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	<title>La pelle dell'orso &#187; Varie</title>
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	<description>Il blog di Margherita d'Amico</description>
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		<title>Palio e progresso</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 10:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>margherita</dc:creator>
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  Si dibatte di Palio di Siena e palii in generale in questi giorni, perché il Ministro del Turismo Brambilla ha manifestato l&#8217;intenzione di incominciare a distinguere, probabilmente in termini di finanziamenti pubblici e promozione, fra quelle manifestazioni tradizionali che tutelino in modo adeguato gli animali impiegati e quelle che al contrario siano retrograde.
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  <a href="http://www.margheritadamico.com/wp-content/uploads/2010/08/palio.jpg"><img src="http://www.margheritadamico.com/wp-content/uploads/2010/08/palio.jpg" alt="" title="palio" width="227" height="227" class="aligncenter size-full wp-image-237" /></a>Si dibatte di Palio di Siena e palii in generale in questi giorni, perché il Ministro del Turismo Brambilla ha manifestato l&#8217;intenzione di incominciare a distinguere, probabilmente in termini di finanziamenti pubblici e promozione, fra quelle manifestazioni tradizionali che tutelino in modo adeguato gli animali impiegati e quelle che al contrario siano retrograde.<br />
  Il paragone con la corrida e l&#8217;abolizione verso cui la Catalogna sta procedendo, stava a significare l&#8217;orientamento di sensibilità a cui il mondo civile per fortuna oggi tende. L&#8217;auspicabile progresso della coscienza anche nella considerazione della vita altra: quella degli animali, degli alberi, degli ecosistemi.<br />
  Il Palio di Siena è senza dubbio una manifestazione di valore storico, amata e popolare, principalmente presso i senesi. Come tale va protetta, pur ricordando che si tratta di un&#8217;antica giostra, e non della Maestà del Duomo di Duccio di Buoninsegna. Questo significa che fa parte di quelle tradizioni che possono e devono sopravvivere se hanno la sapienza di trovare il giusto equilibrio fra la propria ragion d&#8217;essere e l&#8217;attualità.<br />
  In principio, il Palio di Siena veniva disputato con cavalli da soma, lenti e robusti. Un&#8217;ordinanza comunale decretava che, ove non se ne reperisse un numero sufficiente per la giornata, se ne potevano requisire ai privati. Il campionissimo di sempre, Folco, vinse otto palii in carriera e durante l&#8217;anno tirava il carretto portando ortaggi al mercato. Fino agli anni &#8216;50-&#8217;60 infatti, al Palio gareggiavano contadini, o giù di lì, e la stessa corsa aveva  una connotazione tutta diversa: solo due o tre competevano per la vittoria &#8211; e si slanciavano insieme per la famosa curva di San Martino &#8211; mentre gli altri erano dietro a tirarsi nerbate. Fu l&#8217;avvento dei fantini professionisti, provenienti dagli ippodromi, a portare poi altri cavalli, altra velocità, altri rischi. A quel punto, iniziarono gli incidenti seri.<br />
  Il solo fatto di precipitarsi in dieci lungo le strettoie, come avviene adesso, è evidente elemento di pericolo per i cavalli, che presero a cadere e spesso a morire, gravemente fratturati o travolti dal gruppo.<br />
  Un&#8217;irregolare piazza cittadina non è un ippodromo.<br />
  Per lungo periodo a Siena furono messi in lizza delicati purosangue, irrequieti stalloni, che lasciarono dietro di sé, oltre alla gloria, una scia di sangue.<br />
  Tuttavia, negli ultimi dieci anni, il Palio di Siena ha compiuto notevoli passi avanti nella cura e tutela dei suoi cavalli.<br />
