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Peter Pan a Villa Borghese

By margherita, May 10, 2008 10:13 am

Quando Peter Pan, protagonista del famoso romanzo di James Matthew Barrie, vola via dalla finestra di casa e atterra nel bel mezzo dei londinesi Giardini di Kensington, è già passata l’ora della chiusura. Tant’è che oltre a scambiare opinioni con il corvo Salomone, le anatre e gli uccelli che costruiranno l’imbarcazione per navigare sulla Serpentina, egli incontra subito un mucchio di fate, in aggiunta ai lancieri della Regina Mab intenti a mantenere l’ordine.

Se Peter Pan fosse nato a Roma e gli venisse in mente di planare a Villa Borghese, non potrebbe farlo quando i cancelli sono chiusi, poiché tale usanza non esiste più. Né all’interno del parco capitolino circolano addetti alla vigilanza, lasciandolo terra di nessuno. Per nascondersi dietro i fiori, Peter dovrebbe fare estrema attenzione a non sprofondare in deiezioni, distribuite in giro non da fatine, ma da gente che nella Villa bivacca. Al Giardino del Lago egli non troverebbe volatili disposti alla conversazione, poiché i superstiti sono evidentemente spaventati. Forse dal fatto che anatre, oche e cigni spariscono a frotte per divenire, assai verosimilmente, pasto di avventurieri. Simile sorte si ipotizza per i membri di due colonie feline, di colpo decimate. Né Peter incoraggerebbe i tordi a fabbricare un battello a forma di nido, dato che il Tempio di Esculapio è accampamento fra i meno raccomandabili.

Se il prato artificiale dell’ovale di Piazza di Siena protegge un campo tecnico da salto ostacoli in sabbia, realizzato perché il Comune non riusciva a garantire un fondo erboso all’altezza del Concorso Ippico Internazionale che vi si svolge ogni anno, di questi tempi tutta la zona intorno all’arena è chiusa per consentire l’accesso a camion devastatori, carichi delle attrezzature necessarie a tirar su, per l’evento equestre, un baraccone spropositato. Un tempo, oltre alle tribune lo Csio offriva biglietti popolari sul prato e le gradinate sotto il celebre orologio, zona occupata oggi solo dai tendoni degli sponsor. Non ci si stupisca poi per lo scarso afflusso di pubblico. Anche il Pincio intanto è chiuso, e lo rimarrà per anni, per permettere la costruzione di un enorme parcheggio sotterraneo.

Ovunque, nel parco che ci rimane, gli alberi sono devastati da potature mal eseguite e nei prati scorticati affiorano le reti in nylon delle zolle preconfezionate, in cui uccelli, cani, persone e fate s’impigliano con facilità.

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