Con le nuove ordinanze sul decoro urbano emanate dal sindaco Alemanno il 3 febbraio scorso, fra le altre cose, il Campidoglio ha giustamente quasi triplicato la sanzione amministrativa per chi non raccoglie dal suolo pubblico le deiezioni del proprio cane.

Da 100 euro di multa si è passati a 250, e davvero si spera che l’entità della cifra e i maggiori controlli scoraggino un disgustoso malcostume dannoso anche, in termini di impopolarità, per la maggior parte dei civilissimi padroni di animali.

Colpisce tuttavia la sproporzione con i 50 euro, immutati dal tariffario precedente, inflitti a chi butta a terra cartacce, lattine e altri oggetti non biodegradabili: appena un quinto della somma.

Il manifesto della campagna, inoltre, recita un po’ aggressivamente: “Il cane è tuo, il marciapiede di tutti.” Non una nota educativa sul fatto che, appunto, comportarsi in modo responsabile contribuisce a una convivenza migliore. Inoltre, ci si domanda se i vigili che hanno verbalizzato le prime sanzioni, di cui il Comune ha dato fiera nota, abbiano anche contestualmente verificato se i cani fossero dotati di microchip, come previsto dalla legge. Improbabile, dato che ben di radio i vigili sono dotati di lettori di microchip.

Mentre parlare di cani suggerirebbe un investimento per contrastare il randagismo, poiché tale argomento è legato al risparmio di denaro pubblico e al miglioramento della gestione dei canili e dei servizi a essi correlati. Risultati che non si possono ottenere con il solo taglio dei fondi e delle convenzioni.
Il fatto è che in quasi due anni, da parte di quest’amministrazione, ancora non si è visto un singolo progetto a favore degli animali o del verde pubblico.

Spazzatura: enormi sacchi pieni di cartacce, su ciascuno il numero di matricola di un lavoratore. Così martedì i cassaintegrati della sede romana della Multivendor Service, acquistata e smantellata, nell’aprile scorso, da Bartolini Progetti, hanno protestato davanti all’IBM, all’indice per averli venduti e smaltiti alla stregua di rifiuti.

E’ un modo di rendere l’idea, sperando di far notare un disagio forte e largamente condiviso. Tanto frequente purtroppo, di questi tempi, da non riuscire sempre a trovare adeguato spazio nei media. Ormai di frequente dunque, anziché nelle grandi adunate, la contestazione vibra attraverso gesti che danno forma immaginifica alla sostanza, e aiutano a uscire dall’ombra. Era l’idea, il 25 settembre, dei docenti metà a lutto, metà in mutande sotto le sedi Rai, contro la riforma Gelmini della scuola. Ma oggi, da una cassa integrazione a una mobilità, disperazione e rabbia sembrano suggerire a parecchi lo stesso provvedimento: salire sul tetto. Vittoriosi dopo 4 giorni e notti trascorsi sul carroponte di una gru i 5 operai della INNSE di Milano ad agosto, contro lo smantellamento della fabbrica. Dopo di loro, a Zola Predosa (Bologna), 4 lavoratori della Disco Verde, da 4 mesi senza stipendio, salgono sul tetto della ditta.

Il 16 settembre fanno altrettanto, ad Arezzo, i dipendenti Eutelia, imitati il 10 novembre dagli operai della Ritel di Rieti. Se da martedì scorso a Roma vive sul tetto dell’Ispra un nutrito gruppo di persone contro il licenziamento di 250 giovani ricercatori precari, giovedì a Taranto sono saliti in 30 sul tetto della fabbrica Miroglio, 234 cassaintegrati, ferma da settimane: hanno annunciato che ci rimarranno a oltranza.

Tre anni fa due amiche passeggiano a Roma per il Quartiere Italia, dove vivono, e si guardano intorno sconcertate. Rifiuti, erbacce, un tizio che fa pipì: lo stato di sporcizia degrado supera ogni limite. Decidono di mobilitarsi, raccolgono firme e si costituiscono Comitato per il Decoro Urbano, con 9 consiglieri: professori di scuola e docenti universitari, architetti, avvocati – 8 signore e un uomo.