  Per mantenere l&#8217;odierna spettacolarità non si è tornati agli antichi esemplari da tiro. Ma sono stati banditi purosangue e stalloni, è stato creato un pensionato a vita per tutti i reduci della gara e sono state adottate diverse misure di sicurezza. Dai materassi a bordo tracciato (purtroppo non riescono a coprire ogni insidioso angolo del percorso) del tipo utilizzato per la Formula 1 automobilistica, all&#8217;eccellente qualità della pista di tufo, fino ai frequenti controlli veterinari, e ad alcune corse propedeutiche di allenamento affinché tra le altre cose i cavalli non si trovino disorientati nel partire per la prima volta nella Piazza del Campo col sistema dei canapi.<br />
  E&#8217; stato anche istituito un consorzio di tutela del Palio, che a ogni effetto ne difende l&#8217;immagine. Fa in modo che i colori non escano dalle contrade, evita che eventuali pubblicità lucrino sull&#8217;evento, ma anche propone al pubblico quanto di fatto Siena desidera.<br />
  Le riprese televisive del Palio &#8211; due lunghe dirette Rai ogni anno, a luglio e agosto, in occasione di entrambi gli appuntamenti &#8211; non sono affidate agli operatori della tv di Stato, ma sono appannaggio del consorzio.<br />
  E&#8217; Siena dunque che decide cosa mostrare e cosa no della corsa, per mezzo delle telecamere di un service privato. Si evitano dunque i primi piani dei fantini che alla mossa, com&#8217;è noto agli appassionati, contrattano e si promettono denaro. E anche, si stacca se un cavallo è infortunato, o morto, a terra.<br />
  Dell&#8217;incidente, Siena ci informa il meno possibile. Sposta subito lo sguardo, rimuove; di quanto è accaduto all&#8217;animale sapremo forse &#8211; in casi clamorosi  &#8211; da un rarefatto comunicato l&#8217;indomani.<br />
  Si dà il caso però che il Palio sia inserito in un palinsesto pubblico, per cui noi tutti paghiamo virtuosamente il canone. Prima della corsa, che di fatto dura pochi secondi, per ben due volte l&#8217;anno la Rai propone agli italiani un paio d&#8217;ore di sbandieratori, signori vestiti da paggi, tamburi e vessilli che fanno da cornice a un magnifico palazzo da cui si affacciano autorità e ospiti famosi.<br />
  Tale palazzo, continuamente inquadrato, appartiene a una grande banca, l&#8217;istituto di credito indigeno, che ne ricava straordinaria visibilità. Incomparabile a qualsiasi spot pubblicitario quanto a durata e efficacia.<br />
  Certo, non è comodo che in diretta tv il volto di Siena, del Palio e della banca finiscano accomunati a cavalli rantolanti al suolo, perciò si sono create le condizioni per evitarlo, a discapito della corretta informazione dell&#8217;utente.<br />
  C&#8217;è un altro fatto, ancora più significativo.<br />
  In Italia, non esiste una normativa che regolamenti a dovere tutte le corse tradizionali, i palii, le quintane, le giostre, le manifestazioni popolari che prevedono l&#8217;impiego di animali, troppo spesso arcaico e improprio. Buoi sottoposti a sforzi mostruosi, oche tormentate, asini vessati, palombelle sparate dentro un tubo. E ancora cavalli.<br />
  Chi non ricorda, appena qualche anno fa, le tragiche immagini del palio di Floridia, e di quello di Ferrara? I nodelli spezzati, gli animali strisciavano sull&#8217;asfalto fra le urla degli spettatori.<br />
  Esiste una legge, la 189 del 2004, che tutela gli animali punendo penalmente chi li maltratti o li uccida. Purtroppo però i cavalli, unici a lavorare, e anche macellabili, godono di uno status ambiguo che giustifica innumerevoli eccessi e abusi nelle ragioni dell&#8217;agonismo, dell&#8217;allenamento, dell&#8217;addestramento.<br />
  Oggi in Italia ogni regione, ogni città, ogni paese, ha il diritto di stabilire le regole del proprio palio, o giostra. Chiunque può decidere di far correre purosangue sul cemento, incatenare anatre, bendare muli.<br />
  A causa di tale situazione, nel nostro Paese ogni anno vengono maltrattati e muoiono molte centinaia, forse migliaia di animali, in nome di tradizioni spesso ridicole, a volte nemmeno antiche, che oggi comunque, in quei termini di crudeltà e barbarie, non hanno alcuna ragione e diritto d&#8217;essere.<br />
