Category: Varie

Liberazione di animali e cause propizie

By margherita, February 10, 2009 12:24 am

A Porta Portese non si fa distinzione fra esseri viventi: nello specifico in Rolli, presso il centro di meditazione buddista Anshin – significa pace del cuore – si pratica in comunione con gatti e alberi, e su richiesta si compiono cerimonie funebri per animali scomparsi e rimpianti.

I fondatori Annamaria Gyoetsu Epifania e Guglielmo Doryu, sono monaci zen sotu, impegnati anche nel sociale e in un progetto che promuove le diversità religiose nelle scuole. Alla protezione delle altre specie, nel giardino pieno di gelsomini e piante esotiche, con tanto di laghetto abitato da pesci di ogni colore, dedicano particolare cura. Sia in nome delle vite precedenti del Buddha che fu uccellino, scimmia, cervo bianco, sia perché salvarli, liberarli dalla prigionia, accudirli, aiuta il nostro percorso.

Tuttavia, al contrario di quello tibetano, il buddismo zen giapponese non prevede l’accumulo di meriti. Un giorno Annamaria e Guglielmo ricevettero la visita di un amico lama, il cui fratello, gravemente malato, si era ridotto quasi in agonia. Il lama, convinto che restituire la libertà a creature destinate alla gabbia o alla morte significasse creare una causa propizia, aveva organizzato in India l’acquisto di un camion colmo di pesce ancora vivo, diretto al mercato. Il veicolo girò intorno a uno stupa, tradizionale monumento funerario, quindi andò a restituire il carico alle acque. Di lì a poco il fratello superò la crisi e guarì.

Al centro Anshin non si fa per ottenere qualcosa in cambio, tuttavia durante alcuni canti passano anatre e cani. E si dice che una certa gatta partecipi concentratissima alla stessa meditazione, adagiata fra due cuscini, con la fronte sempre rivolta alla parete

Keya e il Coprimedicazione MediPet

By margherita, February 2, 2009 12:21 pm

Emanuela Troiani, grafica, incontra la lupa Keya vagante per le vie di Roma sotto un diluvio nel 1998. E’ in affitto, il proprietario non vuole cani e di lì a poco le due si trasferiscono a Torvajanica. Keya è bella, ha una cucciolata, poi nel 2002 noduli alle mammelle suggeriscono la sterilizzazione.

L’intervento dura misteriosamente 4 ore. Quando le porte della sala si aprono, Emanuela la trova ancora addormentata e avvolta in un lenzuolo, e così viene invitata a portarla via, con la spiegazione che a causa di certe aderenze l’intervento è stato difficile. Il risveglio avviene solo a notte fonda. Tre giorni dopo la schiena di Keya si squarcia dalle scapole alla coda, come scoperchiata da una spaventosa ustione. Sarà un capace veterinario di Nettuno a ipotizzare un danno causato dalle prolungate sollecitazioni termiche della sfortunata operazione, rimediabile in buona parte con un intervento plastico, che richiede tuttavia tre anni di preparativi.

Per affrontare il bisturi, la pelle di Keya deve cicatrizzare a sufficienza; perciò Emanuela inizia a manovrare garze e magliette con lo scopo di alleviare in ogni modo possibile il disagio della malata. Raffinandosi sempre più, tanto da arrivare a brevettare, assieme a un’amica esperta in tessuti tecnici, uno speciale cappottino con marchio depositato, il Coprimedicazione MediPet (a breve in commercio, parte degli introiti andranno all’Oasi degli Animalisti Italiani e all’associazione Antari) di colore verde, con la scritta “animale ferito” per avvisare i passanti. Vari i tipi; da addome per le sterilizzazioni, antibatterico, antidecubito. Ciascuno porta il nome di un cane. Ovvio che il modello dorso si chiami Keya.

BOTTICELLE: Alemanno manterrà le promesse?

