Donatori di Roma: così hanno deciso di chiamarsi, costituendosi in un coordinamento, alcuni rappresentanti di quell’ampia e generosa categoria che sostiene canili, gattili, randagi e colonie. Quanto ampia e quanto generosa, gli associati intendono scoprirlo. Non solo i tesserati delle piccole e grandi associazioni animaliste infatti, o le celebrate gattare, donano a getto continuo denaro, cibo, accessori, coperte e medicinali alle strutture, ma un’infinità di cittadini mai rappresentati.

La scintilla scocca quando i nuovi gestori del gattile di Villa Flora (da poco assegnato dall’Ufficio Diritti Animali senza regolare gara, dopo una gestione transitoria a seguito di sequestro giudiziario in cui i mici godevano di ottima salute) buttano cucce e lettini regalate dai sostenitori del ricovero, trasferendo i gatti a terra. Quindi cambiano l’alimentazione e chiudono la porta alle associazioni. Uno dei gatti già schedati da Enpa e Lav muore. I cittadini valutano che l’acquisto del materiale eliminato e il sostentamento dei gatti, oggi inaccessibili, siano costati negli ultimi due anni una cifra congrua.

Presto emerge che lo scontento è vasto. Mancati interventi, colonie feline decimate, aree verdi allo sfascio. Né piace sentire che alla Muratella (sovvenzionata dal Comune, ma aiutata dalle donazioni: gli stessi lavoratori contribuiscono ai farmaci) si vive in affanno e proprio l’altro giorno è stato sbranato un cane.

Per avere voce in capitolo e chiedere trasparenza e risposte, i Donatori di Roma intendono attribuirsi un valore. Invitano chiunque abbia devoluto, nel 2009, denaro e aiuti agli animali capitolini, a quantificarlo presso l’indirizzo: donatoridiroma@gmail.com.

“Sono allergico al pelo”, “ho trovato questo cane ma non posso tenerlo”, “sto cambiando casa e in quella nuova non c’è posto”, “questo cane ha morso un extracomunitario che non ha voluto testimoniare”: sono le 4 scuse più frequenti con cui, di questi tempi, chi vuole liberarsi di un animale chiama il canile della Muratella di Roma.

Se un tempo esisteva una lista d’attesa per ingressi programmati, oggi c’è solo una bacheca chiamata “cedo cane” e gli accessi avvengono attraverso Asl. Di regola soggetti feriti o aggressivi, che vanno ogni giorno a congestionare una struttura prevista per circa 320 ospiti, ma da sempre carica più del doppio della portata. Quando le adozioni stentano, alcuni operatori arrivano a portarsi via i casi disperati. Vedi Jamaica, volpino di 5 anni scaricato nel giardino del Ministero dell’Interno in quanto affetto da leishmaniosi avanzata, con insufficienza renale. Collare giamaicano, educazione perfetta. Si sta lasciando morire a casa di una volontaria.

E’ una vecchia solfa, ma bisogna ripeterla. Sterilizzare cani e gatti, maschi e femmine, anche di razza, non è crudeltà, ma civiltà e intelligenza. Al contrario, cedere alla tentazione delle cucciolate è una grave sciocchezza. Nessuno può controllare il destino dei cuccioli, che si riprodurranno a loro volta andando ad affollare un mondo che straborda. Di qui gli abbandoni.

L’idea di appagare un desiderio di maternità o paternità del cane organizzando noi una singola seduta, è un’assurda proiezione. La natura prevede una libertà a cui gli animali domestici sono per forza estranei. La sterilizzazione li protegge invece da inutili tensioni, gravidanze isteriche, tumori alla prostata e alla mammella.

Assistete al maltrattamento di un cane e volete segnalarlo, avete bisogno di aiuto per gestire una colonia felina, vedete rami carichi di nidi e foglie crollare in pieno maggio sotto le seghe di potatori folli, o mesti cavalli scivolare sull’asfalto? Niente paura, sareste autorizzati a pensare: Roma è una città che sembra attentissima agli animali. C’è un assessore con delega ai loro diritti e uno specifico ufficio preposto allo scopo, direttori e consulenti di vario genere. Non abbiamo, come nelle altre città, uno zoo, ma un luogo che si chiama Bioparco. E poi, basta aprire i giornali. Il numero di figure coinvolte dalle peripezie della vita extra-umana è notevole. Su botticelle, canili, alberi della Capitale, esprimono continui e appassionati pareri amministratori, sottosegretari e ministri di Stato, esponenti dell’opposizione.