  Questo è inaccettabile: una regolamentazione nazionale s&#8217;impone con grande urgenza.<br />
  Naturalmente, Siena non ha interesse a che tale normativa si crei, poiché vuole continuare a determinare e gestire in totale autonomia la propria manifestazione.<br />
  Il Palio di Siena oggi, per quanto riguarda il rispetto dei cavalli, è di gran lunga migliore di tanti altri, ma ancora migliorabile.<br />
  Inoltre porta con sé la maggior tradizione, la maggior fama e, di conseguenza, la maggior responsabilità.</p>
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		<title>LE BOTTICELLE E LE SCELTE DI ALEMANNO</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 11:25:51 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>  <a href="http://www.margheritadamico.com/wp-content/uploads/2010/06/botticelle.jpg"><img src="http://www.margheritadamico.com/wp-content/uploads/2010/06/botticelle.jpg" alt="" title="botticelle" width="135" height="95" class="aligncenter size-full wp-image-217" /></a><br />
  E&#8217; chiara, dopo due anni di straordinaria attenzione su una vicenda molto circoscritta come quella delle botticelle, la volontà del Sindaco di esercitare il proprio diritto di decidere in autonomia dall&#8217;opinione pubblica. Lo stesso annuncio di un&#8217;ambulanza per cavalli pronta a intervenire in caso di disgrazia, nei giorni in cui le associazioni animaliste raccolgono valanghe di firme per richiedere che i cavalli vengano tolti dai pericoli della strada, è un ribadire il pugno fermo del Campidoglio.<br />
  Posizione immobile, assunta nel 2008 in favore dei 42 vetturini in carica, contro la sensibilità espressa da una società civile assai vasta e varia. Fatta di persone libere da pregiudizi, della stampa nazionale e internazionale, del Web, del volontariato.<br />
  E&#8217; inevitabile che la sproporzione della scelta, i suoi termini, la mancanza di flessibilità, giunti a questo punto stupiscano un po&#8217;, e inducano domande.<br />
  In fondo, se pure Alemanno non tiene in alcun conto i diritti animali, sarebbe far torto alla sua intelligenza politica pensare che non abbia notato quanto le sorti di quei cavalli stiano a cuore alla gente. Se pure egli reputa che i vetturini siano gli esempi di romanità più encomiabili, non gli sarà sfuggito che nessuno ha mai proposto di gettarli sul lastrico. Si è suggerito anzi di rimodernare il servizio. Sostituire i cavalli sofferenti, inadatti al traffico e agli strapazzi, con cabriolet ecologiche che consentirebbero agli autisti di lavorare e guadagnare senza stop nelle ore calde.<br />
  Per lui, per la sua immagine di sindaco, tale innovazione sarebbe stata ovviamente più vantaggiosa, progredita, sotto ogni punto di vista, della fedeltà a una tradizione recente e turistica.<br />
  Magari, avrebbe potuto procedere per gradi. Incominciando a bloccare le licenze, che si tramandano di padre in figlio. Istituendo un esame di abilitazione  e limiti di età come in ogni mestiere a chi già esercita. Impedendo l&#8217;acquisto di nuovi cavalli e organizzando il pensionamento di quelli esistenti. Facendo soprattutto rispettare il regolamento comunale.<br />
  Alemanno non è romano. Ma forse ricorderà l&#8217;ultimo film di un nostro grande attore, Alberto Sordi. &#8220;Nestore l&#8217;ultima corsa&#8221; è un testamento spirituale, ed esprime proprio questa dolorosa preoccupazione: il destino dei cavalli delle botticelle.</p>
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		<title>Multe a Roma: campagna sui cani e il decoro urbano</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 07:12:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Con le nuove ordinanze sul decoro urbano emanate dal sindaco Alemanno il 3 febbraio scorso, fra le altre cose, il Campidoglio ha giustamente quasi triplicato la sanzione amministrativa per chi non raccoglie dal suolo pubblico le deiezioni del proprio cane. 