By margherita, January 21, 2009 12:36 pm

Più o meno dovremmo esserci. Il sindaco Alemanno manterrà quanto promesso al tavolo convocato più di un mese fa in merito alla questione botticelle?

Incaricò allora il sottosegretario alla Salute Francesca Martini di creare un gruppo di lavoro per mettere insieme una serie di valutazioni tecniche in grado di aiutarlo a produrre un giudizio finale, ma disse anche che, prima di esprimersi, avrebbe senz’altro incontrato di nuovo le associazioni animaliste, sostenitrici del punto centrale dell’intera questione.

Una valutazione che infatti non compete ad alcun veterinario o urbanista, ma rappresenta il cuore del problema, e riguarda il benessere, in questo caso il malessere, dei cavalli considerato da un punto di vista etologico, empatico e morale.

Di certo, se il Sindaco è uomo di parola, prima di trarre le proprie conclusioni ascolterà come annunciato anche questa fondamentale elaborazione.

Ricordi a Villa Strohl-fern

By margherita, January 6, 2009 4:11 pm

Entrando a Villa Borghese da via Pinciana, due cartelli marmorei intitolano rispettivamente un tratto di viale e uno slargo a Antonello e Francesco Trombadori. Al figlio giornalista, politico, estroverso, l’ingresso. Più nascosta la lapide paterna, nello stile di un pittore che con identica passione vendette quadri al Re e ai bidelli delle scuole dove seguitò a insegnare disegno ai ragazzini, rifiutando titoli accademici. La stessa moglie apprese di un cavalierato riordinando i cassetti.

Ma attraversiamo il Parco e arriviamo a Villa Strohl-fern. Fra quelle mura, vincolato dal Ministero dei Beni Culturali con quadri e arredi, è rimasto intatto lo studio in cui dal 1920 fino alla scomparsa nel 1961, l’importante artista siracusano visse e dipinse. Non solo. Qui, su appuntamento (339.2036276) e a titolo gratuito, Donatella Trombadori, secondogenita di Francesco e custode di opere e memorie, nonché presidente dell’Associazione Amici di Villa Strohl-fern, accoglie fino venti visitatori alla volta per raccontare della straordinaria compagine che abitò nel grande giardino romantico e un po’ esoterico di un mecenate alsaziano innamorato della natura, della cultura, del bello.

Lavandaie friulane immersero nel fontanone i panni di Carlo Levi e Ludovico Bragaglia; d’estate l’uomo del ghiaccio passava a refrigerare chi poteva pagare. Qui, Arturo Martini scolpì la Donna al Sole e Ercole Drei la stele Il Lavoro dei Campi oggi all’Eur. Ascoltare simile testimonianza è un incomparabile lusso. Bambina, Donatella Trombadori vide il pittore dalmata Giuseppe Lallich curare fiori di mille consistenze e colori, e ad occhi chiusi ci fa ancora immaginare i lucernai rivolti a nord.

SMETTIAMO DI ANDARE IN SVIZZERA

By margherita, December 16, 2008 12:49 am

Perché chi ama i cani e gli animali in genere, mi domando, dovrebbe pensare di andare in vacanza in Svizzera? Non c’è montagna, natura o bellezza capace di giustificare un atteggiamento come quello che questo Paese, per altri versi così civile – e anche piuttosto giudicante nei confronti degli altri – ostenta di questi tempi.

(Non dimentichiamo l’uccisione dell’orso JJ3 avvenuta per mano degli elvetici nel giorno delle ultime elezioni politiche italiane, vale a dire nelle ventiquattro ore in cui non c’era nessun ministro in carica in grado di opporsi all’esecuzione.)

Non sono bastate le lettere, gli appelli, la raccolta di centinaia di firme a risparmiare la vita a un povero cane sordo, colpevole di aver morso un padrone che gli spegneva sigarette nell’orecchio, per il quale erano pronte non una, ma mille possibilità di adozione.

