Più o meno dovremmo esserci. Il sindaco Alemanno manterrà quanto promesso al tavolo convocato più di un mese fa in merito alla questione botticelle?

Incaricò allora il sottosegretario alla Salute Francesca Martini di creare un gruppo di lavoro per mettere insieme una serie di valutazioni tecniche in grado di aiutarlo a produrre un giudizio finale, ma disse anche che, prima di esprimersi, avrebbe senz’altro incontrato di nuovo le associazioni animaliste, sostenitrici del punto centrale dell’intera questione.

Una valutazione che infatti non compete ad alcun veterinario o urbanista, ma rappresenta il cuore del problema, e riguarda il benessere, in questo caso il malessere, dei cavalli considerato da un punto di vista etologico, empatico e morale.

Di certo, se il Sindaco è uomo di parola, prima di trarre le proprie conclusioni ascolterà come annunciato anche questa fondamentale elaborazione.

In una vicenda che ha portato alla ribalta la sofferenza di 90 cavalli coinvolgendo una capitale, un sindaco, l’opinione pubblica, i media, le associazioni animaliste, un sottosegretario alla Salute, quel che affascina è l’impermeabilità di una delle principali parti in causa: i vetturini delle botticelle.

Nell’attesa che dopo il primo tavolo in Campidoglio, e dopo l’esito di valutazioni tecniche affidate al sottosegretario Martini, Alemanno convochi come promesso una nuova riunione, per poter infine deliberare se dismettere come invocato da molti, o mantenere il servizio di carrozze nel traffico, i postiglioni tirano dritti per la propria strada.

Due domeniche fa, a seguito di numerose segnalazioni riguardo botticelle con carico di turisti eccessivo o fuori dai percorsi consentiti, il presidente dell’Enpa Lazio e capo della Guardia Zoofila, Claudio Locuratolo, stabilisce una ricognizione. Per raggiungere il Centro scende giù dal Gianicolo. Non fa in tempo a raggiungere il fontanone e vede arrancare in salita la carrozza numero 32! Multa a parte (ma i vigili, ne fanno qualcuna?) cadono le braccia.

In questa fine d’anno che trova tutti stanchi, il punto non sono solo i cavalli morti dopo lunghe agonie sull’asfalto, la città moderna incompatibile con una consuetudine tardo ottocentesca, gli atteggiamenti minacciosi, l’ex-Mattatoio occupato abusivamente a danno pubblico, le licenze subaffittate e altre irregolarità, l’ovvio malessere degli animali la cui valutazione non è veterinaria, ma etologica e morale. Il punto è anche il disprezzo che questi signori mostrano sia verso il sentire della gente e le proposte di cambiamento, sia verso le poche regole esistenti.

Per una benedizione circolare – uomini, animali e piante – vale la pena di passeggiare fino a Santa Maria Immacolata a Villa Borghese, la parrocchia di Don Aleardo. Sorge di fronte a Piazza di Siena, in quella stessa Casina di Raffaello che accoglie la Ludoteca. Probabile che vi galoppi incontro Lele. Il pastore a pieno titolo, definisce orgogliosamente “misto pastore” il suo cane, col quale vigila sul piccolo colle.

Trasteverino, nove anni da parroco alla Garbatella, Don Aleardo è noto per essere promotore, con i medici Fabio e Rosa Abenavoli, di Smile Train (www.smiletrainitalia.it), organizzazione che si prodiga per offrire interventi di chirurgia plastica, e in particolare per restituire il sorriso a bambini afflitti dal labbro leporino, in zone del mondo minate da conflitti e miseria. Il Natale è un’ottima occasione per sostenere anche questa importante iniziativa. Ma allo stesso tempo il nostro è difensore degli antichi pini e delle siepi che abbracciano l’ovale in cui si svolge ogni anno il tradizionale concorso ippico.

Lo Csio è incantevole. Ma da troppe stagioni il villaggio sponsor che lo accompagna ha assunto proporzioni devastanti. Troppi alberi sono morti perché i cavi elettrici ne hanno danneggiato le radici. Il lastricato di un intero viale è stato distrutto dai mezzi pesanti. L’unico tratto di prato che sta rinascendo è quello liberato dagli stand da Don Aleardo per intercessione del sindaco Alemanno.