Ma al momento di verificare se tanto interessamento corrisponda a qualche fatto o programma, si rimane proprio meravigliati. L’Ufficio diritti animali è stato da poco ribattezzato Ufficio tutela del benessere animale, ma il sito internet è rimasto identico a prima, salvo l’aggiunta di immagini dell’assessore De Lillo e l’abolizione del numero di telefono. Vero è che il precedente call center faceva riferimento a una società di Padova, era inutilmente costoso e smistava le chiamate al canile della Muratella. Ma allora ci si chiede in cosa consista, all’atto pratico, questo ufficio, questa difesa dei diritti animali che il Comune ci offre.

Canili e gattili sono in verità assai lontani da una risoluzione dei problemi e al contrario in mezzo a un cieco braccio di ferro fra la vecchia gestione e una totale incapacità di pensare il rinnovamento, e chi ne fa le gravi spese sono gli animali. Oltre il nome, il Bioparco rimane quello che era: una sinistra infilata di gabbie. Infine gli alberi e la biodiversità che in questi giorni viene distrutta. Piante, insetti e uccelli massacrati contro ogni logica. Ci domandiamo perché queste potature fuori stagione. Vorremmo sapere dove finisce la biomassa. Non servirà forse a alimentare gli impianti per realizzare il compost?

Qualche giorno fa, in seguito a una segnalazione, il presidente dell’Enpa Roma Claudio Locuratolo si reca con le sue Guardie Zoofile a Lariano, comune nella zona dei Castelli. Gli è stato riferito che un rottweiler vive legato a catena stretta in un recinto, privo di qualsiasi riparo. Alla verifica il cane, vistosamente denutrito, nell’angusto box non dispone nemmeno della ciotola per l’acqua, e nel tentativo di ripararsi dal freddo e dalla pioggia durante tutto l’inverno, dalla disperazione è arrivato a scavarsi una buca nel terreno. Il proprietario cade dalle nuvole. Dispone in verità di un bel giardino, ma Buck è di fatto un accessorio esterno alla casa.

Mentre il veterinario ausiliario di polizia giudiziaria conferma il maltrattamento e Locuratolo stende il verbale della denuncia penale, non lontano echeggiano latrati e lamenti. Basta svoltare l’angolo e le Guardie Zoofile – attive anche nell’antibracconaggio – trovano un canile abusivo con 13 segugi, fra cui un cucciolo di tre mesi, costretti a due in gabbie di lamiera di un metro quadrato ciascuna. Alimentati a terra fra feci e urine, in ovvie condizioni di ipereccitazione, sono cani utilizzati in zona per la caccia al cinghiale.

Per stanare i suini ne occorrono moltissimi e tanti rimangono feriti o uccisi. Anche qui, i titolari trasecolano: con tutti i rapinatori in circolazione cosa sarà mai tenere ammassati e segregati negli escrementi una quindicina di cani? Eppure, gli animali sono stati posti sotto sequestro e provvisoriamente affidati ai proprietari e al Sindaco di Lariano, mentre la competente Asl RMH è invitata a vigilare su un territorio evidentemente in disordine, in attesa dei processi.

Il 16 aprile 2007, il Nirda del Corpo Forestale dello Stato sequestra tutti gli animali dello stabilimento Zoo Grunwald Srl di Pasquale Martino, che ha sede a Roma in zona Aurelia. Si tratta di esemplari impiegati al cinema e in televisione, poiché questa è l’attività della società, che il Nirda trova detenuti in condizioni strutturali e igieniche pessime.

L’elenco include 90 cani, 28 oche, pitoni, boa, iguane, pappagalli, dromedari, maiali, cammelli, gatti, buoi, gabbiani e aquile. Molti degli esotici vengono sistemati nei centri di recupero, altri collocati presso strutture di vario genere.

Qualcuno ha vissuto momenti di celebrità, come il border collie che ha sostituito il famoso Shonik nella serie Il Maresciallo Rocca; è fra i sei cani attori affidati a privati cittadini, che ormai li considerano propri. Il processo deve ancora iniziare: Martino è chiamato a rispondere per il reato 727 del codice penale, detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura. Intanto esegue alcuni lavori nel suo centro, che le Asl ora reputano idoneo, così un mese fa il Tribunale ordina il dissequestro degli ultimi cani. “Non ho accuse per maltrattamento, è solo che il mio impianto era vecchio. C’è chi abita in case del 400, basta sistemarle,” afferma Martino, che rivuole i suoi animali. Ma gli zoofili, e non solo, insorgono.