  Da 100 euro di multa si è passati a 250, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Con le nuove ordinanze sul decoro urbano emanate dal sindaco Alemanno il 3 febbraio scorso, fra le altre cose, il Campidoglio ha giustamente quasi triplicato la sanzione amministrativa per chi non raccoglie dal suolo pubblico le deiezioni del proprio cane. </p>
<p>  Da 100 euro di multa si è passati a 250, e davvero si spera che l&#8217;entità della cifra e i maggiori controlli scoraggino un disgustoso malcostume dannoso anche, in termini di impopolarità, per la maggior parte dei civilissimi padroni di animali. </p>
<p>  Colpisce tuttavia la sproporzione con i 50 euro, immutati dal tariffario precedente, inflitti a chi butta a terra cartacce, lattine e altri oggetti non biodegradabili: appena un quinto della somma. </p>
<p>  Il manifesto della campagna, inoltre, recita un po&#8217; aggressivamente: &#8220;Il cane è tuo, il marciapiede di tutti.&#8221; Non una nota educativa sul fatto che, appunto, comportarsi in modo responsabile contribuisce a una convivenza migliore. Inoltre, ci si domanda se i vigili che hanno verbalizzato le prime sanzioni, di cui il Comune ha dato fiera nota, abbiano anche contestualmente verificato se i cani fossero dotati di microchip, come previsto dalla legge. Improbabile, dato che ben di radio i vigili sono dotati di lettori di microchip. </p>
<p>  Mentre parlare di cani suggerirebbe un investimento per contrastare il randagismo, poiché tale argomento è legato al risparmio di denaro pubblico e al miglioramento della gestione dei canili e dei servizi a essi correlati. Risultati che non si possono ottenere con il solo taglio dei fondi e delle convenzioni.<br />
Il fatto è che in quasi due anni, da parte di quest&#8217;amministrazione, ancora non si è visto un singolo progetto a favore degli animali o del verde pubblico.</p>
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		<title>Articolo 842 del Codice Civile</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 20:21:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Di fronte agli inesausti tentativi di deregolamentare la caccia, ultimo l&#8217;emendamento alla legge comunitaria 2010 che vorrebbe abolirne i limiti temporali al voto in Senato, si omette spesso di ricordare perché molti auspichino al contrario un passo indietro. Tali motivi si riassumono in parte nell&#8217;articolo 842 del codice civile, che conferisce ai cacciatori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Di fronte agli inesausti tentativi di deregolamentare la caccia, ultimo l&#8217;emendamento alla legge comunitaria 2010 che vorrebbe abolirne i limiti temporali al voto in Senato, si omette spesso di ricordare perché molti auspichino al contrario un passo indietro. Tali motivi si riassumono in parte nell&#8217;articolo 842 del codice civile, che conferisce ai cacciatori il diritto di entrare armati nelle proprietà altrui e sparare a 150 metri dalle abitazioni. </p>
<p>  Se i fucili a pallini hanno gittata di un centinaio di metri, le carabine per gli ungulati arrivano anche a 3.500. Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2006 i cacciatori in Italia erano 765mila, dimezzati rispetto agli anni 90, e nel Lazio se ne contavano 70.242. Una minoranza che gode del privilegio di introdursi in casa di terzi, a meno che la proprietà non sia interamente e senza soluzione di continuità recintata con altezza non inferiore a m1.20. Una soluzione antiestetica e soprattutto costosa, che non tutti in campagna desiderano o possono permettersi. Ma se non ci si barrica dentro a proprie spese si è costretti a subire la presenza di estranei armati. Può trattarsi di persone educate, ma anche di gente prepotente e minacciosa. Comunque sconosciuti. </p>
<p>  La caccia non consiste in una serie di eutanasie, ma comporta grida, rantoli, sangue, botti: può capitare che qualcuno non abbia voglia di assistere, o non desideri che i propri bambini guardino, in casa propria. I requisiti psicofisici minimi stabiliti dal Ministero della Salute per il rilascio del porto d&#8217;armi da caccia contemplano un occhio solo con gli occhiali (per ladifesa personale la visione dev&#8217;essere binoculare) e arti superiori sostituiti da protesi, purché buone.</p>