Un tempo, il concorso si svolgeva deliziosamente nel rispetto della Villa, e a tale dimensione – con nuovi criteri naturalmente – è urgente ritornare. Ove non fosse possibile, purtroppo Villa Borghese è un patrimonio dell’umanità, lo Csio no.

Dopo aver utilizzato strumenti espressivi quali la parola, per esporre evidenze che in breve hanno trovato una quantità di conferme, si è colti dallo spavento di non essere ricorsi subito a qualcosa di più comprensibile per il Comune, come le tabelline.

Esaminiamo gli ultimi cinque mesi. Su 42 vetturini in circolazione con altrettanti cavalli (se ne conta più o meno uno di ricambio a testa, ma com’è ovvio non lavorano contemporaneamente) dalla metà di giugno a ieri sono stati registrati quattro gravi incidenti. Due mortali per gli animali, di cui uno anche causa di ricovero in ospedale per il conducente; gli altri due non lo sappiamo, nel senso che si è trattato di malori dei quadrupedi lungo la strada, poi ricondotti all’ex-Mattatoio.

In cinque mesi, dunque, una percentuale del 10% dovrebbe essere sufficiente a dimostrare quanto sostenuto dalle associazioni animaliste, dalle centinaia di lettere e telefonate dei cittadini, dalla disapprovazione di testate e siti di tutto il mondo: questa città non è più adatta ad accogliere carrozze turistiche a traino equestre. Più evidente di così, appunto, si muore.

Smettiamola, per piacere, di pensare ai vetturini come a una sorta di patrimonio culturale, come se ci facessero fare una qualche bella figura. Guardate piuttosto su Internet cosa si dice in giro per il mondo, fino in Cina, di loro e della civiltà capitolina. A questi signori si possono offrire più che onorevoli licenze di taxi, oppure, se si studiasse una brillante operazione di modernità con una casa automobilistica, ecologiche cabriolet per turisti.

Se volete saperlo, ieri questi bonari romani che vogliono tanto bene ai cavalli, erano fermamente decisi a imbracare il loro Birillo, a terra da ore e già destinato all’eutanasia, e trasportarlo fra ulteriori sofferenze a morire a porte chiuse, al solo, calcolato scopo di risparmiarsi un danno d’immagine. Peccato abbiano incontrato qualche ostacolo. E poi in città, anche vi fosse stata una possibilità di salvarlo, non esiste ambulanza equina; le uniche imbracature appartengono al mattatoio e hanno differenti funzioni.

C’è altro da aggiungere?

Stamattina a Roma, vicino al Colosseo, è morto un altro cavallo delle botticelle. Per schivare un furgone è caduto e si è rotto una gamba. E’ rimasto ore sull’asfalto, poi è stata necessaria l’eutanasia.

I vetturini hanno dato il peggio di sé, pretendendo a un certo punto di imbracarlo e spostarlo con ulteriori sofferenze allo scopo di non mostrarne la morte in pubblico. Non si può dire che per persuaderli sia bastato far leva sui buoni sentimenti. Ostili, maleducati, non hanno fatto che offendere, insultare, spintonare.

Accantonate le speranze di avere un interlocutore valido nel Comune, d’ora in avanti ci risparmieremo se non altro la fatica dei convenevoli. Sono cinque mesi che percorriamo ogni possibile via di dialogo e in cambio contiamo quattro gravi incidenti, di cui due mortali.

Alemanno, muto per tutto questo tempo, si è esibito in una panzana buona per la stampa. In risposta all’odierno intervento della Martini, sottosegretario che sta dimostrando competenza in materia di animali e oggi e in passato si è espressa con disapprovazione sulle botticelle, il Sindaco ha detto di aver ricevuto verifica dall’Unire che le botticelle sono a posto.

Ora, fate bene attenzione. L’Unire è un ente BUROCRATICO. Non dispone di alcun servizio veterinario diagnostico, né curativo, né tantomeno di un ufficio che si occupi di tutela del cavallo. Ha semplicemente un laboratorio antidoping, e pure molto discusso. Perciò che l’Unire approvi le condizioni delle botticelle NON HA ALCUN VALORE. Lo stesso fatto che Alemanno abbia chiesto un parere all’Unire è arbitrario. Se l’ha fatto è solo perché da Ministro delle Politiche Agricole e Forestali ha governato l’Unire per molti anni e lì ha sistemato come segretario generale il suo braccio destro Franco Panzironi (oggi amministratore delegato dell’Ama) allontanato dall’ente nel 2007 senza applausi, ma con pendenze legali. Nessun fiore all’occhiello dunque, nessuna limpidezza. E comunque l’affermazione di Alemanno è di una falsità offensiva.

