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Pochi hanno la reale percezione dell’impegno profuso da associazioni animaliste e da tanti privati a favore di randagi e selvatici: e fra quei pochi non ci sono le istituzioni. Volontari, guardie zoofile, gattare, ma anche semplici appassionati, svolgono un ruolo fondamentale donando tempo, energie e denaro, con il risultato di contare molto poco.
Non si considera a sufficienza che, ad esempio, sterilizzare, vaccinare e mantenere una colonia felina è un costoso dono anche nell’interesse pubblico. E pure quando le amministrazioni danno un contributo, è ben modesto rispetto al servizio reso.
Un esempio speciale lo offre il centro di recupero della Lipu in via Aldrovandi, a Roma, unico per l’intera Regione. Gode di una sovvenzione di 120mila euro l’anno. Con questi soldi vanno mantenuti, medicati, all’occorrenza operati i 5mila animali accolti gratuitamente fra uccelli, mammiferi e rettili. Una media fra i 2 e i 20 ingressi al giorno d’inverno, anche 100 in primavera-estate. Nella cifra rientrano spese veterinarie e i compensi (mille euro) delle due esperte che sole portano avanti il centro, Francesca Manzia e Valentina Studer. Una settimana di vacanza a testa l’anno, aperto la domenica, sportello attivo anche per consulenze telefoniche.
Da Roma e da tutto il Lazio giungono rapaci impallinati dai cacciatori – aquile, poiane, gufi, falchi – ma anche cinghiali, più difficili da collocare. E ancora lupi, tassi, volpi, serpenti, tartarughe, passeri, istrici, ricci, piccioni. In primavera, caduti dai nidi, rondini, rondoni, balestrucci. Nonché gabbiani intossicati: mangiando rifiuti dalle nostre discariche capita che vengono recapitati con le zampe paralizzate, in stato confusionale.