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		<title>Botticelle: sarà la volta buona?</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 09:57:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  E&#8217; bello iniziare l&#8217;anno col cuore caldo di speranze, e la riconoscenza va a chi ce le infonde. Così tutti quanti sanno che il cavallo è l&#8217;animale più diffusamente sfruttato e maltrattato, oltre che bestia da carne, hanno salutato con gioia l&#8217;annuncio del sottosegretario alla Salute Francesca Martini dello studio di una proposta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  E&#8217; bello iniziare l&#8217;anno col cuore caldo di speranze, e la riconoscenza va a chi ce le infonde. Così tutti quanti sanno che il cavallo è l&#8217;animale più diffusamente sfruttato e maltrattato, oltre che bestia da carne, hanno salutato con gioia l&#8217;annuncio del sottosegretario alla Salute Francesca Martini dello studio di una proposta di legge per proibirne la macellazione e tutelarne la vita.</p>
<p>  L&#8217;impresa è titanica. Si scontra con gli interessi dell&#8217;industria alimentare e con la logica usa e getta del pianeta sportivo di cui il cavallo è protagonista &#8211; corse, salto ostacoli, passeggiate. Stride con le esigenze del commercio e degli allevatori: una produzione che mira ai grandi numeri, ma è in contrasto col fatto che i cavalli anziani alla fine debbano essere collocati da qualche parte, e mantenuti da qualcuno.</p>
<p>  Ma sono difficoltà che il sottosegretario Martini, anticipando l&#8217;intenzione di muoversi in difesa di tutti i cavalli d&#8217;Italia, avrà ben valutato, memore dell&#8217;impossibilità di aiutare i soli 90 delle botticelle romane. Per loro, l&#8217;onorevole si prodigò a fine 2008, offrendo al sindaco Alemanno il contributo di un tavolo tecnico che fornisse le ragioni per cui era opportuno toglierli dal traffico. </p>
<p>  Erano appena morti due cavalli in circostanze drammatiche. Per un anno i quotidiani dedicarono al tema attenzione straordinaria, travolti da lettere di cittadini (mai interrotte) desiderosi di non vedere più gli animali soffrire in strada. Una conferenza stampa organizzata dall&#8217;Enpa appassionò le testate di tutto il mondo, dagli USA alla Cina. Il tavolo si pronunciò nel marzo 2009, ma forse non fu ascoltato, e nulla cambiò. Sarebbe splendido se le speranze ripartissero da quei 90.</p>
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		<title>Abeti: ora che è finita, ragioniamo?</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 22:26:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>margherita</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Ora che è finita, smantellate le decorazioni, non è raro purtroppo vedere abeti buttati per strada, spesso con rami e punta spezzati, come fossero immondizia. E&#8217; uno spettacolo tristissimo. Ma lo era pure, a rifletterci, guardarli qualche giorno fa, addobbati di palle e lustrini accanto al termosifone del Natale domestico. Lo stesso abete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Ora che è finita, smantellate le decorazioni, non è raro purtroppo vedere abeti buttati per strada, spesso con rami e punta spezzati, come fossero immondizia. E&#8217; uno spettacolo tristissimo. Ma lo era pure, a rifletterci, guardarli qualche giorno fa, addobbati di palle e lustrini accanto al termosifone del Natale domestico. Lo stesso abete in piazza, quello istituzionale, è un simbolo molto discutibile. </p>
<p>  Nei giorni precedenti alle feste, la Coldiretti aveva dichiarato aspettative di vendita sugli abetini, allevati da mille aziende agricole specializzate, nel numero di 6.5 milioni, per un fatturato di 140 milioni di euro. Questo giro di denaro non impedisce affatto di chiederci se sulla moquette e in mezzo alle automobili il sacrificio di queste conifere di montagna sia al giorno d&#8217;oggi così carino. </p>
<p>  Che l’albero sintetico sia meno ecologico è tutto da vedersi: la plastica è riciclabile, si acquista una volta sola e dura. L’abete è una creatura viva che perlopiù, passate le feste, morirà. Gettato via come un oggetto inutile. Qualcuno prova a ripiantarlo, ma non sempre si trova dove, e in moltissime regioni e città il clima non è propizio. </p>
