margherita, August 5, 2009 2:10 am

Certo, apprendere ad agosto che il mare più vicino e praticabile è in sostanza una discarica, non fa piacere. E, ci si domanda, perché informarcene in questi termini adesso, dopo due o tre mesi di abluzioni? Inoltre, a svelarci la gravità estrema di abusivismo, inquinamento, degrado, assenza di depuratori, accessi vietati alle spiagge, è una relazione di Goletta Verde, non una circolare diramata da quelle istituzioni che dovrebbero vigilare sul territorio e sul nostro benessere.

In realtà, ogni anno l’Arpa (Agenzia regionale di protezione ambientale) produce dati di balneabilità rigorosi, consultabili sul sito www.arpalazio.it e niente affatto discordi, da un punto di vista logistico, con l’allarme lanciato da Legambiente. Questa accorta ma fredda mappatura delle zone da evitare è l’unica spiegazione, la sola forma di tutela, fornita all’apparenza dalle autorità ai cittadini, rispetto a quanto si profila come un bel disastro ambientale. Di cui il servizio pubblico compila gli effetti, una nota associazione divulga le scellerate cause, ma contro il quale, a questo punto, qualche entità superiore dovrebbe entrare in gioco. Parliamo della Regione, dello Stato, delle forze dell’ordine, dell’applicazione delle leggi – che nel nostro Paese esistono. Non possiamo, né vogliamo esimerci dal farvi affidamento, altrimenti il senso stesso di appartenere a una grande democrazia verrebbe meno.

D’altro canto qualcosa, a metà estate e dopo tanti bagni ignari nella fogna, ci induce un po’ di scoramento. E allora, parliamo di noi. Parliamo delle associazioni, ma anche dei comitati locali e cittadini, e della società civile, e dell’impegno dei singoli per difendere le acque, il verde, la biodiversità. Parliamo dell’importanza di far affiorare il vero, di creare conoscenza e coscienza, anche quando non si profila una risoluzione immediata. Parliamo del fatto che le istituzioni vanno rispettate, ma sono pure al nostro servizio, e l’assenso e il dissenso non si esprimono solo con il voto, ma attraverso una partecipazione attiva delle questioni che toccano la comunità.

Nel suo celebre Manuale, Epitteto esorta a curarsi di quanto è in proprio potere. Noi, possiamo aiutare la realtà a emergere, scegliere da quale parte stare, e non pensare che sia inutile.

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