Abbiamo investito qualche mese, in buona fede, nel valutare se vi fossero possibilità d’intesa. Sarebbe stato bello incontrare un po’ d’intelligenza. Così non è stato. Piangiamo i cavalli. Altri rimpiangeranno l’occasione.

Tante importanti associazioni hanno condiviso l’idea di reinventare la tradizione, sostituendo le botticelle con cabriolet eco-compatibili fornite di permessi e itinerari turistici. Il Sindaco si è intanto detto orientato a mantenere le carrozze, laddove però esistano le condizioni adatte a garantire i cavalli e l’igiene pubblica.

Facciamo il punto. I vetturini rifiutano ogni cambiamento e pretendono anzi l’abolizione della pausa nelle ore calde del periodo estivo. Per loro è ovvio rimanere gratis nel fatiscente ex Mattatoio occupato abusivamente e ne reputano il ripristino dovere delle istituzioni, come pure il mantenimento dei cavalli dismessi.

I provvedimenti annunciati dall’assessore De Lillo sono inconsistenti. Inspiegabilmente non si è ancora siglato l’accordo con il Corpo Forestale, che si è proposto di accogliere i cavalli anziani o infortunati. Molto strano l’aver interpellato veterinari Unire senza che quelli delle Asl abbiano ricevuto contestazioni. L’équipe Unire si occupa di antidoping, indagine sportiva inutile nello specifico, quando la Fise, che dispone di patologi e di un dipartimento per la tutela del cavallo, da tempo offre inascoltata il proprio supporto.

L’ipotesi di trasferire le botticelle nei parchi cittadini, in alternativa a una conversione più radicale, è percorribile ma richiede soldi. Solo al Galoppatoio di Villa Borghese, oggi in concessione a privati, c’è un’angusta scuderia sotterranea che forse scomparirà con l’ingrandimento del parcheggio. Gli alloggi andrebbero dunque costruiti ex-novo, a norma e con le utenze necessarie, oltre che dislocati ad arte. 90 cavalli, appellandosi a un po’ di cognizione di causa, sono parecchi.

Dal Corriere della Sera, il 16 giugno, attraverso un appello diretto al Sindaco ho lanciato un tema, la sorte dei cavalli delle botticelle, che ha goduto di eco internazionale. Mentre in patria, da tre mesi, ispira senza sosta pagine di quotidiani, servizi televisivi, interventi politici e lettere dei cittadini. Fra tanti, l’unico a non essersi mai pronunciato, a non aver speso una singola parola su un argomento che non può ragionevolmente dirsi poco sentito, è Gianni Alemanno.
Com’è noto la preghiera, sostenuta dall’Enpa, è di dismettere le carrozze e pensionarne i quadrupedi, sofferenti poiché inadatti a traffico, caldo, inquinamento, pessima gestione. Per i vetturini, una quarantina di refrattari a qualsiasi ipotesi di cambiamento quasi quanto al rispetto delle poche regole previste, si suggeriva onesta conversione in taxi. Lo sdegnoso rifiuto degli interessati, che si dicono troppo affezionati ai cavalli per poter concepire una professione alternativa, è stato accompagnato dalla ripetuta richiesta di non osservare più la pausa nelle ore bollenti dell’estate. Capricci che Alemanno, per quanto paziente verso una categoria legata agli ambienti del trotto, donde gli equini provengono, non dovrebbe avallare ancora a lungo. All’ex timoniere delle Politiche Agricole (ministero che soprintende anche all’Unire) un aiuto è giunto dal Corpo Forestale, che si è candidato a pensionare gli animali dismessi: offerta però non ancora ratificata.
A questo punto, ecco una soluzione per il Sindaco.
Si trovi uno sponsor che regali al Comune 35 utilitarie cabriolet, elettriche e non inquinanti, da mettere a disposizione dei postiglioni. Le loro licenze manterrebbero la peculiarità di vetture turistiche, ma potrebbero scorrazzare i visitatori per il Centro senza limiti di solleone, sgombrando la piazza da dispiaceri e polemiche. Cavalli d’acciaio inossidabile al posto di animali in difficoltà, da destinare, con sollievo generale, a pascoli attrezzati. Il donatore, si tratti di una singola impresa o di una cordata, ne ricaverà pubblicità straordinaria; il Comune muoverebbe un passo innovatore di fronte al mondo.

