SALVIAMO VILLA BORGHESE: DA DOVE INCOMINCIAMO? BISOGNA:
1) Considerare Villa Borghese nella sua totalità, Pincio e Bioparco inclusi.
2) Richiedere trasparenza immediata circa amministrazione, appalti, concessioni, cessioni, vigilanza e competenze sull’intero territorio. La Villa infatti costa al Comune un mucchio di denaro, assolutamente mal speso. Lo stesso impegno economico potrebbe fruttare risultati eccellenti.
3) La pulizia dei giardini viene eseguita poco dall’Ama e, in parte, anche da ditte private. Non quotidianamente. La Villa, specialmente in certi giorni, è un cumulo di immondizie. A) Per quanto riguarda il giardinaggio, gli appalti alle ditte (fornite di adeguate qualifiche? – alcune si servono di detenuti, ma che io sappia sono stati sospesi da tempo i corsi di formazione in carcere) prevedono ingente erogazione di denaro pubblico, ma non impongono direttive specifiche e competenti. B) Gli alberi vengono potati sempre nei periodi sbagliati, ovvero le stagioni vegetative – primavera e estate – in cui tra l’altro gli uccelli nidificano, con conseguente distruzione di uova e pulcini. Un parco ha bisogno della biodiversità, dagli insetti, agli uccelli, agli scoiattoli, alle piante, tutto gli è necessario per sopravvivere. L’equilibrio di Villa Borghese è stravolto. C) Le potature sono eseguite in modo folle. Le chiome dei pini e dei cedri piantati nel 1600 dal Cardinale Borghese (alberi che andrebbero potati pochissimo) sono ridotte a ciuffetti arrampicati in cima a tronchi altissimi. E’ il miglior modo di far sviluppare un albero solo in altezza, sottoponendolo al rischio di crollo – e non è che un esempio. D) Un sistema di irrigazione, pagato un mucchio di soldi, è così mal congegnato che paradossalmente essicca i prati, crea dannose pozze, e i suoi getti colpiscono i tronchi degli alberi, con grave danno per i medesimi. E) Per anni il Comune ha ovviato a tali disastri srotolando sul terreno zolle d’erba precoltivata: non solo non è servito a nulla, ma ora l’intero parco è pieno di rete di nylon che affiora dal terreno.
4) Troppi alberi sono stati abbattuti in barba alle leggi italiane e europee che tutelano le specie protette. Non solo all’interno, ma anche ai margini della Villa: dal cipresso di Lawson, il 10 luglio scorso, a ridosso dei propilei del Canina dov’è previsto l’ampliamento della stazione Flaminio, al platano di viale Lubin, dove si è invece insediato un orrendo mercatino.
5) Esiste una ZTL già installata, ma per misteriose ragioni non attiva, dal lato di piazzale Firdoski e via Omero. Di qui entrano a centinaia le auto, soprattutto quelle dei genitori degli alunni di Chateaubriand che non hanno voglia di raggiungere a piedi, con brevissimo tragitto, l’ingresso secondario.
6) All’ingresso di Via Pinciana, ad agosto si sono fermate le ruspe dell’Acea. Delibere firmate l’inverno scorso dalle soprintendenze autorizzerebbero, per consentire l’installazione di una nuova condotta, un lunghissimo tratto di scavi all’interno della Villa, anche accanto alle radici degli alberi secolari e già molto sofferenti, fino ad attraversare l’intera Valle dei Platani. Va innanzitutto richiesta trasparenza sulle delibere: chi, come e perché le ha rilasciate?
7) Il Concorso Ippico Internazionale di Piazza di Siena. Il campo ostacoli è stato rifatto in sabbia e coperto di erba sintetica (quest’anno no) per ragioni tecniche richieste dalla Federazione Equestre Internazionale. Il Comune infatti non riusciva a garantire un fondo adatto a una competizione internazionale di quel livello, con pericolo per l’incolumità di cavalli e cavalieri. Ricordiamo che alle attività equestri l’ovale è destinato fin dalle origini. Il problema – grave – dello CSIO è piuttosto il villaggio sponsor, enorme e devastante da una quindicina d’anni, che blocca gran parte della Villa per molti mesi. Comporta l’installazione di strutture enormi, che devono essere trasportate da una quantità di mezzi pesanti a causa dei quali un intero viale non ha più lastricato, forma, canali di scorrimento per l’acqua piovana. Prima che tutto ciò fosse permesso, i romani accedevano alla manifestazione anche a prezzi popolari, su gradinate e prato sotto l’Orologio: a causa del villaggio sponsor che occupa l’intera area questo non è più possibile.
Il Bioparco, un luogo che nega tutti i presupposti sui quali fu rifondato negli anni Novanta e di cui si chiede che gestione e amministrazione, trasformata da decennale spa a compartecipazione privata (51% Comune e 49% Costa, cui per qualche oscuro motivo abbiamo regalato 17 meravigliosi ettari nel cuore della Villa) all’odierna fondazione, siano rese pubbliche. Incominciando dai bollettini che ufficialmente relazionavano la morte dei singoli animali, interrotti senza spiegazione parecchie stagioni fa, all’impressionante quantità di sovvenzioni erogate, alle denunce degli animalisti, a responsabili scriteriati e inqualificabili, in testa il presidente finito a Striscia la Notizia per aver ucciso un cobra infilandolo vivo in un congelatore – morte orrenda – con la scusa che “non si disponeva al momento di antidoto al suo veleno”. Laddove accertata l’illegittimità della cessione a privati sarebbe bello riconsegnare l’area ai cittadini, con una destinazione zoologica etica: vi si potrebbe realizzare un parco-canile, allargare la sede della Lipu (sono bravissimi e penalizzati: gli unici che forniscano un servizio immediato al cittadino che raccolga uccelli o animali selvatici feriti), un centro studi. L’architettura del Bioparco ha un suo interesse ed è del tutto abbandonata, per tacere degli alberi. Le casette realizzate senza dare nell’occhio a ridosso di via Mercadante per anziani e disabili sono concettualmente assurde, finché il luogo rimane in simili termini. Vecchi e handicappati dentro lo zoo?!
9) Di notte la Villa rimane aperta e incustodita, diventando terra di nessuno e bivacco di vagabondi, come testimonia la grande quantità di rifiuti e feci umane. Nemmeno i cancelli del Giardino del Lago vengono più chiusi. Cigni e anatre sono assai ridotti nel numero poiché catturati e uccisi nottetempo da vagabondi, nuotano su acque luride e possono nutrirsi solo grazie all’iniziativa di un paio di privati. Per loro non è prevista alcuna forma di accadimento ufficiale. Il Tempietto di Esculapio è una latrina. I viali della Villa sono percorsi da automobili. Chiunque può portar via, indisturbato, statue o frammenti, nonché praticare devastazioni.
10) Al Pincio, di fronte al Bar dell’Orologio, si sono installate alcune baracche commerciali. Una specie di giostra (non quella tradizionale nei pressi della Terrazza): venditori stabili di giochi, bibite e palloni. Infine il Galoppatoio. E’ concesso a privati: chi? Perché? Per quanto tempo ancora? Volge in raccapricciante stato di degrado. E poi, cosa ne sarà durante l’ampliamento del parcheggio?