Subito inventano e propongono a Corsetti, allora presidente del III Municipio, un progetto di verifica degli interventi dell’Ama. I cittadini chiedono di essere informati, sul bollettino delle tasse, di giorno e orario in cui sia prevista la pulizia nella propria via, con l’istituzione di un numero verde per segnalare eventuali inadempienze. E’ il modo per non subire passivamente un disservizio, offrendo all’azienda indicazioni utili. L’idea piace, se ne parla, ma l’Ama risponde che di lì a poco le strade verranno pulite ogni giorno. E’ il 2007, e con un questionario realizzato modulando dei propri indicatori di pulizia su quelli dell’opuscolo Ama, il Comitato effettua ugualmente il monitoraggio su 100 persone, trovando discrepanze enormi. Dov’è annunciato un intervento due volte a settimana, questo non avviene nemmeno due volte al mese. Le cosiddette “tazze” ai piedi degli alberi sono raccoglitori di immondizia da cui vengono rimossi i rifiuti più voluminosi, ma mai, ad esempio, i mozziconi di sigaretta. Cos’è, allora, “pulito”?

Ma di lì a poco arrivano le elezioni, cambia tutto. Non l’igiene del quartiere.
Oggi, appena intrapresa una campagna per strappare i manifesti abusivi da palazzi e lampioni, il Comitato rilancia a Comune e Ama la proposta di una collaborazione.

Non che a Campagnano di Roma manchino persone attente agli animali e alla natura: tutt’altro. E’ una zona piena di verde, cavalli e passione per l’ambiente. Tuttavia, negli anni, si sono verificati circoscritti ma ripetuti casi di barbarie: cani impiccati, gatti seviziati, un cavallo fatto a pezzi in un prato.

Di nuovo, nei mesi scorsi, la LIDA (Lega italiana dei diritti dell’animale) ha presentato esposti a polizia municipale e carabinieri del luogo. A proposito di una colonia felina, censita dalla Asl RmF di Rignano Flaminio, minacciata di sterminio con pesanti intimidazioni rivolte alle gattare. Ancora, riguardo un uomo che in passato ha fatto morire cani in condizioni atroci, il quale continua a detenerne. Oltre alla segnalazione di un deposito metallico colmo di animali, infuocato sotto il sole.

Ora, il contributo delle associazioni animaliste più attive sul territorio, fra cui ricordiamo le guardie zoofile dell’Enpa, la Lav, ma anche l’Oipa, l’Aidaa e altre, è una vigilanza e un coraggioso esporsi attraverso interessamenti diretti e segnalazioni ufficiali. Un lavoro prezioso confortato dalla legge 189/04, che norma penalmente maltrattamenti e uccisioni a danno degli animali.

Impegno che tuttavia rischia di andare perduto, se non trova completamento nell’intervento delle forze dell’ordine, che possono – e devono d’ufficio, se il fatto esiste – procedere dove il cittadino non può. Vero che le risorse di polizia e carabinieri sono ingaggiate su troppi fronti. La violenza però è un principio unico: i malavitosi insegnano ai loro figli a praticarla sugli animali, per poi passare agli uomini. Comunque, possiamo ritenere l’impiccagione di un cane un gesto non rasserenante?

Donatori di Roma: così hanno deciso di chiamarsi, costituendosi in un coordinamento, alcuni rappresentanti di quell’ampia e generosa categoria che sostiene canili, gattili, randagi e colonie. Quanto ampia e quanto generosa, gli associati intendono scoprirlo. Non solo i tesserati delle piccole e grandi associazioni animaliste infatti, o le celebrate gattare, donano a getto continuo denaro, cibo, accessori, coperte e medicinali alle strutture, ma un’infinità di cittadini mai rappresentati.

