Di fronte agli inesausti tentativi di deregolamentare la caccia, ultimo l’emendamento alla legge comunitaria 2010 che vorrebbe abolirne i limiti temporali al voto in Senato, si omette spesso di ricordare perché molti auspichino al contrario un passo indietro. Tali motivi si riassumono in parte nell’articolo 842 del codice civile, che conferisce ai cacciatori il diritto di entrare armati nelle proprietà altrui e sparare a 150 metri dalle abitazioni.

Se i fucili a pallini hanno gittata di un centinaio di metri, le carabine per gli ungulati arrivano anche a 3.500. Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2006 i cacciatori in Italia erano 765mila, dimezzati rispetto agli anni 90, e nel Lazio se ne contavano 70.242. Una minoranza che gode del privilegio di introdursi in casa di terzi, a meno che la proprietà non sia interamente e senza soluzione di continuità recintata con altezza non inferiore a m1.20. Una soluzione antiestetica e soprattutto costosa, che non tutti in campagna desiderano o possono permettersi. Ma se non ci si barrica dentro a proprie spese si è costretti a subire la presenza di estranei armati. Può trattarsi di persone educate, ma anche di gente prepotente e minacciosa. Comunque sconosciuti.

La caccia non consiste in una serie di eutanasie, ma comporta grida, rantoli, sangue, botti: può capitare che qualcuno non abbia voglia di assistere, o non desideri che i propri bambini guardino, in casa propria. I requisiti psicofisici minimi stabiliti dal Ministero della Salute per il rilascio del porto d’armi da caccia contemplano un occhio solo con gli occhiali (per ladifesa personale la visione dev’essere binoculare) e arti superiori sostituiti da protesi, purché buone.

Vi giro una petizione urgente, da firmare e far girare: la trovate sul sito della Lipu-Lega Italiana Protezione Uccelli. Mancano infatti venticinque giorni e trentamila firme per cercare di opporsi alla caccia in deroga a fringuelli, passeri e piccoli uccelli protetti:

VAI AL SITO DELLA LIPU www.lipu.it E FIRMA SUBITO !

In Italia milioni di
piccoli uccelli protetti
vengono uccisi legalmente!

Cambia il loro destino
con la tua FIRMA!

Aderisci alla petizione per l’abolizione, su tutto il territorio italiano, della caccia in deroga ai piccoli uccelli protetti in base all’articolo 9.1.c della Direttiva Uccelli.
Aiutaci ad abolire la pratica di abbattere, utilizzando una deroga a mero scopo di divertimento, milioni di piccoli uccelli.
Più siamo e più peso abbiamo per influenzare le decisione come questa, per un futuro in cui l’uomo e la natura possano vivere in armonia.

 LA CACCIA IN DEROGA
  Tre sono le possibilità di deroga previste dall’articolo 9.1 della Direttiva:
A) quelle concesse nell’interesse della salute e sicurezza pubblica, o per prevenire gravi danni all’agricoltura

B) quelle concesse per particolari scopi scientifici

C) quelle concesse per consentire detenzione, o altri impieghi monitorati, di determinate specie di uccelli e in piccolo numero.

Laddove, nella triste logica di anteporre a tutto gli interessi umani, le prime due deroghe possono avere un senso, le deroghe contemplate nel punto C sono inqualificabili e a esclusivo appannaggio dell’ingordigia venatoria. Grazie ad esse, si cacciano senza valide ragioni uccelli appartenenti a specie protette.
Si tratta, molto spesso, di piccoli animali protetti come i fringuelli, le peppole, i passeri.
Inoltre, come se non bastasse, lo si fa anche venendo meno ai dettami dello stesso punto C, che autorizza  la caccia solo su un numero assai contenuto di esemplari. Grazie alla libera interpretazione di tale deroga, sono invece milioni e milioni, ogni anno, i piccoli uccelli protetti abbattuti nelle varie regioni italiane, raggiungendo le punte massime in Veneto e in Lombardia.
Considerando tale dato nel contesto della già grave situazione italiana (alta densità dei cacciatori, specie in declino ancora cacciabili, altissima incidenza del fenomeno del bracconaggio, scarsa capacità di controllare i dati di caccia), si evince l’urgenza della necessità di sospendere, o meglio abolire, l’applicazione del punto C.
Ricordiamo che simili deroghe non sono che escamotage per estendere la caccia fine a se stessa, senza reali necessità, a uccelli non cacciabili. Vengono perciò attivate solo in nome di un indegno “divertimento”, e giustificate appellandosi a quello che da noi viene faziosamente definito “rispetto delle tradizioni”. Quando la stessa Corte di Giustizia Europea, attraverso tante sentenze, ha subordinato le tradizioni popolari venatorie alla conservazione della natura.

Laddove la caccia rimane una pratica barbarica, cerchiamo almeno di abolire quella ai fringuelli, ai passeri, alle peppole, ai piccoli uccelli protetti.