Alla Valle dei Platani è improvvisamente autunno
D’improvviso, nell’antica Valle dei Platani è autunno. Se a fine giugno i preziosi patriarchi apparivano nel pieno splendore, verdi e rilucenti, oggi si cammina su una coltre di foglie morte. Le chiome di molti esemplari hanno mutato colore e sono screziate, o perlopiù gialle e marroni. E parecchi rami mostrano l’attacco del cosiddetto mal bianco, o microsphaera platanis: muffa lattiginosa. 

Come molti ricordano la Valle dei Platani (protetta da UNESCO e Carta di Firenze, Sito di Interesse Comunitario, come tutta Villa Borghese) è stata al centro di contestazioni a causa di una condotta idrica immessa dall’Acea in prossimità degli alberi secolari. A opporsi, gli Amici di Villa Borghese, Italia Nostra, Legambiente, associazioni e cittadini sulla base di leggi, buon senso e anche del giudizio dello studioso Peter Raven.
Considerato il massimo botanico vivente (per Time Magazine “eroe del Pianeta”) un anno e mezzo fa Raven chiese di interrompere subito i lavori nell’ultima isola urbana di platani orientali in Europa. Disse che le conseguenze si sarebbero viste di lì a un anno, poiché lo scavo avrebbe alterato il flusso naturale delle acque nella valle, privando i patriarchi di nutrimenti essenziali e uccidendoli. Chiese che la condotta fosse posta a una distanza minima di 100 metri dagli alberi (dato confermato dall’Università La Sapienza) mentre il tubo, definitivamente interrato a inizio estate, giace a meno di 12 metri dal primo platano. 
Non sta a me trarre conclusioni. Di sicuro, riguardo un sito di tale valore, in predicato per essere trasformato in museo naturalistico, s’impone ora il tempestivo intervento di un esperto di riconosciuta autorevolezza internazionale.






