E’ la tarda mattinata di domenica e vi trovate al Pincio, o meglio, alle spalle della terrazza ancora completamente ingombra dal cantiere, nei pressi dell’obelisco. Qui, attorno a una coppia sui sessant’anni, si è radunato un gruppetto di persone felici. La ragione di tanta allegria sta in quattro pappagalli esotici di grandi dimensioni legati per le zampe, che i due trascinano a spasso come fossero cani, senza che nessuno obietti. Uno è una magnifica ara dall’aspetto stravolto, che traballa sul prato e la donna richiama con uno strattone. Quindi si arrampica sulla spalla dell’uomo e gli appoggia il capo su una spalla, allora le viene versata un po’ d’acqua addosso.

Gli astanti scattano foto. Giacché i pappagalli sono specie in Cites che richiedono documenti, non si possono comunque portare in giro e qui sembrano evidenti gli estremi di maltrattamento che imporrebbero l’intervento d’ufficio di un qualsiasi corpo di polizia, chiamate la Forestale. Ma il 1515 non funziona: guasto alla linea. Così vi procurate il numero dell’Ispettorato Generale. Di lì, subito si attivano contattando il Comando Regionale. La coppia coi pappagalli s’incammina in mezzo a famigliole entusiaste.

Li seguite, mentre i forestali dispiaciuti chiedono di pazientare poiché non si riesce a trovare una pattuglia disponibile. Il Corpo ha subito severi tagli nell’organico e questo è il risultato. Nell’attesa, dato che i due stanno lasciando il parco, chiamate Carabinieri e Polizia municipale, ma entrambi declinano la responsabilità. La coppia raggiunge un’auto, chiude i pappagalli nel portabagagli e parte. A questo punto però la Forestale non intende soprassedere, e la procedura è avviata.

C’è un dogo, in Canton Ticino, che è stato seviziato a lungo dal suo proprietario. Questo cane è sordo. Forse non avrà giovato il fatto che l’uomo, indubbiamente disturbato psichico, gli abbia spento sigarette nell’orecchio. A un certo punto, dopo ripetuti maltrattamenti, il cane ha morso il padrone.

Benché la Protezione Animali di Bellinzona ne abbia ottenuto la custodia temporanea e il veterinario cantonale abbia ammesso i maltrattamenti, la Svizzera dall’iniezione facile l’ha in sostanza condannato a morte. Una comportamentista già autrice di diversi lasciapassare per altrettante eutanasie è stata incaricata una settimana fa di redigere una perizia, dai contenuti ancora segreti.

I presagi non sono buoni, ma grazie a Offensiva Animalista e al contributo di Movimento Antispecista c’è stato un movimento di opinione, centinaia di lettere al Cantone, lo stesso che senza pensarci due volte e nella più assoluta illegalità ha ucciso Birillo: ci stanno riflettendo su.

E ora, qualcosa di me.
Non è facile, ve lo garantisco, far passare queste notizie sui giornali.
Ho la grande fortuna di collaborare da vent’anni con un quotidiano italiano assai illustre, eppure, sui diritti dei più deboli e dimenticati sorgono remore e prudenze che mai immaginereste. Non mi riferisco in particolare al mio giornale, ma in generale a quella stessa stampa che non esita a creare mostri e, se occorre, a smentirsi a seguire. Ma se si tratta di lottare per un diritto nemmeno impopolare, direi piuttosto ininfluente agli occhi di certa società prona all’industria, l’appoggio, la libertà di lettura, sono rari. Non dipende dai giornalisti della redazione, né forse da chi li coordina, ma dal sistema che schiaccia e logora tutti.

Si sperava che domani potesse uscire qualcosa che contribuisse ad aiutare gli svizzeri a non sbagliare, visto anche che ci sono associazioni straniere pronte ad accogliere il dogo. E poi, perché tanta severa giustizia non menziona di attribuire le dovute responsabilità al padrone? Se egli ha commesso violenza protratta poiché infermo mentale, l’altro ha risposto una sola volta in quanto cane.