La scintilla scocca quando i nuovi gestori del gattile di Villa Flora (da poco assegnato dall’Ufficio Diritti Animali senza regolare gara, dopo una gestione transitoria a seguito di sequestro giudiziario in cui i mici godevano di ottima salute) buttano cucce e lettini regalate dai sostenitori del ricovero, trasferendo i gatti a terra. Quindi cambiano l’alimentazione e chiudono la porta alle associazioni. Uno dei gatti già schedati da Enpa e Lav muore. I cittadini valutano che l’acquisto del materiale eliminato e il sostentamento dei gatti, oggi inaccessibili, siano costati negli ultimi due anni una cifra congrua.

Presto emerge che lo scontento è vasto. Mancati interventi, colonie feline decimate, aree verdi allo sfascio. Né piace sentire che alla Muratella (sovvenzionata dal Comune, ma aiutata dalle donazioni: gli stessi lavoratori contribuiscono ai farmaci) si vive in affanno e proprio l’altro giorno è stato sbranato un cane.

Per avere voce in capitolo e chiedere trasparenza e risposte, i Donatori di Roma intendono attribuirsi un valore. Invitano chiunque abbia devoluto, nel 2009, denaro e aiuti agli animali capitolini, a quantificarlo presso l’indirizzo: donatoridiroma@gmail.com.

link http://roma.repubblica.it/dettaglio/villa-borghese-una-discoteca-a-piazza-di-siena/1685948#commentatutti

Non è Blade Runner, né un’allucinazione, ma ieri mattina alle 8.53 a Villa Borghese. Varcato l’ingresso di via Pinciana, vi si profila qualcosa che non ambireste mai a descrivere su questo quotidiano, ma che soprattutto non vorreste mai vedersi svolgere sul primo prato a sinistra del viale che conduce a largo Trombadori, ai piedi di un’antica quercia.

Si tratta infatti di un uomo sui quarant’anni di razza bianca, abbronzato, altezza media e corporatura atletica, che nella parte alta del corpo indossa una maglietta nera e occhiali da sole sulla testa. Nei quartieri bassi i jeans sono calati, poiché il soggetto in questione sta compiendo proprio in mezzo al parco, con comodo e naturalezza, quanto d’abitudine si esegue in quelle stanze chiamate bagni. Più che indice evolutivo, il fatto che alla fine non utilizzi il giornale che porta infilato nella tasca posteriore dei calzoni, ma altro, vi appare come buona organizzazione.

Scorgendovi a fissarlo in compagnia di altri passanti, egli completa placido l’opera, urinando sull’insieme. E’ allora che voi chiamate il 113, e rimanete in linea per alcuni minuti, spiegando a tre diversi operatori la situazione, intanto che quello s’incammina lungo il viale dei Cavalli Marini.
Lo seguite ed egli se ne accorge, ma non mostra preoccupazione. Finalmente siete in linea con un agente della municipale, donna e cortese.

In prima battuta, sostiene che non c’è nulla da fare, poiché sarebbe stato necessario sorprenderlo sul fatto. Le ricordate che ci siete voi a testimoniare, e se non bastasse ci si può anche dilettare a recuperare qualche prova organica. Certo, non si può pretendere che gli balziate addosso in prima persona e lo ammanettiate, s’imporrebbe dunque che sopraggiunga qualcuno. Accanto a voi, habitué di Villa Borghese osservano increduli che se questo è il controllo dell’amministrazione sul territorio – la villa storica più bella e centrale di Roma una latrina a cielo aperto in piena mattina – siamo fritti.

Tant’è. L’agente è desolata: non ci sono pattuglie disponibili. Sono le 9.10, appunta il vostro numero e promette di darvi notizie. Nel frattempo l’inseguito ha estratto un cellulare e si mette a chiacchierare, dileguandosi oltre il Giardino del Lago. Alle 9.25 la Municipale richiama, per confermare che nessuno interverrà.

