Tutela del cavallo: fatti oltre alle parole
Sensibilizzare: una parola importante. Pronunciata, in riferimento alla tutela dei cavalli, venerdì scorso a Piazza di Siena dal vice-ministro della Salute Francesca Martini, dal segretario generale dell’Unire Riccardo Acciai, dal presidente della Fise Andrea Paulgross. E’ bene, tuttavia, che alle parole conseguano i fatti.
Allo stesso Csio (molto sottotono: vasi di plastica, allestimento povero, tribune vuote – lamentando mancanza di budget quando da due anni il presidente Fise ha introdotto per sé uno stipendio di 150mila euro l’anno) chiunque ha potuto osservare notare come la potenza, gara obsoleta, pericolosa e inutile, sia stata disputata esclusivamente da cavalieri italiani in condizioni rocambolesche.
Qualunque appassionato avrà inoltre notato che la gara Unire per cavalli di 7 anni si è svolta sabato in un orario sballato, con le luci che cambiavano dal tardo pomeriggio alla sera nel corso della competizione. Il montepremi elevatissimo (30mila euro) e l’estrema difficoltà del campo, erano tutto, fuorché quanto si possa decentemente proporre a soggetti giovani. Questi ultimi, selezionati sulla base delle somme già vinte dal 1 gennaio ad oggi. Vale a dire non quelli più saggiamente gestiti, ma i più sfruttati.
Risultati sportivi? Italia fanalino di coda. Si parla tanto di doping: vero che si inizia ad applicare qualche squalifica severa, ma abbiamo ancora personaggi intoccabili. E tutti i cavalli che sgobbano lontano dai riflettori, nei circoli che fanno passeggiate e altro?
Sabato, Oipa e No-alla-caccia raggiungevano quota cinquemila firme favorevoli alla dismissione delle botticelle: quei cavalli sofferenti nel traffico romano di cui la stessa Martini due anni fa si pronunciò paladina.