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Potete immaginare cosa accadrebbe se a un cucciolo di elefante venisse messo un collare molto aderente e poi fosse dimenticato lì, durante tutta la crescita? Un’idea più precisa e allarmata è già matura fra numerosi abitanti del tratto della via Appia che segue l’incrocio con via Mondragone, e non solo. Anche il pittore Massimo Livadiotti da tre anni chiede inutilmente l’intervento del Servizio Giardini riguardo i 14 pini quasi centenari al centro della carreggiata.
Bellissimi, insostituibili, stanno soffocando e si corre il pericolo che qualcuno si spezzi, a causa di antiche imbracature che nessuno rimuove. Furono applicate un paio di decenni fa, se non prima, in occasione di lavori per la metropolitana. Con ottime intenzioni: per garantire la stabilità degli alberi, attorno al tronco fu posto uno spesso anello di acciaio stretto da bulloni e fissato al suolo da tiranti.
Piccolo particolare, terminata l’opera le ferraglie rimasero sulle piante, che intanto svilupparono in altezza e in larghezza. I cavi oggi pendono lenti; con i collari hanno in comune solo la ruggine, poiché questi ultimi sono invece così serrati da aver penetrato le cortecce fino a creare impressionanti strozzature.
Secondo Giuseppe Marrocco, autorevole vivaista capitolino, la situazione è grave per tutti, ma per cinque pini si tratta di assoluta emergenza. I collari di ferro infatti rischiano di spezzare i tronchi che, con l’arrivo della primavera, potranno espandersi di 4 centimetri, con conseguenze fatali.
Gli alberi non sono affatto da abbattere, né occorrono costose cure.
Basterebbe che un operaio autorizzato dal Comune si recasse in loco con una scala e allentasse subito quei bulloni.