Corre voce che l’iniziativa degli abitanti del Flaminio, 15 minuti di buio nelle case ogni giovedì alle 21 per incominciare, in attesa di garanzie assolute sulla salvezza dei platani del quartiere, stia per estendersi a tutta Roma.

Troppe risposte sono infatti attese da comitati, associazioni, cittadini che assistono impotenti a sistematici massacri. Poiché, se le braccia degli alberi si stendono verso il cielo, il pensiero del mondo progredito si allarga nella rivoluzione verde, le idee della nostra giunta affondano nei parcheggi interrati e calano fuori tempo e logica su rami carichi di foglie e nidi.

Come non bastassero gli abbattimenti dell’ultimo periodo, più di 1.500, un allegato relativo agli interventi prioritari dell’ordinanza 129 del 27 novembre scorso, redatta dal Sindaco, apre la via a un disegno che porterebbe alla distruzione di uno straordinario numero di platani. Lungotevere Arnaldo da Brescia, Viale del Vignola, Piazza Gentile da Fabriano, sono alcuni dei siti che dovrebbero accogliere la modernità secondo il Campidoglio: più automobili in centro e a morte gli alberi.

Anziché immaginare una viabilità migliore affidata ai mezzi pubblici e realizzare altrove gli indispensabili parcheggi, in modo da preservare il patrimonio verde secolare già presente (peraltro protetto dall’UNESCO) si pensa di eliminare i nostri alberi più diffusi, magnifici e antichi.
Se anche i platani non fossero tagliati, ma si scavasse sotto le radici, la loro sorte non cambierebbe. La fine arriverebbe lenta. Non a caso, da un anno si tenta di impedire che una condotta Acea uccida patriarchi che hanno attraversato mezzo millennio e potrebbero raggiungere i nostri pronipoti.

Ma non conta, per gli amministratori, che i platani portino ombra e ossigeno. Né che i cittadini esprimano il loro dissenso. A Ostia, in Via dei Misenati, di fronte a uno sterminio di alberi la gente si è disperata, ha supplicato ed è stata ignorata.

Parliamo di ecologia, di persone, di fruibilità. Parliamo del recente bando per creare punti di ristoro in una settantina di parchi e aree verdi della Capitale. Forse il Sindaco non ha percezione che di questo passo i parchi, tutti in condizioni vergognose, e le aree verdi non saranno più tali. Se l’impresa funziona, certo, potrà trovare facilmente un panino.

LA VITA DEGLI ALTRI onlus
comunicato stampa

23 febbraio 2009

Avranno inizio domani le riprese del film documentario A FERRO E FUOCO, un progetto della scrittrice e giornalista Margherita d’Amico sul tema della caccia nel nostro Paese, osservata da un punto di vista sociale e umano legato all’uso delle armi, alla fruizione della proprietà privata altrui, all’educazione alla violenza.
Oggi in Italia i cacciatori sono poco più di 700.000, dimezzati rispetto al milione e mezzo dell’inizio degli anni Novanta, già in calo guardando ai due milioni che ancora animavano la categoria negli anni Ottanta.
Un sondaggio Eurisko del 2005 dava l’82,5% del campione contrario a qualsiasi liberalizzazione della caccia, e il 74,1% era per l’abolizione totale della medesima.
Eppure, proprio in questi giorni sono in discussione in Senato disegni di legge notevolmente vivaci nella direzione di liberalizzare l’attività venatoria e l’utilizzo delle armi a essa destinate, con indicazioni di abbassare l’età consentita per la caccia ai ragazzi di sedici anni.
Particolarmente attuale dunque la riflessione su un argomento affrontato di solito sotto la sola luce delle stragi animali (che pure, grazie alle arbitrarie deroghe che hanno condotto all’uccisione di milioni di esemplari protetti, hanno posto sotto accusa UE tredici delle nostre regioni, e l’Italia è in attesa di conoscere sentenze e sanzioni) mentre di rado se ne considerano i fondamentali aspetti antropologici.
A cominciare dai rapporti presentati dall’Associazione Vittime della Caccia a chiusura dell’ultima stagione venatoria: 41 morti e 85 feriti fra cacciatori e gente comune, che hanno richiesto 24 volte l’intervento di pubblici elisoccorsi. Continuando con l’articolo 842 del Codice Civile, che consente ai cacciatori di entrare nei fondi agricoli privati, a meno che non siano interamente e costosamente recintati, e sparare alle prede arrivando a una distanza di 150 metri dalle abitazioni. Un fucile a pallini può avere una gittata di 80-100 metri, ma la portata di una carabina per la caccia agli ungulati può raggiungere i 4.000 metri, alla pari di un’arma da guerra.
In tema di armi e territorio, per sostenere i progetti di AMREF, nel 2002 Margherita d’Amico ha già realizzato con Luca Zingaretti il documentario “Gulu – una guerra dimenticata” (e anche un libro reportage pubblicato da Mondadori) testimonianza dal conflitto dell’Uganda settentrionale, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia.
A FERRO E FUOCO è una produzione indipendente de LA VITA DEGLI ALTRI onlus.