<p>  A Roma per fare un esempio, da qualche stagione, lodando chi scelga di acquistare l’albero autentico, Ama e Forestale organizzano punti di raccolta delle piante dismesse, annunciando di ripiantumare quelle in migliori condizioni e trasformare in compost (che viene poi rivenduto!) il resto. Non c’è motivo di dubitare di una promessa virtuosa; ma si ignora dove tali riforestazioni avvengano, e quanti alberi passino poi la selezione. </p>
<p>  Riguardo gli immensi abeti esposti pubblicamente, come quelli che nella Capitale si vedono non solo a piazza San Pietro, ma pure da quest&#8217;anno a piazza Venezia, a Trinità dei Monti e in Campidoglio, si tratta di esemplari, prima o poi, destinati all’abbattimento per l’industria del legno. Sorte prestabilita da dottori forestali, artefici di sterminati, monotematici boschi. </p>
<p>  Tuttavia, prima del 1982 nessuno aveva mai sognato che Piazza San Pietro potesse necessitare di un abete morente. Fu un polacco che portò di persona a papa Wojtyla un albero mozzato, inaugurando una tradizione cui un numero straordinario di persone sensibili chiede inutilmente al Vaticano di rinunciare.</p>
<p>  Ragioniamo un po&#8217;, in vista dell&#8217;anno prossimo?</p>
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		<title>Botticelle: patetici provvedimenti del Campidoglio in tandem col Sottosegretario alla Salute</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2009 14:43:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>margherita</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Campidoglio]]></category>
		<category><![CDATA[Sottosegretario alla Salute]]></category>

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		<description><![CDATA[  Sembrerebbe impossibile, eppure è così: dopo mesi, parole, lettere, invocazioni, proteste, firme, lacrime per i cavalli morti, nella sostanza nulla cambia. Il Sindaco ha deciso che le botticelle rimangono in città, in mezzo alle automobili. Forse, chissà quando, verranno realizzate scuderie al Galoppatoio di Villa Borghese – dopo l’ampliamento del parcheggio sotterraneo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Sembrerebbe impossibile, eppure è così: dopo mesi, parole, lettere, invocazioni, proteste, firme, lacrime per i cavalli morti, nella sostanza nulla cambia. Il Sindaco ha deciso che le botticelle rimangono in città, in mezzo alle automobili. Forse, chissà quando, verranno realizzate scuderie al Galoppatoio di Villa Borghese – dopo l’ampliamento del parcheggio sotterraneo e se mai la soprintendenza concederà gli opportuni permessi, poiché alloggiare 90 cavalli più una rimessa per le carrozze richiede parecchia cubatura – ma non è nel parco che gli animali lavoreranno, come si era ipotizzato in alternativa all’auspicata dismissione del servizio.</p>
<p>  Fra i numerosissimi cittadini che gli hanno chiesto con fervore un gesto di gentilezza e modernità, e i quarantadue vetturini, Alemanno ha scelto di accontentare i secondi. Per farlo, ha aggirato chi gli sottoponeva con chiarezza il cuore della questione, vale a dire le associazioni animaliste &#8211; prima fra tutte l’Enpa, oltre al Partito Animalista Europeo e tanti altri &#8211; convocando un raduno di esperti di vario genere, dalla veterinaria al traffico, fuorché di questioni etologiche.<br />
Risultato di uno speciale tavolo di consulenza condotto dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini, in principio agguerrita abolizionista e poi forse trasformata lungo il cammino, sono alcuni controlli medici in più e davvero poco altro.  </p>
<p>  Quando poi si parla di “percorsi protetti”, bisognerebbe chiedersi  chi venga protetto da cosa. Non certo i cavalli dai veicoli a motore, visto che non sono state stabilite piste o corsie a loro esclusivamente riservate, ma solo nuovi e più ampi itinerari turistici a beneficio dei postiglioni. Quanto alle nuove divise, ride amaro il presidente dell’Enpa Lazio Claudio Locuratolo, osservando che è come pensare di affrontare la prevenzione degli infortuni sul lavoro facendo indossare una t-shirt agli operai.</p>
