Suso, amica di Villa Borghese
Da tutti gli argomenti su cui mia nonna Suso Cecchi d’Amico era pronta a ridere, bisognava escludere Villa Borghese. Fin dal 1924 aveva abitato con i genitori a Corso d’Italia. Affacciata sul parco fu ritratta da sua madre, Leonetta Cecchi Pieraccini, che ne dipinse spesso i pini dal terrazzo. Se ne allontanò sposa nel 1938 in favore di Prati. Ma nel ‘54 tornò. Da via Paisiello ogni giorno, con il cane, attraversava con calma la Villa. Dal Parco dei Principi fino al Pincio, con un giro largo che abbracciava la Valle dei Platani, il Giardino del Lago, viale delle Magnolie, la grande vasca. E al ritorno il Galoppatoio, il Bosco Ombroso, e poi di nuovo indietro piazza di Siena: la sua conoscenza del territorio era perfetta, come pure la sua devozione.
Nel ‘95, allarmata dai primi segnali di degrado, fondò assieme ad altri appassionati l’associazione Amici di Villa Borghese, di cui è sempre rimasta presidente. Per la tutela della Villa, nel corso degli anni Suso combatté, inviò lettere ai giornali, ricevette delusioni da sindaci del passato che aveva sostenuto con generosità.
Scrisse in ultimo al neoeletto Alemanno. Fu richiamata dal consigliere di un municipio che non l’aveva mai sentita menzionare, ma aiutava l’assessore De Lillo a “spicciare la corrispondenza”. Questi era andato a New York e le disse che anche a Central Park c’era qualche cartaccia. Nonna sospirò. Perciò, nel luglio scorso le risparmiai il racconto del giovanotto che usava gli alberi come gabinetto mentre io chiamavo invano i vigili.
Ma sugli Amici di Villa Borghese, di recente in campo per proteggere la Valle dei Platani, si manteneva aggiornatissima. Li definiva “zelanti”. Sospetto che non la smentiranno.