LA VITA DEGLI ALTRI onlus ¬
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Il 16 aprile 2007, il Nirda del Corpo Forestale dello Stato sequestra tutti gli animali dello stabilimento Zoo Grunwald Srl di Pasquale Martino, che ha sede a Roma in zona Aurelia. Si tratta di esemplari impiegati al cinema e in televisione, poiché questa è l’attività della società, che il Nirda trova detenuti in condizioni strutturali e igieniche pessime.

L’elenco include 90 cani, 28 oche, pitoni, boa, iguane, pappagalli, dromedari, maiali, cammelli, gatti, buoi, gabbiani e aquile. Molti degli esotici vengono sistemati nei centri di recupero, altri collocati presso strutture di vario genere.

Qualcuno ha vissuto momenti di celebrità, come il border collie che ha sostituito il famoso Shonik nella serie Il Maresciallo Rocca; è fra i sei cani attori affidati a privati cittadini, che ormai li considerano propri. Il processo deve ancora iniziare: Martino è chiamato a rispondere per il reato 727 del codice penale, detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura. Intanto esegue alcuni lavori nel suo centro, che le Asl ora reputano idoneo, così un mese fa il Tribunale ordina il dissequestro degli ultimi cani. “Non ho accuse per maltrattamento, è solo che il mio impianto era vecchio. C’è chi abita in case del 400, basta sistemarle,” afferma Martino, che rivuole i suoi animali. Ma gli zoofili, e non solo, insorgono.

La senatrice dei Radicali – PD Donatella Poretti presenta un’interrogazione parlamentare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, indicando l’atteggiamento irresponsabile della RAI: “Maltrattare gli animali è reato, ancora più grave se ad avallarlo è la televisione di Stato, fatta con i soldi dei contribuenti,” dice, mentre nel testo ricorda episodi come il collasso in diretta del canguro esibito a “Carramba che sorpresa” condotto dalla Carrà nel 2000, che costò alla Grunwald una denuncia da parte degli Animalisti Italiani e del Codacons. E ancora, chiede per quali ragioni la RAI utilizzi per i suoi programmi animali provenienti da situazioni di sofferenza, e domanda se il Governo intenda intervenire tempestivamente in tal senso presso l’ente pubblico.

Carla Rocchi, presidente dell’Ente Nazionale Protezione Animali, ha scritto una lettera aperta a Sergio Zavoli, presidente della Commissione Parlamentare Vigilanza Radio e Tv, chiedendo che i futuri contratti con le società che affittano gli animali allo spettacolo siano subordinati a severe verifiche del rispetto di normative e condizioni etologiche. E ricorda: “Da due anni i sei cani sotto sequestro vivono presso famiglie che li colmano di affetto, immaginate cosa significhi riconsegnarli alla vita precedente?”