In Svizzera, se qualcuno desidera disfarsi del proprio cane o gatto, può legalmente farlo uccidere.
In alcuni cantoni della Svizzera orientale, c’è ancora chi MANGIA questi animali domestici.
I canili Svizzeri sono molto comodi, vuoti e puliti perché i cani vi soggiornano brevemente: dopo pochi giorni vengono eliminati.

Noi, dall’Italia, non possiamo intervenire sulla legislazione Svizzera.
Però possiamo smettere di andare in Svizzera.
Possiamo smettere di frequentare i loro alberghi, le loro piste da sci, i loro ristoranti e tutto sommato possiamo forse fare anche a meno di una serie di prodotti che provengono da quelle parti, fintanto che in Svizzera non incominciano a comportarsi in modo più ragionevole con gli animali.

A nostra immagine

By margherita, October 25, 2008 12:01 am

A Genova c’è in questi giorni una mostra dal titolo “Against nature?” basata su quella che viene individuata come omosessualità nel mondo animale. Non ci sono andata (ne ho visto diverse fotografie non molto significative) ma trovo la domanda di base poco interessante, o forse mal posta. Né me ne sarei occupata, se oggi il giornale non mi avesse chiesto un piccolo commento in merito, che qui riporto con un paio di osservazioni in più.

Una decina di anni fa, in tema di effusioni fra animali dello stesso sesso, fu accolto come provocatorio il libro “Biological exuberances” del ricercatore Bruce Bagemihl che descriveva una varietà di casi, dalle masturbazioni orali fra gorilla alla vivacità erotica dei delfini, senza però giungere a particolari conclusioni.

Le valutazioni di tanti suoi illustri predecessori e contemporanei si basano piuttosto sull’osservazione di circostanze e dinamiche sociali. La cattività, ad esempio, può guidare gli istinti attraverso fortissime, alienanti costrizioni. In libertà, invece, il primo spunto viene offerto dagli equilibri del branco, che spesso pone la necessità di stabilire gerarchie anche attraverso la dominanza sessuale. Esistono poi fasi, nella crescita e nella maturità di un singolo soggetto, che contemplano esplorazione, affettività, piacere.

E’ tuttavia erroneo, sovente pretestuoso, leggere in chiave antropomorfa ciò che appartiene, una per una, a tante altre specie. Oltretutto, in materia di eros non sempre i paragoni sono gratificanti. Uno studio comparativo fra uomo e primati ha stabilito che il primo ha il pene più lungo: tredici centimetri di media contro gli otto dei secondi. Ma la scienza non è mai riuscita a giustificare tanto sfarzo se non come elemento da parata, pari alla coda del pavone, che non corrisponde a funzionalità: i testicoli umani sono di entità assai modesta, e la stessa erezione avviene attraverso un complesso e niente affatto infallibile fallibile sistema a pompa, mentre le scimmie si limitano, appena occorre, a muovere un muscolo e alzare un osso.

Il ricondurre ogni aspetto della natura al nostro modo di vedere è miope, soprattutto quando – con grande frequenza – attribuiamo intenzioni morali attraverso l’interpretazione delle stesse parole. Così l’attitudine del gatto a considerare le opportunità diventa opportunismo, mentre la struttura piramidale della sua comunità rende fedele il cane.

Negli esseri viventi, nessuno escluso, il sesso non si limita alla finalità riproduttiva, ma esprime una serie di sfumature, sensibilità, esigenze e originalità legate al fatto che in principio siamo tutti individui.

Rete sommersa

By margherita, October 19, 2008 11:36 pm

Simone ha tredici anni, è biondo, ottima parlantina – di solito elemento di fascino, qualche rara volta fonte di guai – e gli piacciono molto teatro e musica. Giovedì pomeriggio è solo in casa e siede al computer. Sta cercando su un sito popolarissimo, soprattutto fra i giovani, un videoclip da scaricare. Lo trova, e quando l’operazione è completata ci clicca su. Ma invece di American Boy, si apre quello che è senza dubbio un filmato porno.