<p>  D’altro canto, è questo l’esito di lunghe consultazioni comunali e ministeriali. Esistono decisioni capaci di chiudere e risolvere i problemi. Altre, allargano il dibattito. Evidente che ci troviamo di fronte al secondo caso.</p>
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		<title>A FERRO E FUOCO</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 11:08:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>margherita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[caccia]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[A FERRO E FUOCO]]></category>
		<category><![CDATA[film documentario]]></category>

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		<description><![CDATA[LA VITA DEGLI ALTRI onlus
                                                   [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lavitadeglialtri.org">LA VITA DEGLI ALTRI onlus</a><br />
                                                                                                      comunicato stampa</p>
<p>                                                                                                               23 febbraio 2009</p>
<p>    Avranno inizio domani le riprese del film documentario A FERRO E FUOCO, un progetto della scrittrice e giornalista Margherita d’Amico sul tema della caccia nel nostro Paese, osservata da un punto di vista sociale e umano legato all’uso delle armi, alla fruizione della proprietà privata altrui, all’educazione alla violenza.<br />
Oggi in Italia i cacciatori sono poco più di 700.000, dimezzati rispetto al milione e mezzo dell’inizio degli anni Novanta, già in calo guardando ai due milioni che ancora animavano la categoria negli anni Ottanta.<br />
Un sondaggio Eurisko del 2005 dava l’82,5% del campione contrario a qualsiasi liberalizzazione della caccia, e il 74,1% era per l’abolizione totale della medesima.<br />
Eppure, proprio in questi giorni sono in discussione in Senato disegni di legge notevolmente vivaci nella direzione di liberalizzare l’attività venatoria e l’utilizzo delle armi a essa destinate, con indicazioni di abbassare l’età consentita per la caccia ai ragazzi di sedici anni.<br />
Particolarmente attuale dunque la riflessione su un argomento affrontato di solito sotto la sola luce delle stragi animali (che pure, grazie alle arbitrarie deroghe che hanno condotto all’uccisione di milioni di esemplari protetti, hanno posto sotto accusa UE tredici delle nostre regioni, e l’Italia è in attesa di conoscere sentenze e sanzioni) mentre di rado se ne considerano i fondamentali aspetti antropologici.<br />
A cominciare dai rapporti presentati dall’Associazione Vittime della Caccia a chiusura dell’ultima stagione venatoria: 41 morti e 85 feriti fra cacciatori e gente comune, che hanno richiesto 24 volte l’intervento di pubblici elisoccorsi. Continuando con l’articolo 842 del Codice Civile, che consente ai cacciatori di entrare nei fondi agricoli privati, a meno che non siano interamente e costosamente recintati, e sparare alle prede arrivando a una distanza di 150 metri dalle abitazioni. Un fucile a pallini può avere una gittata di 80-100 metri, ma la portata di una carabina per la caccia agli ungulati può raggiungere i 4.000 metri, alla pari di un’arma da guerra.<br />
In tema di armi e territorio, per sostenere i progetti di AMREF, nel 2002 Margherita d’Amico ha già realizzato con Luca Zingaretti il documentario “Gulu – una guerra dimenticata” (e anche un libro reportage pubblicato da Mondadori) testimonianza dal conflitto dell’Uganda settentrionale, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia.<br />
A FERRO E FUOCO è una produzione indipendente de LA VITA DEGLI ALTRI onlus.</p>
<p>                                         LA VITA DEGLI ALTRI onlus ¬<br />
                                           339.1926841 – 333.2118010<br />
                                             www.lavitadeglialtri.org</p>
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		<title>Chiamate subito per adottare i due cani a rischio di soppressione a Novazzano</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 14:18:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>margherita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[adottate i cani a rischio di soppressione in Svizzera]]></category>