Ma si rimanda, saltano le pagine e il tempo passa. Anche se qualcuno può pensare che si tratti solo di un animale, nelle prossime ore un giornale potrebbe seriamente contribuire a salvare una vita e stabilire un principio. Non poco.

Roma ha un nuovo sindaco, Gianni Alemanno, che dovrà affrontare emergenze complesse e prestare ascolto a innumerevoli segnalazioni. Nel desiderio di dar voce a chi non ne ha affatto, ovvero gli animali, non sono pochi i punti da ricordare, dallo scandaloso Bioparco, ai canili, alla scomparsa di una quantità stupefacente di cani e gatti: avremo modo di parlarne. Ma c’è una questione, trascurata persino dalle migliori associazioni animaliste, che una volta per tutte dovrebbe essere risolta. Riguarda i cavalli condannati a morte che lungo le vie del centro cittadino trascinano le cosiddette botticelle, ovvero le carrozze utilizzate da qualche turista per un giro panoramico. Ebbene, tale simbolo dell’accoglienza capitolina è nella sostanza assai sinistro. Difatti gli equini in questione sono perlopiù trottatori dismessi, acquistati dai vetturini sulla via del macello, sfruttati poi per tutti gli anni disponibili, infine rivenduti al mattatoio per poter comprare un nuovo esemplare con il ricavato della loro carne. Le vetture cui vengono attaccati sono obsolete e pesantissime, concepite in origine per cavalli da tiro, ben più robusti degli odierni trotter, i quali si ritrovano inoltre a faticare in mezzo a traffico, inquinamento e confusione che una volta non esistevano. Alloggiati dal Comune nell’ex-Mattatoio, godono di ricoveri bui, umidi, adiacenti al fracasso del Villaggio Globale, circondati dagli accampamenti dei senzatetto in una landa di siringhe e sporcizia, privi della possibilità di trascorrere un singolo minuto della vita liberi in un recinto all’aria aperta. I vetturini hanno il divieto di trottare e l’obbligo di concedere agli animali pause di quiete e ombra, ma se ne infischiano. E i vigili rimangono inerti, sostenendo di non poter multare le botticelle poiché dotate di targhe anomale.

Negli anni 90, in seguito all’uscita del film “Nestore, l’ultima corsa” girato in toni commossi sull’argomento da Alberto Sordi, l’allora sindaco Francesco Rutelli promise ufficialmente che avrebbe perlomeno provveduto a realizzare un pensionato per i quadrupedi capitolini, a conclusione della loro grama attività. Sordi morì, Rutelli dimenticò. Qualche stagione dopo, fu il Sindaco di Valmontone a recuperare il progetto, raccogliendo lodi. Ma trovò più economico ospitare i cavalli anziani in un’area incustodita, cosicché i primi arrivati furono portati via dai mercanti clandestini di carne e l’iniziativa naufragò.

La verità è che da parte di una città civile, di una grande capitale, di un sindaco illuminato, ci si aspetterebbe di veder dismettere un servizio anacronistico, che non offre buona pubblicità a nessuno. Quale immagine di Roma può riflettersi in quei cavalli stanchi, sudati, magri, malandati e sofferenti, che ansimano fra i fumi delle automobili? I vetturini di ruolo oggi sono circa 43, alcuni così anziani che non potrebbero nemmeno esercitare il mestiere di autisti. Le loro licenze si tramandano di padre in figlio e con ogni probabilità verrebbe accolta con favore l’ipotesi di vederle trasformate in autorizzazioni professionali differenti e più moderne. I cavalli in servizio sono più o meno 80. Con l’aiuto delle istituzioni, del Dipartimento per la Tutela del Cavallo della Federazione Italiana Sport Equestri e delle associazioni animaliste, non sarebbe difficile trovare per loro un luogo protetto dove trascorrere in pace la vecchiaia. E poi, basta.

Con una semplice delibera, il nuovo sindaco potrebbe ottenere che non circolino più condannati a morte attaccati ai carri, per le vie della nostra Capitale.