Cose simili in rete accadono, e vengono in genere prese come perdite di tempo. Tuttavia, le immagini che scorrono davanti a Simone hanno qualcosa di insolito. Si tratta di due maschi che praticano sesso orale, ma non è un banale video gay: il più attivo dei partecipanti è un bambino che non avrà più di nove anni. Con raccapriccio Simone chiude l’allegato e, piuttosto turbato, si domanda cosa sia giusto fare. L’imbarazzo è grande, ma dopo una riflessione decide di risparmiare i nervi della mamma e telefona al papà, in giro per lavoro. Questi gli promette che arriverà subito e lo prega di rimanere tranquillo.

Nell’attesa, però, Simone sente di voler fare di più e chiama il 112. Prudente, domanda: “Mi scusi, di cosa vi occupate esattamente?” Dall’altra parte: “Ci dica lei cosa desidera, piuttosto!” Allora Simone spiega di essere un ragazzino e descrive nel dettaglio l’incidente. I militari gli prestano subito attenzione e vogliono il numero di suo padre, che nel frattempo ha raggiunto casa e invia loro per posta elettronica la pagina in questione.

Verso sera, Simone riceve le lodi dei carabinieri. Ma non sappiamo quanto il prezioso tassello da lui fornito abbia contribuito a un’indagine che si direbbe assai complessa.

Salviamo Villa Borghese

By margherita, October 10, 2008 12:37 am

SALVIAMO VILLA BORGHESE: DA DOVE INCOMINCIAMO? BISOGNA:

1) Considerare Villa Borghese nella sua totalità, Pincio e Bioparco inclusi.

2) Richiedere trasparenza immediata circa amministrazione, appalti, concessioni, cessioni, vigilanza e competenze sull’intero territorio. La Villa infatti costa al Comune un mucchio di denaro, assolutamente mal speso. Lo stesso impegno economico potrebbe fruttare risultati eccellenti.

3) La pulizia dei giardini viene eseguita poco dall’Ama e, in parte, anche da ditte private. Non quotidianamente. La Villa, specialmente in certi giorni, è un cumulo di immondizie. A) Per quanto riguarda il giardinaggio, gli appalti alle ditte (fornite di adeguate qualifiche? – alcune si servono di detenuti, ma che io sappia sono stati sospesi da tempo i corsi di formazione in carcere) prevedono ingente erogazione di denaro pubblico, ma non impongono direttive specifiche e competenti. B) Gli alberi vengono potati sempre nei periodi sbagliati, ovvero le stagioni vegetative – primavera e estate – in cui tra l’altro gli uccelli nidificano, con conseguente distruzione di uova e pulcini. Un parco ha bisogno della biodiversità, dagli insetti, agli uccelli, agli scoiattoli, alle piante, tutto gli è necessario per sopravvivere. L’equilibrio di Villa Borghese è stravolto. C) Le potature sono eseguite in modo folle. Le chiome dei pini e dei cedri piantati nel 1600 dal Cardinale Borghese (alberi che andrebbero potati pochissimo) sono ridotte a ciuffetti arrampicati in cima a tronchi altissimi. E’ il miglior modo di far sviluppare un albero solo in altezza, sottoponendolo al rischio di crollo – e non è che un esempio. D) Un sistema di irrigazione, pagato un mucchio di soldi, è così mal congegnato che paradossalmente essicca i prati, crea dannose pozze, e i suoi getti colpiscono i tronchi degli alberi, con grave danno per i medesimi. E) Per anni il Comune ha ovviato a tali disastri srotolando sul terreno zolle d’erba precoltivata: non solo non è servito a nulla, ma ora l’intero parco è pieno di rete di nylon che affiora dal terreno.