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		<description><![CDATA[I dati della pensione:
Allevamento – Pensione del Mulino Prudenza di Corinne Ferrari Fani
6883 Novazzano
Svizzera
E-mail:
info@mulinoprudenza.com
corinne.ferrari@bluewin.ch
Telefono:
(0041) 79 2215270
Se siete intenzionati a adottare i cani chiamate subito la signora Corinne: lei ha dichiarato di non volerli sopprimere. Pur confidando nella sua buona fede, non è affatto certo che il Comune non decida altrimenti, visto che in assenza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I dati della pensione:</p>
<p>Allevamento – Pensione del Mulino Prudenza di Corinne Ferrari Fani<br />
6883 Novazzano<br />
Svizzera</p>
<p>E-mail:<br />
info@mulinoprudenza.com<br />
corinne.ferrari@bluewin.ch</p>
<p>Telefono:<br />
(0041) 79 2215270</p>
<p>Se siete intenzionati a adottare i cani chiamate subito la signora Corinne: lei ha dichiarato di non volerli sopprimere. Pur confidando nella sua buona fede, non è affatto certo che il Comune non decida altrimenti, visto che in assenza di testamento i cani sono considerati oggetti di proprietà dello Stato.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>A Novazzano STANNO PER ESSERE UCCISI SENZA MOTIVO due pastori tedeschi</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 00:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>margherita</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mulino di Prudenza]]></category>
		<category><![CDATA[Novazzano]]></category>
		<category><![CDATA[Offensiva Animalista]]></category>

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		<description><![CDATA[COMUNICATO DI OFFENSIVA ANIMALISTA
Offensiva animalista ha appreso che la pensione Il Mulino di Prudenza di Novazzano (http://www.mulinoprudenza.com/) si appresta ad uccidere due pastori tedeschi, Orso Gea, lì ospitati poiché il proprietario è deceduto recentemente.
Questo solo perché la struttura sembra non avere spazio dove tenerli.
I cani sono sani e docili, come ha riconosciuto lo stesso canile. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COMUNICATO DI OFFENSIVA ANIMALISTA</p>
<p>Offensiva animalista ha appreso che la pensione Il Mulino di Prudenza di Novazzano (http://www.mulinoprudenza.com/) si appresta ad uccidere due pastori tedeschi, Orso Gea, lì ospitati poiché il proprietario è deceduto recentemente.</p>
<p>Questo solo perché la struttura sembra non avere spazio dove tenerli.<br />
I cani sono sani e docili, come ha riconosciuto lo stesso canile. Ma si parla di soppressione come se si trattasse del provvedimento più normale del mondo.<br />
Come sia possibile uccidere animali sani e che non hanno mai dato fastidio a nessuno, peraltro dopo pochi giorni di permanenza, è un atteggiamento che non fa certo onore al nostro Paese.</p>
<p>Qui non c&#8217;è di mezzo un presunto dogo che ha morso un padrone violento e irresponsabile. Ci sono due cani buoni come il pane, a detta di tutti.</p>
<p>Ma se nessuno li adotterà, le civili norme che regolano il nostro vivere, porranno legalmente fine alla loro vita.<br />
È disgustoso.</p>
<p>In altri paesi le soppressioni ingiustificate &#8211; e questa lo è certamente &#8211; sono vietate dalla legge.<br />
Chiediamo pertanto con forza e determinazione alla classe politica di intervenire, emanando una legge che proibisca la soppressione di animali domestici sani.</p>
<p>Che il governo e il Gran Consiglio intervengano non solo per vietare razze o definirne altre pericolose. Ma, una volta tanto, per salvare la vita a quello che dovrebbe essere il miglior amico dell&#8217;uomo.<br />
Anche se tutti se ne dimenticano un po&#8217; troppo spesso.</p>
<p>Offensiva Animalista &#8211; la nuova realtà per la liberazione animale in Svizzera &#8211; www.offensiva-animalista.ch</p>

<a href='http://www.margheritadamico.com/2009/02/il-mulino-di-prudenza-di-novazzano-sta-per-uccidere-senza-motivo-due-pastori-tedeschi/csc_0140/' title='csc_0140'><img width="150" height="150" src="http://www.margheritadamico.com/wp-content/uploads/2009/02/csc_0140-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="csc_0140" /></a>
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