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Rischiano di spezzarsi 14 pini di Via Appia se il Servizio Giardini non rimuove subito vecchi e inutili collari di ferro

By margherita, March 16, 2009 2:20 pm

Potete immaginare cosa accadrebbe se a un cucciolo di elefante venisse messo un collare molto aderente e poi fosse dimenticato lì, durante tutta la crescita? Un’idea più precisa e allarmata è già matura fra numerosi abitanti del tratto della via Appia che segue l’incrocio con via Mondragone, e non solo. Anche il pittore Massimo Livadiotti da tre anni chiede inutilmente l’intervento del Servizio Giardini riguardo i 14 pini quasi centenari al centro della carreggiata.

Bellissimi, insostituibili, stanno soffocando e si corre il pericolo che qualcuno si spezzi, a causa di antiche imbracature che nessuno rimuove. Furono applicate un paio di decenni fa, se non prima, in occasione di lavori per la metropolitana. Con ottime intenzioni: per garantire la stabilità degli alberi, attorno al tronco fu posto uno spesso anello di acciaio stretto da bulloni e fissato al suolo da tiranti.

Piccolo particolare, terminata l’opera le ferraglie rimasero sulle piante, che intanto svilupparono in altezza e in larghezza. I cavi oggi pendono lenti; con i collari hanno in comune solo la ruggine, poiché questi ultimi sono invece così serrati da aver penetrato le cortecce fino a creare impressionanti strozzature.

Secondo Giuseppe Marrocco, autorevole vivaista capitolino, la situazione è grave per tutti, ma per cinque pini si tratta di assoluta emergenza. I collari di ferro infatti rischiano di spezzare i tronchi che, con l’arrivo della primavera, potranno espandersi di 4 centimetri, con conseguenze fatali.
Gli alberi non sono affatto da abbattere, né occorrono costose cure.

Basterebbe che un operaio autorizzato dal Comune si recasse in loco con una scala e allentasse subito quei bulloni.

Cinque alberi abbattuti oggi a Piazza Venezia

By margherita, November 12, 2008 6:14 pm

A dispetto di appelli e suppliche da parte di associazioni e cittadini, oggi a Roma sono stati abbattuti cinque dei dieci alberi monumentali di Piazza Venezia, davanti alla Chiesa della Madonna di Loreto; una palma, un leccio e tre pini.

Ufficialmente attribuito alla necessità di realizzare un’uscita della metropolitana C, in una zona tra l’altro piena di scavi archeologici, il sacrificio è stato bloccato dalla vigorosa presenza di un piccolo cordone umano, capitanato da Annamaria Procacci (la più eccezionale paladina del diritto alla vita delle altre specie su cui questo nostro Paese abbia contato negli ultimi trent’anni). Richiesta a gran voce l’attribuzione della responsabilità politica dell’abbattimento, nonché gli atti che hanno portato a concedere l’autorizzazione ai tagli (ai sensi della legge sulla trasparenza n. 241/90) in un sito, il centro storico, riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità, si è anche ricordato come per gli alberi di Piazza Venezia si tratti di una questione paesistica e ambientale. La corte di cassazione riconosce inoltre come reato l’abbattimento ingiustificato, in quanto colpisce beni di pubblica utilità.

Prima di attaccare il sesto tronco, gli incaricati municipali sono stati fermati dall’arrivo dell’assessore De Lillo, che ha abbandonato il suo ufficio per incontrare i manifestanti e sospendere la sinistra attività. Lasciandosi sfuggire che i lavori stamattina non avrebbero dovuto partire, ha bloccato le operazioni e convocato un tavolo per domani alle 12, presso l’Assessorato all’Ambiente. Lasciando dietro di sé cinque corpi a terra e cinque ancora in piedi, sotto la pioggia che iniziava a cadere.

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