4) Troppi alberi sono stati abbattuti in barba alle leggi italiane e europee che tutelano le specie protette. Non solo all’interno, ma anche ai margini della Villa: dal cipresso di Lawson, il 10 luglio scorso, a ridosso dei propilei del Canina dov’è previsto l’ampliamento della stazione Flaminio, al platano di viale Lubin, dove si è invece insediato un orrendo mercatino.

5) Esiste una ZTL già installata, ma per misteriose ragioni non attiva, dal lato di piazzale Firdoski e via Omero. Di qui entrano a centinaia le auto, soprattutto quelle dei genitori degli alunni di Chateaubriand che non hanno voglia di raggiungere a piedi, con brevissimo tragitto, l’ingresso secondario.

6) All’ingresso di Via Pinciana, ad agosto si sono fermate le ruspe dell’Acea. Delibere firmate l’inverno scorso dalle soprintendenze autorizzerebbero, per consentire l’installazione di una nuova condotta, un lunghissimo tratto di scavi all’interno della Villa, anche accanto alle radici degli alberi secolari e già molto sofferenti, fino ad attraversare l’intera Valle dei Platani. Va innanzitutto richiesta trasparenza sulle delibere: chi, come e perché le ha rilasciate?

7) Il Concorso Ippico Internazionale di Piazza di Siena. Il campo ostacoli è stato rifatto in sabbia e coperto di erba sintetica (quest’anno no) per ragioni tecniche richieste dalla Federazione Equestre Internazionale. Il Comune infatti non riusciva a garantire un fondo adatto a una competizione internazionale di quel livello, con pericolo per l’incolumità di cavalli e cavalieri. Ricordiamo che alle attività equestri l’ovale è destinato fin dalle origini. Il problema – grave – dello CSIO è piuttosto il villaggio sponsor, enorme e devastante da una quindicina d’anni, che blocca gran parte della Villa per molti mesi. Comporta l’installazione di strutture enormi, che devono essere trasportate da una quantità di mezzi pesanti a causa dei quali un intero viale non ha più lastricato, forma, canali di scorrimento per l’acqua piovana. Prima che tutto ciò fosse permesso, i romani accedevano alla manifestazione anche a prezzi popolari, su gradinate e prato sotto l’Orologio: a causa del villaggio sponsor che occupa l’intera area questo non è più possibile.

8) Il Bioparco, un luogo che nega tutti i presupposti sui quali fu rifondato negli anni Novanta e di cui si chiede che gestione e amministrazione, trasformata da decennale spa a compartecipazione privata (51% Comune e 49% Costa, cui per qualche oscuro motivo abbiamo regalato 17 meravigliosi ettari nel cuore della Villa) all’odierna fondazione, siano rese pubbliche. Incominciando dai bollettini che ufficialmente relazionavano la morte dei singoli animali, interrotti senza spiegazione parecchie stagioni fa, all’impressionante quantità di sovvenzioni erogate, alle denunce degli animalisti, a responsabili scriteriati e inqualificabili, in testa il presidente finito a Striscia la Notizia per aver ucciso un cobra infilandolo vivo in un congelatore – morte orrenda – con la scusa che “non si disponeva al momento di antidoto al suo veleno”. Laddove accertata l’illegittimità della cessione a privati sarebbe bello riconsegnare l’area ai cittadini, con una destinazione zoologica etica: vi si potrebbe realizzare un parco-canile, allargare la sede della Lipu (sono bravissimi e penalizzati: gli unici che forniscano un servizio immediato al cittadino che raccolga uccelli o animali selvatici feriti), un centro studi. L’architettura del Bioparco ha un suo interesse ed è del tutto abbandonata, per tacere degli alberi. Le casette realizzate senza dare nell’occhio a ridosso di via Mercadante per anziani e disabili sono concettualmente assurde, finché il luogo rimane in simili termini. Vecchi e handicappati dentro lo zoo?!