La senatrice dei Radicali – PD Donatella Poretti presenta un’interrogazione parlamentare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, indicando l’atteggiamento irresponsabile della RAI: “Maltrattare gli animali è reato, ancora più grave se ad avallarlo è la televisione di Stato, fatta con i soldi dei contribuenti,” dice, mentre nel testo ricorda episodi come il collasso in diretta del canguro esibito a “Carramba che sorpresa” condotto dalla Carrà nel 2000, che costò alla Grunwald una denuncia da parte degli Animalisti Italiani e del Codacons. E ancora, chiede per quali ragioni la RAI utilizzi per i suoi programmi animali provenienti da situazioni di sofferenza, e domanda se il Governo intenda intervenire tempestivamente in tal senso presso l’ente pubblico.

Carla Rocchi, presidente dell’Ente Nazionale Protezione Animali, ha scritto una lettera aperta a Sergio Zavoli, presidente della Commissione Parlamentare Vigilanza Radio e Tv, chiedendo che i futuri contratti con le società che affittano gli animali allo spettacolo siano subordinati a severe verifiche del rispetto di normative e condizioni etologiche. E ricorda: “Da due anni i sei cani sotto sequestro vivono presso famiglie che li colmano di affetto, immaginate cosa significhi riconsegnarli alla vita precedente?”

Offensiva Animalista dichiara di aver appreso che i due cani di Novazzano non verrano soppressi, benché le informazioni fossero di tutt’altra natura.

Adesso invece sembra che li prenderebbe in consegna la Protezione Animali Svizzera, e il comune di Stabio, che ha pieno potere decisionale sulla questione, non avrebbe alcun problema a mettere per iscritto che i due cani, anche se non dovessero trovare un proprietario, potranno rimanere in vita
senza che qualcuno, per liberare spazio o per altri motivi, decida di sopprimerli.

La situazione rimane ambigua, poiché in Svizzera la soppressione di animali domestici sani da parte di privati, canili e protezione animali è purtroppo perfettamente legale.

Dove dovrebbero andare dunque i cani di Nazzano? Chi dovrebbe prendersene cura?

L’appello rimane più che mai valido: vanno senz’altro adottati il prima possibile. Non v’è alcuna ragione perché non vengano concessi a un candidato con i giusti requisiti.

La proposta di varare una legge che impedisca l’uccisione di animali domestici, se non per gravi problemi di salute, rimane dunque più attuale che mai.

Offensiva Animalista – la nuova realtà per la liberazione animale in Svizzera – http://www.offensiva-animalista.ch

Devil è un rottweiler molto anziano, ha undici anni, ed è accusato di aver ucciso un uomo, il 10 novembre scorso. Le terribili emozioni del momento avrebbero condotto alla sua soppressione immediata, se non fosse stato per l’intervento di Paolo Migliaccio, coordinatore della Lega antivivisezione in Abruzzo, e di una catena di attivisti capaci di raccogliere per lui oltre 4mila firme.

Ieri Devil è stato consegnato dalla Asl di Chieti a Carla Rocchi, presidente dell’Ente nazionale protezione animali, che lo ha preso in adozione permanente. Per la sua salvezza si è espressa persino il sottosegretario alla Salute Francesca Martini, sostenitrice dell’abolizione delle liste nere delle razze pericolose in favore della responsabilità dei proprietari.
“Ho letto di Devil e dopo aver parlato con gli amici della Lav ho subito contattato il canile che lo ha in custodia, offrendo la nostra disponibilità ad accoglierlo presso un centro di recupero,” spiega la Rocchi. “E’ assurdo applicare agli animali i nostri criteri morali, non esistono cani cattivi. Ringrazio i proprietari e l’Asl per avercelo ceduto, Devil avrà con noi una seconda occasione.”

Di fatto, cosa sia esattamente successo quella mattina fuori dalla villa di Sambuceto, frazione di San Giovanni Teatino in provincia di Chieti, dove Rinaldo Di Donato, proprietario di un colorificio, abita con la famiglia, nessuno lo sa. Lì Gabriele Ferri, 61 anni, dipendente della ditta, svolge qualche lavoretto di giardinaggio; Devil lo conosce. Quando Ferri viene trovato morto con ferite alla testa e al volto, il vecchio cane è accanto a lui. Lo portano al canile e i padroni, sotto choc, ne autorizzano l’abbattimento.