Questa storia delle botticelle ha fatto il giro del mondo, eppure ancora non si è proceduto a una risoluzione. Ed è un peccato, perché la richiesta popolare è netta e la via d’uscita semplice, a portata di mano. Se di fronte a elementi così lampanti, viene da pensare, non si riesce a deliberare bene e in fretta, chissà riguardo a questioni più complesse. Il brutto è l’idea che gli animali e la loro sofferenza possano sempre aspettare. ll bello è che tanta gente si sia espressa e mobilitata come non accade spesso. E’ questo il valore in sé che le autorità non comprendono. Quando si mettono in moto solidarietà, compassione e gentilezza con tanta energia non importa chi le susciti. E’ sciocco stare a redigere una scala – peraltro solamente umana – di valori. La capacità di sentire, così spesso dormiente, si è risvegliata e andrebbe subito premiata, la sensibilità sollecitata a rimanere attiva e ad applicarsi a nuove questioni.

Vorrei scrivervi di qualcosa che non sia la guerra delle botticelle, ma in questo momento sembra impossibile. Mercoledì scorso i vetturini hanno organizzato una conferenza stampa dai toni ruspanti, sostenuti da un assessore allo Sport e da un consigliere comunale della nuova giunta. Tutti intenzionati, incredibile ma vero, a modificare il già misero regolamento non in favore dei cavalli, ma dei postiglioni, eliminando la pausa nelle ore calde dei mesi estivi! Di fronte a tanta ottusità, certo cadono le braccia. Ed è sorprendente che un sindaco, di fronte a una mobilitazione internazionale, centinaia di lettere ai giornali, continue manifestazioni di dissenso verso lo sfruttamento dei cavalli nelle vie di Roma, non colga l’occasione per compiere un beau geste rivoluzionario. Parliamo di una vasta opinione pubblica contro i discutibili interessi di quarantatré spregiudicati vetturini, che non verrebbero certo messi sul lastrico, solo in condizione di non nuocere più agli animali – e smettere di turlupinare i turisti – attraverso la più moderna professione di conducenti di taxi. Possibile che Alemanno e i suoi non lo capiscano?

D’altro canto, di rado la nostra classe politica riserva buone sorprese. Sarà un luogo comune, ma troppo spesso verificabile. Alla salvezza dei cavalli delle botticelle, negli ultimi anni ho cercato di appassionare un gran numero di persone, spesso titolari di ruoli che avrebbero consentito interventi e manovre. Nessuno ha mai mosso un dito. Oggi, nel momento in cui la questione è su tutti i giornali, ricevo continui messaggi e leggo dichiarazioni di chi ben si guardò dall’occuparsene e ora si comporta come fosse sempre stato in prima linea. Rivendicare la paternità di un’iniziativa ideale è sempre sciocco, anche da parte di chi l’ha davvero incominciata, poiché è la causa che conta e il fatto che cresca e coinvolga molti è solo salutare. Ma lo spettacolo proposto da gente che spintona per saltare a bordo di un carro ignorato fino a qualche settimana fa è veramente patetico.

In seguito all’incontro di martedì presso la Stampa Estera (dove fra l’altro si sono presentati alcuni vetturini opponendo obiezioni faziose e ridicole, rifiutando qualsiasi soluzione alternativa all’attuale, per loro troppo vantaggiosa) testate, siti e forum di tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Cina, hanno ripreso il nostro appello a tutela dei cavalli delle botticelle romane, avvisando i turisti dei maltrattamenti e dell’oscura fine in cui questi animali incorrono.

Ieri il Corpo Forestale dello Stato si è offerto di pensionare gli esemplari anziani o infortunati, come già avviene da qualche anno per i reduci di quell’altra discreta barbarie che è il Palio di Siena. Sembra che il Sindaco Alemanno abbia accettato. Si tratta di un primo, importante passo in avanti, ma ci si augura comunque la totale dismissione del servizio.