9) Di notte la Villa rimane aperta e incustodita, diventando terra di nessuno e bivacco di vagabondi, come testimonia la grande quantità di rifiuti e feci umane. Nemmeno i cancelli del Giardino del Lago vengono più chiusi. Cigni e anatre sono assai ridotti nel numero poiché catturati e uccisi nottetempo da vagabondi, nuotano su acque luride e possono nutrirsi solo grazie all’iniziativa di un paio di privati. Per loro non è prevista alcuna forma di accadimento ufficiale. Il Tempietto di Esculapio è una latrina. I viali della Villa sono percorsi da automobili. Chiunque può portar via, indisturbato, statue o frammenti, nonché praticare devastazioni.

10) Al Pincio, di fronte al Bar dell’Orologio, si sono installate alcune baracche commerciali. Una specie di giostra (non quella tradizionale nei pressi della Terrazza): venditori stabili di giochi, bibite e palloni. Infine il Galoppatoio. E’ concesso a privati: chi? Perché? Per quanto tempo ancora? Volge in raccapricciante stato di degrado. E poi, cosa ne sarà durante l’ampliamento del parcheggio?

Storia di Birillo: ATTENZIONE alle adozioni all’estero

By margherita, October 8, 2008 12:21 am

Lodovica Mairè Rogati (figlia di Elio: consigliere parlamentare, ex-diplomatico, docente universitario) è una bella e giovane attrice. Fra gli interpreti di “Matrimonio alle Bahamas” con Massimo Boldi, ha condotto programmi televisivi sia alla Rai che per MTV inglese; conta su una lunga esperienza di reporter in Africa ed è pazza per gli animali.

Volontaria al canile di Porta Portese già a 12 anni, rallegra i genitori rincasando con ogni specie di esemplare ferito o abbandonato. Adulta, si perfeziona. Ne sa qualcosa il giovanotto che un giorno torna con lei in auto da Napoli: a bordo autostrada Lodovica scorge due cani a terra nel sangue. “Sono morti,” dice lui. Ma lei gli chiede di accostare comunque. Uno, in effetti, è rigido. L’altro, un setter, respira ancora. Nuovo itinerario, la Clinica Etiopia: Razzo ha salva la vita. Specialità di Lodovica diventano le adozioni private; anche grazie alla comunità animalista di Internet riesce a organizzarne una decina l’anno. Più che mai scrupolosa, ogni volta verifica l’attendibilità del destinatario, con cui rimane in contatto per l’intera vita del cane; non di rado nascono belle amicizie.

La scorsa primavera Lodovica trova Birillo, meticcio di un anno, molto affettuoso. Lo porta a casa, lo cura, quindi mette un annuncio con foto. D’estate, anziché una e-mail, riceve una telefonata da Tenero, vicino Locarno. E’ una ragazza di nome Romina, ha due bambini e sarebbe felicissima di accogliere il cane. Seguono lunghe conversazioni al telefono, Lodovica le fa firmare un modulo standard con l’impegno di restituirle Birillo in caso di problemi, quindi chiede ad amici che si trovano in Svizzera di andare a incontrarla, visionando casa e contesto: trovano tutto a posto. Birillo parte tranquillo, Lodovica va in vacanza in barca.

Dalla Corsica riceve frequenti chiamate di Romina, dapprima entusiasta. Poi, però, il tono si fa strano e la donna inizia a dire che il cane ha combinato qualche guaio. Ma alla comunicazione successiva è di nuovo allegra e invia col cellulare foto dei bimbi abbracciati a Birillo. In mezzo al mare, Lodovica inizia a provare inquietudine. Di lì a poco, infatti, Romina si fa viva gridando che Birillo ha morso il figlio, salvo poi ritrattare. Lodovica allora le dice che manderà subito un volontario a prelevarlo. Più calma, Romina rifiuta e la prega di lasciarla tentare ancora. Angosciata, Lodovica rientra a Roma e l’avverte che si sta mettendo in viaggio di persona, per riprendere il cane. All’altezza di Firenze le telefona, ma Romina riattacca e invece manda un sms invitandola a chiamare Luca Bacciarini, veterinario cantonale. Lodovica compone di corsa il numero e spiega al dottore di essere in cerca di Birillo, il suo cane.
“L’ho soppresso ieri,” risponde placido quello.
Sotto choc, Lodovica chiede chi mai l’abbia autorizzato a fare una cosa del genere.
“Capisco che voi italiani siete abituati alla spazzatura di Napoli e ai veterinari che agiscono fuori dalla legalità,” ribatte Bacciarini “qui invece agiamo secondo le regole.”