“Abbiamo ricordato appena in tempo al veterinario Asl che una procedura sommaria non avrebbe aiutato nessuno,” racconta Migliaccio. “Per sopprimere un cane, tra l’altro, la pericolosità va riscontrata durante un periodo di osservazione”. Chiesto alla magistratura di porre Devil sotto sequestro, la Lav invita a ragionare e a non cadere nei cliché col rischio di suscitare psicosi: “Credo che la ricerca della verità sia anzitutto un segno di rispetto verso la vittima. Sul corpo è stata eseguita un’autopsia, i cui risultati fanno parte di un’inchiesta penale,” prosegue Migliaccio. Fra le ipotesi, alcuni suggeriscono che Ferri abbia avuto un malore e il cane abbia tentato di smuoverlo: “Possibile, ma non compete a noi trarre simili conclusioni.”

Per Devil, in due mesi sul sindaco di San Giovanni Teatino, su quello di Chieti e sulla Asl piovono lettere; il web s’infiamma. Una settimana fa le autorità ne firmano il dissequestro, e i proprietari la rinuncia al possesso. Oltre all’Enpa si offre di adottarlo anche la piccola e validissima associazione Vita da Cani. Ma è stata Carla Rocchi a portarlo via, senza flash e con destinazione riservata, verso la sua nuova possibilità.

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Allevamento lager ad Osteria (Ra) di Giorgio Guberti
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Al Sindaco di Ravenna
Fabrizio Matteucci

Alla ASL di Ravenna

Ai Volontari Animalisti

Presso la località di Osteria, comune di Ravenna, è situato l’allevamento del veterinario Giorgio Guberti, che alleva pointer da vari decenni.

Il metodo che utilizza questo personaggio è quello della “selezione naturale”, ovvero non garantire agli animali alcun tipo di sostentamento (nè cibo nè acqua) in modo che sopravvivano solo gli animali più forti.

Sono presenti oltre 200 cani, tutti scheletrici e terrorizzati. Sono tutti infestati di parassiti, molti sono malati, presentano tumori, tumefazioni, cecità e altre patologie.
Buona parte dei cani è chiusa in piccoli box dove la pavimentazione è costituita dalle deiezioni dei cani che si sono solidificate e stratificate durante gli anni, tutto l’allevamento è coperto di melma e fango, e non c’è traccia di cibo, ciotole o acqua.

Ci sono anche numerosi cuccioli, molti sono stati rinvenuti in un box completamente privo di luce. Disseminate a terra ci sono carcasse di pollame e conigli che si presume vengano lanciati agli animali. Sono stati trovati anche resti di cani.

Giorgio Guberti è stato già processato e assolto nel 2003 per le accuse di maltrattamento. Forte anche della perizia del preside della facoltà di Veterinaria dell’Università di Bologna, tale processo non ha avuto conseguenze, ma gli ha al contrario creato un precedente che gli ha permesso di continuare a fare il suo “lavoro”.

Tra l’altro, gli allevamenti in suo possesso sono due, l’altro è a ridosso di casa sua e non c’è stata possibilità di visionarlo, ma ci è stato garantito che i cani sono nelle stesse condizioni. In questo secondo allevamento sono presenti anche dei cani levrieri.

Martelliamo le autorità competenti (sindaco, Asl e tutti quelli che potrebbero fare qualcosa) per chiedere con urgenza che i cani possano essere quantomeno curati e nutriti e che Giorgio Guberti non possa più accedere all’allevamento.

C’è un’ordinanza che gli impone di chiudere l’allevamento entro tre mesi, ma conosciamo bene i tempi della burocrazia e della legge. In più, una volta chiuso l’allevamento, chi si prenderà in carico questi cani, malati e spaventati? Il comune ha già detto che non intende spendere centinaia di migliaia di euro per un allevamento privato.

I volontari di Animal Liberation, per il secondo giorno consecutivo, hanno sfamato e abbeverato i cani dell’allevamento E.N.C.I. di Giorgio Guberti e censito presenti nella struttura, tra cuccioli e adulti, 250 individui.

L’associazione Animal Liberation chiede al Sindaco Fabrizio Matteucci, in base agli obblighi incombenti del D.P.R. 31/3/79 e all’ASL per le sue specifiche competenze:

a) l’immediato intervento per effettuare le cure necessarie ai cani che mostrano evidenti patologie;

b) di consentire ai volontari delle associazioni animaliste l’accesso, al fine di poter continuare a somministrare agli animali cibo e acqua, di cui sono completamente privi, nella struttura fuori legge sia penalmente che amministrativamente;

c) di inviare proprio personale per rimuovere le stratificazioni di deiezioni e feci e di bonificare il terreno paludoso, nonché dotare gli animali dei ripari adeguati previsti dalla legge, cosa della quale sono del tutto privi;

d) di programmare immediatamente in collaborazione con le associazioni animaliste un piano di adozioni delle decine di cuccioli segregati in umide celle di cemento al buio, pavimentate di deiezioni degli stessi.