Fra lacrime e insulti, viene fuori che Romina (la quale poi, in una lettera, ammetterà di aver mentito in preda a una crisi isterica) ha consegnato Birillo dichiarandolo aggressivo. Peccato che manchino referti medici e denunce indispensabili a dimostrarne la pericolosità, ovvero quanto, apprende Lodovica dall’associazione animalista svizzera Atra, occorre al Cantone per uccidere un animale. Privatamente invece (ma non è il caso di Birillo) chiunque, in terra elvetica, pagando può ottenere che un cane sia abbattuto, anche solo perché venuto a noia.

La storia gira in rete, la comunità zoofila scrive a Romina e ai veterinari centinaia di mail indignate. Lodovica riceve al telefono minacce di morte. E apprende che i lindi canili svizzeri accolgono non più di 8 ospiti alla volta: a breve vengono eliminati. Adottarli è costoso, perciò giungono tante richieste al nostro Paese.
Decisa a sporgere querela e a rivolgersi al Nirda del Corpo Forestale dello Stato, Lodovica sta diramando a tutti i canili, le associazioni e gli amanti degli animali la sua spaventosa esperienza. Già nelle ultime ore è emerso un dramma sventato dall’Associazione Volontari Canile di Porta Portese, riusciti a recuperare una cagnolina, mandata in Svizzera da un signore, che stava per condividere la sorte di Birillo.

Parole e parole

By margherita, September 29, 2008 11:16 pm

Anche Daniele Luttazzi a tempo debito è stato innocente. Un giorno, a cinque anni, entra in cucina sgranocchiando un biscotto. La mamma lo vede e subito gli chiede donde provenga il dolcetto. “L’ho preso.” risponde lui. “E dove?” insiste lei. “L’ho preso dalla Pina,” precisa Daniele, riferendosi alla familiare padrona dell’alimentari accanto casa. “Non l’hai preso, l’hai rubato,” obietta la mamma. “Ma no, l’ho preso!” protesta Daniele. E la mamma, gentilmente ferma: “Neanche per sogno: l’hai rubato. Adesso per piacere torni dalla Pina e le dici che hai rubato un biscotto.” Lui si dispera: “Non posso, mi vergogno!” Ma lei è irremovibile e gli ripete di recarsi senza indugio al negozio.

Spalle al muro, al giovanissimo Luttazzi non rimane dunque che avviarsi, con la morte nel cuore. Tornando sui propri passi Daniele si fa coraggio. Una volta a destinazione apre la porta dell’alimentari, e come d’abitudine negli esercizi di una volta suona il campanello per segnalare l’ingresso del cliente, che in quel momento gli echeggia carico di disonore. La signora Pina, ovviamente avvisata per telefono da sua madre, accoglie Daniele con un sorriso e gli domanda qual buon vento lo riporti lì tanto presto. Lui stringe i denti e confessa. “Sono venuto a dire che ho rubato un biscotto.” Pina allora, trattenendosi dal ridere, dichiara allegra che ha giusto pronta lì una cosa adatta ai bambini buoni. Fruga sotto il bancone e gli porge ciò che ne ha estratto, ovvero un intero pacco di dolci.

Di lì a poco, Daniele rientra in casa a tutta birra. “Mamma!” grida “ho vinto un sacchetto di biscotti!”

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