Firma e fai girare questa petizione, grazie!

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AGGIORNAMENTO 29 Dicembre
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Questa mattina l’Allevamento è stato posto sotto sequestro.

Le indagini del Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (NIRDA) hanno fatto seguito alle numerose denunce e segnalazioni giunte alla Forestale.

Grazie a tutti!!!

Possiamo quindi iniziare i trasferimenti dei cani presso rifugi e associazioni disponibili ad accoglierli.

Vi preghiamo di segnalarci al più presto le disponibilità, è molto URGENTE, piu’ ne portiamo fuori SUBITO, piu’ ne salviamo! Sono quasi tutti cani adulti.

Chi potesse ospitarli, contatti subito il numero 380.2936901o info@animalliberation.it.

C’è ancora URGENTEMENTE bisogno di far conoscere a TUTTI questa situazione!
Animal Liberation ha bisogno di:

- ASSOCIAZIONI e/o VOLONTARI per affidamenti e adozioni per far uscire al più presto tutti i cani dalla struttura prima di un eventuale dissequestro,

- VOLONTARI per andare sul posto a prendersi cura dei cani finchè non siano tutti sistemati,

- GABBIE, trasportini, auto e furgoni per il trasporto dei cani nelle strutture che li ospiteranno momentaneamente,

- tanto tanto CIBO

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AGGIORNAMENTO 31 Dicembre
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ANIMAL LIBERATION e CENTRO SOCCORSO ANIMALI hanno preso in affido tutti i cani dell’Allevamento Guberti e li stanno trasferendo nel rifugio del Centro Soccorso Animali di Modena e in alloggi provvisori di Animal Liberation.

In questo momento si stanno completando le operazioni di microchippatura e schedatura, anche fotografica, dei pointer e dei levrieri, detenuti presso l’abitazione del Guberti a Campiano (RA) e si sta completando il trasferimento dei 135 cani ancora presenti nell’ allevamento di Osteria.

Animal Liberation e Centro Soccorso Animali lanciano un DRAMMATICO e urgente APPELLO a tutte le persone e associazioni disponibili per la ricerca di affidi-adozioni perche’ i 250 cani che entro oggi lasceranno l’ incubo in cui erano imprigionati, trovino una casa confortevole dove poter vivere, negli alloggi provvisori trovati infatti, non possono e non devono restare a lungo.

Chi non può offrire ALLOGGI, può offrire CIBO o un AIUTO ECONOMICO
contattando i numeri di telefono: 393.4186697 oppure 348.1437840

ANIMAL LIBERATION
la presidente
Lilia Casali 393.4186697

CENTRO SOCCORSO ANIMALI
il presidente
Saverio Ciancio 348.1437840

AIUTACI!!!!
CONTINUA a FIRMARE e a far girare questo APPELLO, grazie!

Perché chi ama i cani e gli animali in genere, mi domando, dovrebbe pensare di andare in vacanza in Svizzera? Non c’è montagna, natura o bellezza capace di giustificare un atteggiamento come quello che questo Paese, per altri versi così civile – e anche piuttosto giudicante nei confronti degli altri – ostenta di questi tempi.

(Non dimentichiamo l’uccisione dell’orso JJ3 avvenuta per mano degli elvetici nel giorno delle ultime elezioni politiche italiane, vale a dire nelle ventiquattro ore in cui non c’era nessun ministro in carica in grado di opporsi all’esecuzione.)

Non sono bastate le lettere, gli appelli, la raccolta di centinaia di firme a risparmiare la vita a un povero cane sordo, colpevole di aver morso un padrone che gli spegneva sigarette nell’orecchio, per il quale erano pronte non una, ma mille possibilità di adozione.

In Svizzera, se qualcuno desidera disfarsi del proprio cane o gatto, può legalmente farlo uccidere.
In alcuni cantoni della Svizzera orientale, c’è ancora chi MANGIA questi animali domestici.
I canili Svizzeri sono molto comodi, vuoti e puliti perché i cani vi soggiornano brevemente: dopo pochi giorni vengono eliminati.

Noi, dall’Italia, non possiamo intervenire sulla legislazione Svizzera.
Però possiamo smettere di andare in Svizzera.
Possiamo smettere di frequentare i loro alberghi, le loro piste da sci, i loro ristoranti e tutto sommato possiamo forse fare anche a meno di una serie di prodotti che provengono da quelle parti, fintanto che in Svizzera non incominciano a comportarsi in modo più ragionevole con gli animali.